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La finanza verde “made in Europe” che premia la deforestazione in Indonesia: il caso Michelin

Ideata per sostenere progetti di sviluppo sostenibile, la finanza verde non è sempre così “pulita” come vogliono far credere i suoi protagonisti. Un progetto certificato ecologico è accusato di aver contribuito alla distruzione di una foresta pluviale e di aver tratto in inganno investitori eco-responsabili. Prima parte di una lunga inchiesta nella quale solleviamo il velo su una vasta operazione di greenwashing condotta in Indonesia da Michelin, leader mondiale dei pneumatici.

Pubblicato il 9 Novembre 2022 alle 15:26
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Introduzione

La corsa all’oro verde

Nella lotta contro il riscaldamento globale e le sue conseguenze, la finanza verde e sostenibile appare un alleato formidabile. Investire in progetti ecologici piuttosto che in combustibili fossili è un'opportunità che risponde alle richieste sempre più pressanti dell'opinione pubblica e di alcuni investitori.

Non sorprende quindi che un numero sempre maggiore di aziende vi ricorra per sviluppare la propria attività, spinte da un vero e proprio approccio etico ed ecologico e/o desiderose di poterlo usare nella propria comunicazione.  

Nata negli anni 2010 e formalizzata con l'adozione dell'Accordo sul clima di Parigi nel 2015 (la data è importante e ci torneremo), la finanza verde riunisce un gran numero di strumenti, mezzi e attori, con un'infinità di sigle e meccanismi più o meno chiari (o oscuri), a seconda dei casi.

Abbiamo cercato di rendere accessibili e comprensibili le informazioni che seguono, ma l'argomento rimane impegnativo. La buona notizia è che quando la lettrice e il lettore arriveranno alla fine di questa inchiesta, avranno un’opinione un po’ più chiara sulla finanza verde. 

Veniamo ora a Michelin. Tra le aziende europee che si vantano di aver attuato una politica "sostenibile", il gigante mondiale dei pneumatici sottolinea il suo impegno per una "gestione responsabile e sostenibile dell'industria della gomma (coltivazione degli alberi della gomma) [...] la sua ambizione di 'deforestazione zero' e il suo impegno a proteggere la biodiversità". In questo modo, il gruppo può affermare agli azionisti e ai clienti che i suoi pneumatici in gomma naturale sono più ecocompatibili di quelli della concorrenza.

Il fiore all'occhiello di questa politica ambientale sulla gomma naturale sostenibile è il progetto Royal Lestari Utama (RLU) in Indonesia – una joint venture tra Michelin e il suo partner locale Barito Pacific creata nel 2015. 


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Il progetto viene presentato nei video commerciali come la "success story” per eccellenza: piantare alberi della gomma per riforestare aree devastate dal disboscamento illegale, creare occupazione locale, proteggere la flora, la fauna, gli elefanti, gli oranghi e le tigri. Il tutto con il coinvolgimento del World Wildlife Fund (WWF), il patrocinio del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) e il sostegno dell'Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAID), che lo hanno presentato come modello di catena del valore sostenibile.

Dopo un primo e allarmante rapporto della Ong ambientalista Mighty Earth nel 2020, l'inchiesta condotta da Voxeurop per oltre un anno e mezzo con i nostri partner del settimanale Tempo di Giacarta mostra i limiti di questa operazione finanziata da "green bond" commercializzati dalla banca francese BNP Paribas per 95 milioni di dollari. Dagli ovattati uffici europei alle foreste indonesiane, passando per le sale delle vendite di Singapore, i nostri reporter hanno esaminato documenti, relazioni e corrispondenze, intervistando i principali attori delle aziende interessate, le Ong e le comunità locali. Il quadro che emerge è ben lontano da quello idilliaco che è stato venduto agli investitori europei.

