Inchiesta Indian Chronicles | 3
Ryszard Czarnecki e Aigerim “Aiko” Juvet

Le “Gongo”, braccio armato della disinformazione indiana all’Onu

La rete di disinformazione montata dalla holding indiana Srivastava arriva all’Onu, fino al Consiglio dei diritti umani, grazie a una serie di Ong create sfruttando le falle di un sistema pensato per dare la parola alla società civile. Terza puntata delle “Indian Chronicles”, l’inchiesta di Les Jours con EU Disinfo Lab.

Pubblicato il 27 Gennaio 2021 alle 08:30
Gianluca Costantini per Voxeurop  | Ryszard Czarnecki e Aigerim “Aiko” Juvet

Se uno zio morto da trent’anni resuscitasse all’improvviso e si presentasse a casa per Natale, sarebbe strano che nessuno gli facesse una domanda prima di servigli le lasagne.  

Eppure, di fatto, è quello che è successo all’Onu nel 2005 quando un’organizzazione, la “Commission to Study the Organization of Peace” (CSOP), è letteralmente resuscitata nell’annuario dell’istituzione. La CSOP, insieme a un’altra decina di ong, fa parte della rete di disinformazione che serve gli interessi di New Delhi, come raccontato dal rapporto di EU DisinfoLab e dall’inchiesta de Les Jours.

Questa apparizione miracolosa avrebbe dovuto suscitare qualche domanda all’Onu, perché la CSOP non è un’organizzazione qualunque. Viene creata durante la Seconda guerra mondiale per garantire la transizione tra la Società delle Nazioni (Sdn) e l’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu). È, inoltre, presente nel 1946, al momento della firma della Carta di San Francisco, che consacrerà la nascita delle Nazioni Unite. Uno dei membri fondatori della CSOP, Louis Sohn, è oggi ritenuto dall’università di Harvard uno dei “padri fondatori del diritto internazionale umanitario e del diritto dell’ambiente”. Una volta creato l’ONU, la CSOP, non avendo più ragione d’esistere. Cesserà ogni attività negli anni Settanta.


Le Indian Chronicles
Come la disinformazione indiana agisce indisturbata a Bruxelles
Le “Gongo”, braccio armato della disinformazione indiana all’Onu
Come la macchina di disinformazione indiana a Bruxelles ha trasformato il conflitto nel Kashmir in guerra al fondamentalismo
Nel cuore dell’Europa c’è una rete di disinformazione influente e segreta al servizio dell’India

La storia della CSOP era quindi finita così. 

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Ma è qui che la rete di Srivastava è entra in gioco, resuscitandola nei primi anni Duemila quando comparirà anche Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite nel 2006. Lo stesso anno, l’ong è anche ufficialmente rappresentata da colui che diventerà in seguito vicepresidente del parlamento europeo, il polacco Ryszard Czarnecki, allora già deputato europeo (PIS, partito conservatore ed euroscettico), che ha rifiutato la nostra richiesta di intervista. 

Altra stranezza: nel 2007, sempre al Consiglio dei diritti umani, è un certo “Louis Shon” a rappresentare la CSOP. Solo un errore di battitura quest’“h” mobile? Impossibile, il vero Louis Sohn è deceduto l’anno precedente.  

Nel 2012, la creatura di Srivastava ha anche diritto al suo sito internet, Csopus.com, registrato dallo stesso “Louis Shon” e la sua “h” mobile con questo indirizzo email: “csopus@yahoo.com”. Le ricerche fatte da EU DisinfoLab hanno rilevato che questo indirizzo è servito a registrare altri siti web, anch’essi legati alla rete di influenza indiana; stessa cosa per l’indirizzo IP del sito, uguale a quello di altri siti formalmente legati a Srivastava. Da allora, la CSOP interviene spesso a Ginevra – soprattutto per criticare il Pakistan – senza che questo preoccupi nessuno in seno all’istituzione.

La CSOP non è nemmeno l’unica organizzazione legata al gruppo Srivastava a intervenire durante le sessioni triennali del Consiglio. In totale sono una decina le Ong che sono state formalmente identificate come facenti parte della rete di disinformazione indiana. Tutte difendono gli interessi di New Delhi presso l’Onu senza fare menzione della loro appartenenza. 

“Non mi sorprende affatto, il Consiglio dei diritti umani è diventato un circo. Venite a vedere come sono i dibattiti, è assurdo. All’Onu anno molto bene cosa succede. Lasciano fare e questo non nobilita l’istituzione, né fa avanzare la causa dei diritti dell’uomo”.

Un rappresentante di una delegazione nazionale all’Onu, Ginevra.

