La sospensione di Schengen fa discutere

L'11 maggio, alla vigilia del summit in cui i ministri dell'interno dell'Ue dovranno discutere una riforma della libera circolazione, la Danimarca ha annunciato la propria intenzione di ristabilire a partire da giugno i controlli permanenti alle frontiere.

Pubblicato il 12 Maggio 2011 alle 14:26

Secondo l'accordo di Schengen, Copenaghen non può ripristinare controlli alle frontiere "classici", ma può impiegare agenti doganali alle frontiere per effettuare controlli casuali sui veicoli. Le ispezioni dovrebbero avere luogo soprattutto nei porti, negli aeroporti, sui treni, sul ponte sull'Øresund che collega la Danimarca alla Svezia e alla frontiera con la Germania. La decisione del governo danese ha provocato numerose reazioni in Europa, a cominciare dalla stampa locale.

Il provvedimento è "contrario allo spirito danese", denuncia Jyllands-Posten. Il quotidiano precisa che la decisione è la conseguenza di un accordo siglato tra il governo liberal-conservatore e il Partito del popolo danese (Df, estrema destra). "Anche se il Df cerca di minimizzare il provvedimento, presentato come un tentativo di impedire l'ingresso nel paese a mendicanti e criminali e di combattere il traffico di droga, il ritorno di posti di blocco, dogane e polizia alla frontiera mostra simbolicamente che non vogliamo più accettare di essere europei", si rammarica il quotidiano. Jyllands-Posten sottolinea inoltre che i controlli saranno un ostacolo per i molti abitanti della regione al confine con la Germania che lavorano nel paese vicino, e nota che sarebbe meglio rafforzare invece la cooperazione trasnfrontaliera".

Tuttavia, scrive Ralf Pittelkow sullo stesso giornale, "i controlli dovranno essere limitati" e il loro scopo sarà di assicurare "un migliore controllo delle armi, della droga, del contrabbando, del traffico di essere umani, dell'immigrazione illegale e dei criminali che vogliono entrare in Danimarca". Un obiettivo definito da Pittelkow "ragionevole" e impossibile da raggiungere senza controlli alle frontiere. Per questo motivo l'opinionista considera le critiche al governo "isteriche", a cominciare da quelle che denunciano gli effetti "devastanti" del ripristino dei controlli e pronosticano "lunghe file di camion e di turisti esasperati" alla frontiera. Inoltre "la libera circolazione all'interno dell'Ue non sarà minacciata, perché il commercio, i lavoratori, i capitali e i viaggiatori saranno interessati in misura relativa" dai controlli.

Di tutt'altro avviso Giovanna Zincone, che su la Stampa traccia un parallelo tra il comportamento dell'Europa e quello degli Stati Uniti, dove il presidente Barack Obama ha ricordato recentemente in un discorso a El Paso (alla frontiera con il Messico) che il suo paese "deve la sua posizione nel mondo alla capacità di alimentare la vita economica con nuovi talenti ed energie, quindi anche all’immigrazione". Il presidente americano ha rilanciato il Dream Act, una legge che ha l'obiettivo di regolarizzare 11 milioni di immigrati irregolari. "Oggi l'Unione europea ha paura degli immigrati", scrive Zincone: "è riluttante anche nei confronti di nuovi flussi regolari. Al contrario, Obama ha mostrato apertura, gratitudine e fiducia. Non ha trascurato l’aspetto della legalità, ma non lo ha drammatizzato. […] Ha parlato così perché l’America sa di essere un Paese di immigrazione e ne è fiera, mentre l’Europa, nonostante episodici proclami, non vuole ancora accettarlo. E sbaglia, perché nell’ultimo decennio come bacino di immigrazione ha superato decisamente gli Stati Uniti".

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