Area disboscata nella concessione LAJ a Jambi, Sumatra, febbraio 2022 Foto: Tempo 

Lo scorso giugno, l'acquisizione da parte di Michelin del 100 per cento della joint venture Royal Lestari Utama ha portato due mesi dopo al rimborso anticipato dei green bond distribuiti da BNP Paribas, con oltre 10 anni di anticipo rispetto alla scadenza prevista. Gli investitori, quindi, non hanno più voce in capitolo. Saranno però probabilmente interessati a conoscere le effettive conseguenze dell'operazione che hanno contribuito a finanziare.

Al di là degli attori direttamente interessati da questa vicenda e del suo impatto sulle popolazioni locali e sulla biodiversità, la nostra inchiesta solleva anche il velo sui problemi strutturali dell’ancora giovane industria della finanza verde: l'opacità dei meccanismi di certificazione, gli impegni volontari non vincolanti, l'assenza di verifiche indipendenti e il clamore che circonda i progetti che si vorrebbero emblematici di un'economia sostenibile.

L’inchiesta evidenzia i problemi creati dalla mancanza di una regolamentazione più efficace a livello europeo per una transizione verde che abbia un impatto reale sulla biodiversità e sulla crisi climatica, soprattutto quando le multinazionali europee operano lontano dai nostri confini. L'Unione europea ha affrontato la questione e sta lavorando a un regolamento sui green bond, che però non entrerà in vigore prima del 2023 e a uno sui prodotti provenienti o legati alla deforestazione, anch'esso in fase di approvazione.


Capitolo 1

AAA vendonsi obbligazioni “verdi” 

Ufficialmente, questa storia comincia il 14 dicembre 2014, quando Michelin acquista il 49 per cento di Royal Lestari Utama (RLU), un'azienda agroforestale di proprietà del conglomerato indonesiano Barito Pacific Group. Il gruppo è stato fondato ed è guidato dal ricco uomo d'affari Prajogo Pangestu, soprannominato il "re del legname" dell'Indonesia. 

Secondo il rapporto di Mighty Earth citato in precedenza, il gruppo ha un passato legato alla deforestazione, accaparramento di terre, disboscamento illegale ed evasione fiscale offshore, attraverso una complessa rete di società di legname, pasta di legno e olio di palma.

Mentre Michelin è presente in Indonesia almeno dal 2004, la joint venture con Barito Pacific, formalizzata all'inizio del 2015, gode del sostegno politico del governo indonesiano. L’accordo ha grandi ambizioni: contribuire in modo sostenibile a circa il 10 per cento della fornitura globale di gomma naturale per Michelin, affidandosi alle comunità locali per la produzione commerciale e per la protezione dell'ecosistema. Il progetto coinvolge diversi siti nelle province di Jambi (isola di Sumatra) e East Kalimantan (isola del Borneo).

Paesaggio nella provincia di Jambi Foto: Cifor 

Michelin si tinge di verde

Per rafforzare la credibilità del suo progetto di produzione di gomma "verde", Michelin decide di coinvolgere il WWF nel progetto con Barito Pacific, prima di cooptarlo nella Global Platform for Sustainable Natural Rubber (GPSNR), creata dalla stessa Michelin nel 2018.

"Ci siamo battuti a lungo per fermare la deforestazione a Sumatra, mettendo in evidenza la deforestazione perpetrata da aziende come Barito Pacific Group [...], quindi quando alla fine del 2014 si è presentata l'opportunità [...] di influenzare quello che sarebbe diventato il progetto Royal Lestari Utama, l'abbiamo vista come una preziosa occasione [...] per una svolta", dichiara a Voxeurop un portavoce del WWF, che vuole rimanere anonimo; "Abbiamo collaborato con Michelin [...] per trasformare il mercato della gomma naturale, ridurre l'impronta ambientale globale dell'azienda e preservare gli ecosistemi prioritari".

