Inchiesta Indian Chronicles | 2
Henri Malosse (secondo da sinistra), Narendra Modi (terzo) e Madi Sharma (quarta).

Come la macchina di disinformazione indiana a Bruxelles ha trasformato il conflitto nel Kashmir in guerra al fondamentalismo

Attraverso la creazione di falsi giornali che ospitano articoli di politici europei compiacenti, il gruppo Srivastava tesse la sua rete di influenza a Bruxelles. Seconda puntata dell’inchiesta di Les Jours sulla rete di lobbying e disinformazione creata dalla holding indiana a beneficio del governo nazionalista di New Delhi.

Pubblicato il 26 Gennaio 2021 alle 14:30
Gianluca Costantini per Voxeurop  | Henri Malosse (secondo da sinistra), Narendra Modi (terzo) e Madi Sharma (quarta).

“Porgo i miei più calorosi saluti al Primo ministro Modi in occasione della Giornata dell’indipendenza dell’India. In un periodo in cui il mondo intero combatte contro il Covid19, è un piacere vedere l’India eccellere grazie alla Sua operosa leadership”. Questo il cordiale messaggio dell’eurodeputato del Rassemblement national (ex Front National, estrema destra) Thierry Mariani in un video pubblicato su Twitter lo scorso 14 agosto dall’account  della rivista online EU Chronicle

Mai sentito parlare di EU Chronicle? È normale: È uno dei falsi giornali creati di tutto punto per servire gli interessi dell’India, paese al centro dell’inchiesta “Indian Chronicles”: grazie alle rivelazioni dell’ong  EU DisinfoLab è emersa un'eccezionale macchina di disinformazione e di influenza che viene raccontata da questa inchiesta de Les Jours. 


Le Indian Chronicles
Come la disinformazione indiana agisce indisturbata a Bruxelles
Le “Gongo”, braccio armato della disinformazione indiana all’Onu
Come la macchina di disinformazione indiana a Bruxelles ha trasformato il conflitto nel Kashmir in guerra al fondamentalismo
Nel cuore dell’Europa c’è una rete di disinformazione influente e segreta al servizio dell’India

Mariani, ex ministro dei trasporti durante la presidenza di Nicolas Sarkozy (2007-2012), non sarebbe stato il solo ad esprimere la propria simpatia al primo ministro indiano quel 14 agosto. L’ex vicepresidente polacco del parlamento europeo Ryszard Czarnecki  (Pis, partito conservatore ed euroscettico) e dell’eurodeputato italiano Fulvio Martusciello (Forza Italia) hanno fatto lo stesso sul medesimo account Twitter. 

EU Chronicle non è solo un account Twitter, è anche un giornale apparso per la prima volta nel maggio 2020, disponibile  unicamente online. Nonostante un sito dal design spartano e una presenza sui social network molto ridotta (solo 400 abbonati su Twitter, nessuna pagina Facebook), il giornale non nasconde le sue ambizioni e, anzi, fa una promessa ai suoi lettori, invitandoli a entrare in “in un mondo di conoscenza, sapienza e verità” e confrontarsi con l’attualità in modo assolutamente inedito. 

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Eppure, se si guarda con attenzione, il sito sembra mettere insieme solo dispacci di agenzie e comunicati stampa, cosa che appare strana visto che assicura di lavorare con veri “giornalisti indipendenti” a Bruxelles. Ma sono tanti gli indizi che inducono a nutrire qualche dubbio al riguardo.

“Mi sentii a disagio quando mi domandò di scrivere un articolo sulle violazioni dei diritti umani nel Belucistan, perché mi sembrava un argomento estremamente orientato e, nonostante io sia critica nei confronti del governo pakistano, quello che mi preoccupava di più era la politica di Narendra Modi”.

Julie Ward, ex eurodeputata britannica

In un rapporto del 9 dicembre 2020 EU DisinfoLab, che si occupa di lotta alla disinformazione, si è divertita a ricostruire la giornata di una “giornalista” di EU Chronicle, seguendone le  attività lo scorso 29 ottobre. Rita Storen, che è una delle principali collaboratrici, avrebbe cominciato a lavorare a mezzanotte e avrebbe lasciato l’ufficio alle 18:40. Una giornata bella piena, durante la quale ha collezionato inesattezze, copiato principalmente comunicati stampa e scritto brevi notizie composte da  una sola frase. Rita Storen, di cui si trovano tracce solo su questo sito, più che una “giornalista indipendente” di Bruxelles sembra un bot.

Il gruppo Srivastava

Un’analisi del sito più approfondita rileva un primo indizio inequivocabile che consente di collegare EU Chronicle a Srivastava, il gruppo alla base della vasta operazione di influenza rivelata dall’inchiesta de Les Jours: l’indirizzo IP è lo stesso di quello registrato da alcune Ong del gruppo. E non è tutto. 

