La Grecia ha pagato per l’euro

L’Fmi ha ammesso che i sacrifici di Atene sono serviti soltanto a salvaguardare i creditori e il resto dell’eurozona. Ora i greci devono ribellarsi a questa enorme ingiustizia.

Pubblicato su 7 Giugno 2013 alle 15:31

Allora è così: il piano di aiuti era falsato fin dall’inizio. Un piano che ha portato a conseguenze devastanti. Un piano che avrebbe dovuto "salvare" la Grecia, ma che in realtà è servito a salvare l’euro attraverso la condanna morte della Grecia.

Chi lo dice? Uno dei tre membri della troika (Bce, Ue, Fmi), il Fondo monetario internazionale. E la sua critica interessa tanto i suoi partner quanto se stesso e il governo greco. Tutti insieme sono andati verso una catastrofe che non aveva altro scopo se non quello di far guadagnare tempo agli altri paesi della zona euro.

Il documento dell’Fmi pubblicato il 5 giugno è uno vero e proprio schiaffo non solo alla politica di "salvataggio", ma soprattutto all’"Europa" – cioè alla Germania – e anche al governo greco dell’epoca guidato dal [socialista George Papandreou], che aveva firmato il primo memorandum. Non solo [i creditori] distruggono, ma sembrano anche voler utilizzare la crisi greca per proteggere e riorganizzare la zona euro a scapito della Grecia.

Il documento ha provocato grande irritazione. L’Fmi confessa il suo crimine ma non ammette le proprie responsabilità; rivela nel modo più ufficiale possibile il motivo senza spiegare come questa tragedia che interessa tutto il paese – e dovuta non al debito, ma al piano di salvataggio – possa essere affrontata una volta riconosciuti gli errori. Una posizione di un cinismo esasperante.

Ovviamente questo mette in una situazione molto difficile quella classe politica greca che sosteneva il piano di aiuti e lo presentava come l’unica opzione per il paese. Un piano che ha obbligato la Grecia a piegarsi a questo diktat mortale con l’alibi del suo salvataggio. Un salvataggio che, come ha riconosciuto l’Fmi, si è rivelato catastrofico.

La classe politica non si è battuta per gli interessi del paese, ma ha preferito la strada più facile e si è preoccupata solo di restare al potere. I politici si sono dichiarati pronti a rinunciare alla sovranità del paese, cedendo a uno stupido ricatto.

Se il governo greco avesse un minimo di rispetto sia per la parola "greco" che per la parola "governo", non dovrebbe chiudere gli occhi sulle ammissioni dell’Fmi. Al contrario, questa volta dovrebbe rispondere alla domanda: è possibile che uno dei tre membri del direttorio che esercita il controllo economico sul paese continui a seguire questa strategia senza che [il governo greco] reagisca?

Forse è proprio per questo che il rapporto è stato realizzato e pubblicato: per dare ad Atene la possibilità di rimettere in discussione il metodo adottato finora. In ogni caso l’idea che improvvisamente l’Fmi si sia "reso conto del suo errore" appare piuttosto ingenua.

La Grecia dovrebbe fare qualcosa. Che cosa aspetta? Se non lo fa adesso, quando lo farà? Ora dovranno rivedere la loro posizione tutti coloro che dicevano che questa soluzione era un "salvataggio", che la Grecia era la prima responsabile delle sue sventure e che i greci dovevano sopportare tutto.

I creditori hanno fatto autocritica. Adesso è il momento che anche i loro sostenitori facciano lo stesso. E vediamo infine tutti insieme come si potrà sfruttare tutto ciò per mettere fine a quella catastrofe che chiamiamo salvataggio. Anche se ormai è troppo tardi, perché la Grecia ha perso tutte le sue armi. Per colpa sua.

Commento

La colpa è anche dei governi

Dopo la pubblicazione del rapporto con cui l’Fmi critica aspramente il bailout greco, “la Commissione europea è sulla difensiva”, titola EUobserver, citando il portavoce del commissario all’economia Olli Rehn, secondo cui tagliare il deficit di budget del paese e mantenerlo nell’euro “non è stata un’impresa da poco”.

In ogni caso la troika non è l’unico responsabile per la recessione e il danno sociale seguìto ai bailout europei, commenta Il Sole-24 Ore

Il problema non si è posto solo per la Grecia, ma per l’Irlanda, il Portogallo, la Spagna, e anche l’Italia. In tutti i casi la troika ha scelto di imporre tutto il peso dell’aggiustamento ai Paesi debitori, senza considerare che l’errore non è solo di chi prende a prestito in modo sconsiderato, ma anche di colui che questi prestiti concede. Se questo atteggiamento è comprensibile da parte di istituti che di fatto rappresentano l’interesse dei creditori (come il Fondo e la Bce) è meno comprensibile da parte dei Governi nazionali, che avrebbero dovuto difendere l’interesse dei debitori. È troppo chiedere un mea culpa anche da loro?

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