Va detto che Michelin si sta impegnando a fondo per rendere più ecologiche le sue attività e la sua immagine nel mondo: il gruppo ha ricevuto il punteggio più alto per la responsabilità sociale e ambientale d'impresa tra tutte le aziende controllate in base alla legge francese sul dovere di vigilanza. L'azienda si è inoltre impegnata a realizzare una tabella di marcia per la biodiversità entro il 2030 e ha pubblicato i dati relativi all'impatto delle sue attività sul cambiamento climatico.

È con questo lodevole spirito che Michelin incoraggia anche Barito Pacific a diventare più verde. Nel marzo 2015, le due aziende firmano un impegno di non deforestazione: la futura espansione delle concessioni di gomma di RLU sarà possibile solo su terreni aperti, nel rispetto degli habitat della fauna selvatica.

Video promozionale dell'attività di Michelin in Indonesia.

Un progetto traballante salvato in corner dai green bond

Al momento della firma, Michelin punta ad aumentare la produzione nelle concessioni di Barito da 0,7 a 1,8 tonnellate di gomma naturale per ettaro. L'obiettivo annuale è di circa 80mila tonnellate all'anno. Tre quarti di questa produzione sono destinati alle fabbriche indonesiane che riforniscono Michelin attraverso la sua filiale di fornitura, la Société des Matières Tropicales (SMPT), mentre il resto è destinato ad acquirenti esterni.

Insieme, i due azionisti di RLU puntano su un piano aziendale di 23 anni, che va fino al 2040. Le due aziende stanno investendo complessivamente 100 milioni di dollari (compresi i 55 milioni di dollari che Michelin, a seguito di una ricapitalizzazione successiva, avrà versato) nella joint venture. Una somma che si rivelerà inferiore a quella necessaria per sostenere il loro rischioso progetto, poiché il calo dei prezzi della gomma nel 2015 ridurrà le loro previsioni di profitto.

Luc Minguet, ex membro del consiglio di amministrazione di Royal Lestari Utama, conferma a Voxeurop che "inizialmente il progetto doveva essere finanziato dalle banche. Tuttavia, nonostante il coinvolgimento del WWF, nessuna banca tradizionale ha accettato di finanziarlo, non ritenendolo sufficientemente redditizio” (1)

Alex Wijeratna, direttore senior di Mighty Earth, concorda: "La due diligence delle banche avrebbe dovuto evidenziare la massiccia deforestazione, i rapporti sui conflitti con le comunità locali e le accuse di accaparramento di terre durante la fase preliminare del progetto di RLU a Jambi. Molto probabilmente, questi elementi avrebbero spinto le banche a rifiutare di finanziarlo". Appena creato, il progetto sembra faticare a decollare.

Fortunatamente per Michelin, nell'ottobre 2016 si presenta un'occasione d'oro per salvare la joint venture: la banca francese BNP Paribas ha appena fondato la Tropical Landscapes Finance Facility (TLFF), con il supporto e la supervisione ambientale del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP). Approvata dal governo indonesiano e con sede nella capitale Giacarta il TLFF si descrive come una piattaforma di finanziamento innovativa per progetti commerciali legati all'Accordo sul clima di Parigi (appena firmato nel 2015, ci torneremo) e agli obiettivi di sviluppo sostenibile.

"Se non convinciamo il settore privato – attraverso prospettive di profitto – a guardare alla produzione in modo diverso, non cambierà nulla", spiega a Voxeurop una fonte che lavora per Asia Debt Management (ADM Capital), una società di investimenti con sede a Hong Kong, e che ha voluto rimanere anonima. In qualità di co-fondatore della TLFF, insieme alle Nazioni Unite e a BNP Paribas, ADM Capital è responsabile di garantire che i progetti finanziati soddisfino specifiche condizioni di rendimento.