E questo crea situazioni assurde. Come quando il “Comitato internazionale permanente della conserva” usa il suo intervento per parlare del Pakistan e in particolare delle “minoranze oppresse” della regione del Belucistan. E questo grazie allo statuto Ecosoc rilasciato dall’istituzione a New York, che dà il “diritto di microfono” a chi ne dispone. La storia diventa ancora più assurda quando ci si rende conto che l’ong che si occupa di conserve  è in realtà un’organizzazione francese che ha cessato le sue attività nel 2007. Come la CSOP, è stata resuscitata dal gruppo Srivastava, che si è anche permesso il lusso di far registrare il nome del dominio sotto l’identità dell’ex presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. Si tratta di un falso, ovviamente.

Le “Gongo

In gergo, Ong di questo tipo vengono definite “Gongo” ovvero “government-organised non-governmental organisations”. Si tratta di falsi, creati o sponsorizzati stati per rappresentare gli interessi di un paese o ledere l’immagine di un paese rivale. “Non mi sorprende affatto, il Consiglio dei diritti umani è diventato un circo”, racconta infuriato il rappresentante di una delegazione nazionale all’Onu, a Ginevra. “Venite a vedere come sono i dibattiti, è assurdo”, continua, biasimando l’assenza di reazioni da parte delle Nazioni Unite. “Sanno molto bene cosa succede. Lasciano fare e questo non nobilita l’istituzione, né fa avanzare la causa dei diritti dell’uomo”.

Di fronte a questa constatazione amara, una fonte all’Onu spiega che l’istituzione è “perfettamente al corrente di questo genere di problemi” e che la cosa solleva anche “delle vere preoccupazioni” perché i casi si sarebbero “moltiplicati in questi ultimi anni”. “Finché non ci sono insulti, minacce o infrazioni esplicite al regolamento, non c’è molto che possiamo fare direttamente a Ginevra, a parte notificare l’incidente al paese responsabile. Tocca a New York agire per ritirare lo statuto Ecosoc che hanno essi stessi conferito”, dispera il membro dell’istituzione. Il che equivarrebbe anche ad ammettere un errore nell’attribuzione iniziale dello statuto.

Ma una volta rilasciato lo statuto Ecosoc, bisogna comunque disporre di persone che diffondano il verbo al microfono del Consiglio dei diritti umani. Anche lì, la rete Srivastava ha trovato una soluzione e sfrutta le falle strutturali dell’istituzione. Una visione attenta dei dibattiti rivela qualche sorpresa. Innanzitutto, la giovane età di coloro che intervengono parlando a nome delle “Gongo”. Tutti ventenni, sono lontani dall’immagine generalmente riconosciuta del diplomatico o del militante agguerrito. Più sorprendente, da una sessione all’altra, rappresentano varie ong della nebulosa, avendo cura di cambiare leggermente i loro nomi perché la cosa passi senza dare troppo nell’occhio.

Grazie a delle tecniche investigative open source e dopo numerose ore passate a visionare gli interventi, l’equipe di EU DisinfoLab ha scoperto la loro vera identità, confermata da Les Jours. Altra sorpresa: molti di loro sono in realtà studenti ginevrini che appartengono allo stesso istituto d’istruzione superiore, tutti in un corso molto orientato, “business”. Contattata, la direzione dell’istituto si dice scioccata da questa scoperta e assicura di non avere “nessun partenariato, né con l’Onu né con alcuna Ong”.

Jérémy (il nome è stato modificato) è uno studente che ha partecipato al maneggio organizzato da Srivastava. Raggiunto telefonicamente, spiega con una punta di nonchalance di “sospettare che qualcosa non andasse, vista l’ostilità dei testi che ci veniva detto di leggere”. “Non mi sono preoccupato troppo perché, dopotutto, l’Onu ci forniva dei badge d’accesso e si passava la sicurezza senza problemi”, precisa. “Queste GONGOS sfruttano un’opportunità che è consentita dall’istituzione”, spiega la nostra fonte istituzionale, “a Ginevra, le Ong possono farsi rappresentare quasi da chiunque. Questo permette alle piccole strutture che non hanno i mezzi per recarsi a Ginevra di poter partecipare comunque ai dibattiti e di far valere il loro punto di vista”. Rivedere questa regola potrebbe momentaneamente svantaggiare gli imbroglioni, ma ridurrebbe al silenzio le Ong legittime che hanno mezzi molto meno importanti. Un vuoto legislativo che la rete indiana non esita a sfruttare. E non è certamente la sola.

Per risalire la rete, bisogna scoprire chi ha reclutato gli studenti. Una prima risposta arriverà con le confessioni di Sarah (il suo nome è stato modificato), che spiega che sono stati assunti da una certa “Aiko”. “Ci passavamo il suo numero tra di noi, bastava inviarle un messaggio dando la propria disponibilità e lei ci contattava per andare a parlare per qualche minuto”, confida. “Venivamo pagati 80 franchi (74 euro) in contanti a intervento, ma poteva variare”, conclude. Uno scenario confermato da altri studenti implicati nel maneggio, tutti lontanissimi dal sospettare in che cosa erano realmente invischiati.