Il “giornale” funziona allo stesso modo del sito EP Today (che sta per European Parliament Today), anch’esso legato al gruppo Srivastava e già identificato da EU DisinfoLab in una precedente inchiesta. Il sito, che si voleva vetrina del parlamento europeo, è sparito subito dopo la pubblicazione delle rivelazioni di EU DisinfoLab.

EU Chronicle, proprio come il fu EP Today, contiene una rubrica che accoglie articoli di opinione soprattutto di eurodeputati: malgrado l’assenza di visibilità del sito, ne sono già stati pubblicati una decina. Tra questi, uno di Thierry Mariani, uno di Fulvio Martusciello e due di Ryszard Czarnecki (gli ultimi due avevano già scritto per EP Today). A DisinfoLab ne sono ormai certi: EU Chronicle è il successore di EP Today.

La rete di Srivastava, smantellata nel 2019 dopo il primo rapporto di EU DisinfoLab, è stata quindi ricostruita, in barba alle autorità europee.

Madi Sharma le propose di cofirmare degli articoli per EP Today sui diritti delle donne in Arabia Saudita, le suggerì in seguito il contenuto di diverse interrogazioni parlamentari, di cui una, almeno questo, fu proposta con successo.

“In seguito, mi sentii a disagio quando mi domandò di scrivere insieme un articolo sulle violazioni dei diritti umani nel Belucistan [una delle province del Pakistan, ndr] , perché mi sembrava un argomento molto orientato e, anche se sono critica nei confronti del governo pakistano, quello che mi preoccupava di più era la politica di Narendra Modi”, continua Ward.

Julie Ward è un’ex-eurodeputata britannica laburista che aveva pubblicato un articolo su EP Today. Come è successo? Ward spiega A Les Jours che fu contattata dalla lobbista britannica Madi Sharma, vicina all’ex presidente del Comitato economico e sociale europeo, Henri Malosse. “Penso che, per entrare in contatto con me, si fosse informata sulle tematiche a cui più tengo – i diritti delle donne, dei bambini e l’imprenditoria – e che adatti il suo discorso a ogni deputato”, ricorda l’ex eurodeputata. 

“Va detto che a Bruxelles pubblicare articoli ed editoriali è una pratica molto comune. Per i deputati si tratta di un modo per far conoscere le loro posizioni e, dall’altra, questi testi permettono di rinforzare la credibilità dei giornali che li pubblicano, spiega Alexandre Alaphilippe, direttore di EU DisinfoLab, che aggiunge: “Per i lobbisti, gli articoli possono servire a instaurare con gli eurodeputati quel rapporto di fiducia indispensabile per poi proporre loro le interrogazioni parlamentari da presentare”. Una forma di influenza soft, insomma. 

Del resto, è ancora Madi Sharma che troviamo dietro le quinte di EU Chronicle. La lobbista, che si presenta anche come corrispondente in Europa per il modesto New Delhi Times, è entrata in contatto con Emmanuel Foulon, assistente dell’eurodeputato belga socialista Marc Tarabella. “Madi Sharma mi aveva contattato per dirmi che avrebbe potuto far pubblicare il comunicato stampa che avevo scritto in occasione dei due anni dall’assassinio del giornalista saudita Jamal Khashoggi”, racconta Tarabella. “Ho scoperto più tardi che il comunicato era stato pubblicato su EU Chronicle, di cui all’epoca non conoscevo l’esistenza”: Tarabella ha chiesto e ottenuto la rimozione del suo articolo dalla pubblicazione.

Come se non bastassero i legami accertati con EP Today e poi EU Chronicle, Madi Sharma risulta coinvolta anche nella discussa visita nel Kashmir di una delegazione di eurodeputati nell’ottobre 2019, organizzata grazie all’intervento della ong WESTT (Women’s Economic and Social Think Tank) di cui è presidente. Interrogata sul ruolo giocato dall’ong nell’organizzazione della visita, Madi Sharma rispondeva che si trattava di “un’informazione falsa” (più esattamente, ad ogni domanda fattale da Les Jours ha risposto usando il termine “fake news”) . Anche qui, qualcosa non quadra: non solo diversi eurodeputati che hanno preso parte al viaggio hanno citato in dichiarazioni pubbliche la WESTT tra i finanziatori, ma il giornale The Hindu ha svelato uno scambio di mail tra alcuni eurodeputati e la lobbista, in cui quest’ultima precisa di essere lei stessa l’organizzatrice del viaggio.

E chi troviamo tra i partecipanti? Thierry Mariani, Ryszard Czarnecki, Fulvio Martusciello e anche Henri Malosse, il quale ha dichiarato a Les Jours: “So perfettamente che l’ONG che ci ha invitati lavora per il governo indiano, o quanto meno ne difende le posizioni; ne sono ben conscio. […] Quello che voi definite ‘repressione’ nel Kashmir è una lotta contro gruppi terroristi”.