Satya Tripathi è l’ex segretario generale della TLFF, che ha fondato all’epoca in cui era direttore dell'ufficio indonesiano del programma delle Nazioni Unite per la riduzione delle emissioni da deforestazione e degrado forestale (UN-REDD), ed è attualmente segretario generale di Global Alliance for a Sustainable Planet. Racconta a Voxeurop che nel novembre 2016,  poche settimane quindi dopo il suo lancio, Michelin e il suo partner indonesiano Barito Pacific hanno contattato il TLFF. Conformemente al suo obiettivo dichiarato – “sbloccare i finanziamenti privati [...] che riducono la distruzione e il degrado delle foreste ripristinando i terreni degradati” – la TLFF era alla ricerca di un primo progetto emblematico per attrarre investitori ecoresponsabili. La candidatura di Royal Lestari Utama arriva quindi al momento giusto: un’opportunità ghiotta per tutte le parti interessate.

Al termine di un processo di certificazione la cui condotta, trasparenza e sincerità solleva molti interrogativi (vedi al capitolo 2 della nostra inchiesta), la TLFF chiude nella primavera del 2018 la sua operazione pilota (TLFF I) di emissione di obbligazioni a lunga scadenza per un importo di 95 milioni di dollari, per "contribuire a finanziare una piantagione di gomma naturale sostenibile [...] in due province dell'Indonesia" (2).

BNP Paribas commercializza le obbligazioni verdi emesse dalla TLFF, che utilizza i proventi per concedere un prestito a Royal Lestari Utama. Questo prestito dovrebbe consentire alla joint-venutre indonesiana di investire per aumentare i rendimenti delle sue piantagioni e quindi la redditività finanziaria delle obbligazioni. Il cerchio è chiuso. BNP Paribas e ADM Capital (3) ricevono una bella commissione.

I partner, investitori e consulenti di Royal Lestari Utama| Fonte : Mighty Earth

Immaginiamo ora un eco-investitore europeo al volante della sua auto elettrica equipaggiata con pneumatici Michelin che rilegge mentalmente il prospetto (4) di BNP Paribas che lo ha convinto a investire  in green bond: "Questo paesaggio un tempo verde, negli ultimi hanno ha subito una grave deforestazione"; “gli investitori hanno già piantato circa 18.076 ettari di alberi della gomma prima di dicembre 2017"; “[prevedono] di rigenerare [...] zone boschive naturali, fornendo un habitat a tigri, elefanti e oranghi" e "cattura e sequestro della CO2 attraverso lo sviluppo di piantagioni di alberi della gomma". Il suo denaro lotta quindi attivamente contro il cambiamento climatico e gli offre una prospettiva di guadagno. Cosa chiedere di più?

Disboscare e poi "riforestare" con i green bond

La storia sembra perfetta, ma non finisce qui. E poi, come rivela la nostra indagine, la vicenda non è neppure cominciata nel 2014 con una stretta di mano tra Michelin e Barito Pacific, ma diversi anni prima.

La firma della joint venture arriva a pochi mesi dalla fine di una vasta operazione di disboscamento cominciata nel 2010 da una delle filiali di Royal Lestari Utama, Lestari Asri Jaya(LAJ), nella provincia di Jambi (isola di Sumatra), alle porte del parco nazionale di Bukit Tigapuluh. Michelin era pienamente consapevole di questa deforestazione (vedi al Capitolo 2) quando ha avviato con Barito Pacific le discussioni che hanno portato all'accordo del 2014,  e quindi ben prima di cercare di far finanziare le sue piantagioni di gomma con i green bond, sotto la voce “riforestazione”.

Gli uomini di Michelin hanno, infatti, visitato la concessione di LAJ diverse volte dal 2013, anno in cui  è stata avviata la partnership strategica con Barito Pacific (5). Ma mentre l'azienda francese conduce indagini sul campo e negozia il suo accordo con il conglomerato indonesiano, nelle concessioni di proprietà della RLU nella provincia di Jambi, i bulldozer di un'azienda di proprietà del suo partner sono al lavoro per sostituire la vegetazione lussureggiante con alberi della gomma. Queste operazioni hanno avuto luogo principalmente nella concessione Lestari Asri Jaya, ma anche nella vicina e più piccola concessione Wanamukti Wisesa (WMW) (6).

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