Inchiesta Indian Chronicles | 4

Come la disinformazione indiana agisce indisturbata a Bruxelles

L’Ong EU DisinfoLab ha rivelato l’esistenza di una rete di lobbying e di disinformazione creata e sostenuta dalla holding indiana Srivastava per favorire il governo nazionalista di New Delhi che ha potuto agire indisturbata presso le istituzioni europee, troppo concentrate sulla lotta alla disinformazione proveniente da Mosca. Quarta e ultima parte dell’inchiesta di Les Jours.

Pubblicato il 28 Gennaio 2021 alle 08:30

Lo scorso dicembre Ong EU DisinfoLab, con sede a Bruxelles, ha pubblicato il rapporto “Indian Chronicles”: il testo rivela l’esistenza di una vasta rete di disinformazione al servizio degli interessi di New Delhi in Europa. Le rivelazioni, riprese da numerose testate in tutto il mondo, hanno suscitato molte reazioni, soprattutto fuori dall’Europa. Eppure è proprio qui che la rete Srivastava opera da oltre quindici anni, a colpi di finti siti giornalistici, rapporti ambigui con eurodeputati accomodanti e Ong fittizie. Ma il vecchio continente ha reagito con un silenzio assoluto, o quasi. “Abbiamo chiaramente toccato un punto sensibile”, osserva il direttore generale di EU DisinfoLab, Gary Machado.


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Sensibile a tal punto che il rapporto e la sua risonanza mediatica hanno costretto il portavoce del ministero indiano degli Affari esteri, Anurag Srivastava (nessun legame con il Srivastava Group), a reagire. L’11 dicembre 2020 ha dichiarato che l’India, “essendo una democrazia responsabile, non conduce campagne di disinformazione”. Le sue dichiarazioni arrivavano dopo l’offensiva del Pakistan, che non ha esitato a sfruttare il rapporto per alimentare la sua propaganda anti-indiana. Il fatto che Islamabad abbia colto la palla al balzo non stupisce EU DisinfoLab: l’Ong si aspettava di vedere strumentalizzato il proprio lavoro nel quadro della rivalità tra i due paesi.

È bastato questo a scatenare la controffensiva di New Delhi, in particolare attraverso la giornalista Smita Prakash, celebre volto dell’agenzia di stampa indiana ANI (Asian News International), conosciuta per le sue interviste compiacenti ai politici indiani vicini al governo Modi. Abbandonando i suoi consueti toni ossequiosi, Prakash ha accusato i membri dell’Ong di Bruxelles di essere degli agenti del Pakistan, condividendo con i suoi 821mila follower su Twitter le confuse argomentazioni a sostegno della sua accusa.

Si tratta, grossomodo, della stessa accusa formulata dalla lobbista Madi Sharma, che si presenta anche come giornalista ed è all’origine di diversi interventi a favore dell’India firmati da alcuni eurodeputati. In uno scambio di email con Les Jours, questa cittadina britannica afferma che EU DisinfoLab è sicuramente al servizio del Pakistan e ha pagato le testate che hanno indagato sulle rivelazioni contenute nelle “Indian Chronicles”. Semplice coincidenza? 

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“Ci hanno già accusato di lavorare per il Mossad, per l’Unione europea, per la Nato, per la Polonia…”, racconta con aria divertita Gary Machado, aggiungendo che nessun giornalista dell’ANI li ha mai contatti nel quadro dei loro articoli. L’agenzia peraltro non ha risposto alle richieste di intervista inviate da Les Jours.

E l’Unione europea? Qui le reazioni sono state molto più timide, e si capisce: l’argomento è imbarazzante. Se la rete di lobbying sorprende per la sua ampiezza e longevità, ancora più sorprend…

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