Dietro “Aiko” si nasconde in realtà un’ex studentessa dello stesso istituto, anch’essa intervenuta all’Onu nel 2016. La ragazza, vero nome Aigerim Juvet, si descrive sul suo profilo Linkedin come “coordinatrice di progetti”, senza indicare, però, il suo datore di lavoro, visto che la casella apposita contiene solo la dicitura “ong”. Spiega in ogni caso di essere “organizzatrice di progetti nelle sessioni del Consiglio dei diritti umani”. È sul suo profilo Facebook che si trova un riferimento ad “Aiko”, direttamente nel suo nome: “Aigerim Aiko Juvet”. Nella lista dei suoi “amici”, numerosi oratori per le “Gongo” di Srivastava. Contattata a più riprese, accetta di rispondere a delle domande per email, per poi sparire. Il suo profilo LinkedIn è inoltre, ormai, inaccessibile. La pista si è raffreddata.

L’agenzia di stampa indiana ANI è, come molti mezzi d'informazione, presente all’Onu. Come a Bruxelles, non esita a riprendere i contenuti creati di sana pianta dal gruppo Srivastava. A volte pure con troppa enfasi, prova che è al corrente di ciò che si trama. A settembre, un certo Lakhu Luhana viene a parlare a nome del WERC (World Environment and Resources Council), una ong che, peraltro, è scomparsa negli anni Ottanta, ma che è stata, anch’essa resuscitata dalla rete indiana. L’ANI pubblicherà un dispaccio e un tweet sul suo intervento che riguardava la “persecuzione” della minoranza sindhi pakistana. Il problema è che nel tweet dell’ANI, ed è proprio dell’ONG WERC che si trattava, il titolo del dispaccio menziona un’associazione completamente diversa: il World Sindhi Congress. Una semplice consultazione dell’organigramma del World Sindhi Congress rivela che Lakhu Luhana ne è il segretario generale. Citando spontaneamente il World Sindhi Congress nel titolo, l’ANI ha essa stessa dimostrato di essere perfettamente al corrente dell’inganno. Il che non le impedisce di scrivere un lancio di agenzia, distribuito a tutti i suoi clienti.

Ma l’ANI è presente anche all’esterno dell’Onu e, guarda caso, anche il gruppo Srivastava. Adesso è quasi un rituale, a ogni sessione del Consiglio dei diritti umani ci sono delle proteste davanti ai cancelli delle Nazioni Unite, soprattutto per denunciare violenze commesse contro minoranze nel mondo. In queste numerose manifestazioni, certi eventi sono organizzati da Ong collegate al gruppo Srivastava. Capita anche che a queste manifestazioni si uniscano delle personalità politiche. È il caso dell’ex presidente del Comitato economico e sociale europeo (CESE), Henri Malosse, che ritroviamo in video, intervistato da un ex media del gruppo Srivastava, che ha chiuso i battenti dopo la pubblicazione del primo rapporto di EU DisinfoLab, nel 2019.

Infine, anche l’eurodeputato francese Thierry Mariani è andato a respirare aria ginevrina grazie a un invito del think tank SADF (South Asia Democratic Forum). Quest’organizzazione, creata nel 2011 dall’ex eurodeputato socialista portoghese Paulo Casaca, è domiciliata a Bruxelles, allo stesso vecchio indirizzo degli uffici di Srivastava. Il dominio del think tank è d'altronde stato registrato direttamente dalla compagnia indiana. Nel settembre 2019, il SADF fa venire Thierry Mariani in aereo a Ginevra, in business class, e gli paga due notti nel sontuoso hotel a cinque stelle Beau Rivage. Tutto questo per farlo assistere a una conferenza stampa sul Kashmir. Un evento organizzato dal think tank, che sarà coperto dai media del gruppo Srivastava… e trasmesso dall’ANI per la popolazione indiana. Il cerchio si chiude.


Glossario

 Ecosoc

Lo statuto Ecosoc è uno statuto rilasciato dall’istituzione a New York che permette alle Ong di prendere il parola a Ginevra. Oggi, più di 5100 Ong si sono viste rilasciare questo statuto. Alcune di queste sono sparite col tempo senza che l’Onu revocasse il loro statuto. Al gruppo Srivastava bastava resuscitarle per approfittare di questo statuto e svolgere le sue operazioni al Consiglio dei diritti umani.

👉 Gli altri articoli della serie "Indian Chronicles":

1 | Nel cuore dell’Europa c’è una rete di disinformazione influente e segreta al servizio dell’India

2 | Come la macchina di disinformazione indiana a Bruxelles ha trasformato il conflitto nel Kashmir in guerra al fondamentalismo

 👉 L'articolo sul sito di Les Jours


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