La grande disillusione

Esclusa dall’euro e dallo spazio Schengen, sempre alle prese con la criminalità organizzata, la Bulgaria affronta il 2011 senza un progetto che sappia mobilitare i cittadini.

Pubblicato su 12 Gennaio 2011 alle 23:00

Nei suoi auguri alla nazione per il 2011, il presidente Georgi Parvanov ha cercato di trasmettere un po’ di entusiasmo in un clima decisamente depresso. Il presidente ha ricordato l’importanza di realizzare le ambizioni nazionali, al di là dei mandati e dei partiti politici. Ma il suo appello sembrava poco convinto: il capo dello stato si è limitato a ripetere le solite frasi e gli stessi argomenti noti ormai da dieci anni.

Dopo l’adesione della Bulgaria all’Alleanza atlantica (nel 2004) e all’Unione europea (nel 2007), il paese ha perso la capacità di trovare grandi cause a cui appassionarsi, obiettivi capaci di mobilitare l’intera società nella speranza che questa transizione maledetta, percepita come una crisi interminabile, sia prossima alla fine.

L’illusione che gli stati più ricchi e meglio governati dell’Ue ci avrebbero aiutato era ancora solida l’anno scorso, quando la Bulgaria viveva nella speranza di entrare a far parte della zona euro e dello spazio di libera circolazione di Schengen. All’inizio del 2010 le nostre ambizioni hanno subito un duro colpo con il rifiuto dell’interazione nell’eurozona e, alla fine dell’anno, con la bocciatura su Schengen. E adesso, cosa facciamo?

Un corpo forte e una testa vuota

Per la prima volta in questo lungo periodo di transizione il nostro paese comincia un nuovo anno senza sapere dove andare. La Bulgaria continua a combattere per ridurre il deficit di bilancio sotto il 3 per cento del prodotto interno lordo, obiettivo che rappresenta una delle principali esigenze per poter entrare a far parte della zona euro. Il paese potrebbe anche riuscirci, ma per farlo il governo dovrà dare un definitivo colpo di grazia al sistema sanitario, all’istruzione, alla ricerca e all’assistenza sociale.

Se lo farà, la Bulgaria sarà il solo paese a presentarsi al primo "semestre europeo" (il nuovo strumento per il controllo europeo dei conti pubblici nazionali) con un bilancio fatto su misura per le esigenze di polizia, esercito, servizi segreti e giudici. Tutto il resto, però, rimarrà fuori. In altre parole il nostro paese sarà visto come una sorta di bizzarria contabile: un corpo forte ma dotato di una testa vuota, immagine che corrisponde bene a quella della nostra classe politica.

Su Schengen, Sofia vuole perseguire la sua illusione fino in fondo, nonostante il veto imposto alla Bulgaria da due dei più grandi amici del primo ministro Boiko Borissov nell’Ue, il presidente francese Nicolas Sarkozy e il cancelliere tedesco Angela Merkel. Ma, come si dice, la speranza è l’ultima a morire. Fino a marzo la Bulgaria continuerà a "soddisfare le condizioni tecniche" e fino a settembre farà finta di rimuovere gli ostacoli politici.

Le condizioni tecniche si riassumono nell’acquisto massiccio di tecnologia occidentale per la sorveglianza e il controllo delle frontiere. Il tutto grazie ai fondi forniti dagli stessi paesi occidentali. Tutto questo, quindi, non dovrebbe porre nessun problema.

Arrestare i boss della criminalità organizzata

Le altre condizioni, aggiunte all’ultimo minuto dalla Francia e dalla Germania, sono invece molto più complicate da soddisfare. Si tratta di arrestare i capi della criminalità organizzata bulgara, quegli stessi che organizzano i traffici illeciti di sigarette e di alcol, di armi, di droga e di immigrati clandestini attraverso le frontiere europee. In prigione, questi mafiosi dovranno poi essere raggiunti dagli alti responsabili, presenti e passati (compresi i "colleghi" dell’ex poliziotto Borissov), colpevoli di aver chiuso gli occhi o di aver direttamente partecipato ai traffici illegali.

Come è già successo, la Commissione europea si pronuncerà sulla nostra capacità di soddisfare questi requisiti in due occasioni: in un rapporto intermedio a febbraio e nel rendiconto annuale di luglio. A settembre il Consiglio di giustizia e affari esteri dirà se è d’accordo o meno con le conclusioni della Commissione. E quasi certamente, come ha fatto negli ultimi quattro anni, si limiterà ad approvarle.

In quel momento Borissov sarà costretto a rinunciare a Schengen, a meno che non decida di catturare e mandare in prigione i banditi, compresi quelli che affermano di essere suoi amici. Tuttavia il primo ministro non dovrà limitarsi a catturarli, dovrà anche rendere pubbliche le loro collusioni con il potere. Solo allora questi banditi potranno essere veramente giudicati e condannati. Ma è poco probabile che il governo attuale sia animato da così nobili ambizioni, e forse farebbe meglio subito a rinunciare a Schengen fin da adesso.

Che cosa ci rimane allora come obiettivo per il 2011? Non molto in realtà. A meno di prendere il presidente Parvanov alla lettera e cercare di convincere noi stessi che la nostra vita non è così male e che il nostro paese non è di certo "il posto più triste della Terra" (di recente The Economist ha messo la Bulgaria all’ultimo posto in una classifica mondiale realizzata incrociando il reddito medio e la felicità dei cittadini). – Traduzione di Andrea de Ritis

Criminalità

Un regalo per le mafie

Il rinvio dell’adesione bulgara e rumena allo spazio Schengen è il "migliore regalo" che il presidente francese Nicolas Sarkozy potesse fare alle organizzazioni mafiose dei due paesi, osserva Sega. "Se ci sono dei soggetti che preferiscono che la Bulgaria e la Romania rimangano alla periferia dell’Unione europea, in una sorta di zona grigia, questi sono proprio i rappresentanti della criminalità organizzata. Collegando di fatto la questione di Schengen al dinamismo dei gruppi criminali, Sarkozy fornisce loro un’eccellente ragione per continuare a operare contro l’integrazione europea: più le organizzazioni mafiose saranno attive, meno i due paesi riusciranno a soddisfare le condizioni di Bruxelles. La corruzione non sopporta la trasparenza, e l’europeizzazione delle frontiere nazionali avrebbe messo le organizzazioni mafiose sotto la luce dei riflettori dei paesi dell’Ue, Francia compresa".

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