Kashmir: Jihad o conflitto territoriale? 

Una scusa che sposa la versione di New Delhi, come spiega un ricercatore, specialista del paese e che preferisce mantenere l’anonimato per paura di diventare persona non grata in India: “La retorica indiana sul Kashmir si iscrive nella narrazione della guerra contro il terrorismo jihadista. Da un punto di vista analitico e scientifico, tuttavia, il jihad in questa regione è una guerra di liberazione; in altre parole, quello che New Delhi vuole far passare per jihadismo internazionale è in realtà un conflitto territoriale”.

“So che il viaggio aveva uno scopo politico ed era orientato”, dichiara Thierry Mariani, che rivendica apertamente il sostegno al governo Modi e che, peraltro, non respinge le conclusioni di EU DisinfoLab sull’esistenza di una rete di influenza a favore dell’India a Bruxelles: “Non mi stupisce, è la scoperta dell’acqua calda. Tutti hanno una rete di disinformazione: la Cina, l’Europa, gli Stati Uniti”. Un bel modo di relativizzare per qualcuno  entrato proprio recentemente a far parte della Commissione speciale del Parlamento europeo incaricata della “lotta sulle ingerenze straniere nei processi democratici dell’Unione europea, compresa la disinformazione”.

Certo, la portata degli articoli pubblicati da EU Chronicle è limitata dalla confidenzialità del sito. Per sua fortuna, però, il gruppo Srivastava può contare sul sostegno dell’ANI (Asian News International), la più grande agenzia di stampa indiana, che riprende regolarmente i contenuti di EU Chronicle. Il ricercatore citato più in alto spiega che “la quasi totalità delle televisioni dipendono o sfruttano i contenuti dell’ANI, senza la quale molti mezzi d'informazione indiani chiuderebbero i battenti”. Con la particolarità, però, che l’ANI elimina qualche dettaglio all’informazione prima di distribuirla ai suoi clienti, con la conseguenza che questi ultimi diffonderanno in India un’informazione in parte “riciclata”. 

La retorica indiana sul Kashmir si iscrive nella narrazione della guerra contro il terrorismo jihadista. Da un punto di vista analitico e scientifico, tuttavia, il jihad in questa regione è una guerra di liberazione; in altre parole, quello che New Delhi vuole far passare per jihadismo internazionale è in realtà un conflitto territoriale.

Particolarmente eloquente l’esempio di un articolo di Ryszard Czarnecki, scritto quando era vicepresidente del parlamento europeo e pubblicato su EP Today. Nel testo, intitolato “La guerra dell’India contro il terrorismo”, l’eurodeputato dichiarava il proprio sostegno al paese per gli attacchi sferrati contro il Kashmir pakistano. Con un formidabile gioco di prestigio di cui solo l’agenzia di stampa indiana detiene il segreto, sul suo sito questo sostegno personale diventava un “sostegno del parlamento europeo” agli “attacchi dalla precisione chirurgica” dell’India. Naturalmente la fonte era EP Today. 

Fonte che tuttavia spariva quando il dispaccio dell’ANI veniva ripreso dal giornale indiano The Economic Times, che lo dispensava ai suoi lettori, ai 3,7 milioni di follower su Twitter e ai 4,2 milioni di fan su Facebook.

The Economic Times è lungi dall’essere il solo ad avere ripreso le agenzie dell’ANI elaborate su articoli di EP Today o di EU Chronicle. La rivista economica indiana BW BusinessWorld ha riprodotto almeno otto dispacci dell’ANI provenienti da EU Chronicle; il servizio di video on demand ZEE5 almeno nove; Yahoo News India almeno dodici. Anche il giornale Business Standard o ancora Times of India (11 milioni di fan su Facebook, 13 milioni di follower su Twitter) hanno ripreso questo genere di contenuti. 

Ed ecco l’informazione “sporca” diventare pulita e disponibile per tutti i lettori e telespettatori in India. Una micidiale catena di distorsione dell’attualità, alla quale sono state esposte potenzialmente diverse centinaia di milioni di persone.

Secondo i calcoli degli investigatori di EU DisinfoLab, l’ANI nell’arco di sei mesi ha già citato contenuti pubblicati su EU Chronicle tredici volte. 

Perché l’ANI riprende contenuti di un oscuro sito internet? E come è possibile che ne conosca l’esistenza? Domande senza risposta, perché l’ANI non ha mai voluto dare seguito alle nostre richieste di intervista, come del resto Ryszard Czarnecki né Fulvio Martusciello.

È impossibile verificare se il battito delle ali di una farfalla in Brasile può provocare un ciclone in Texas, ma oggi è inconfutabile che un articolo di Bruxelles permette di forgiare l’opinione in India.


Glossario

EU-Chronicle.eu e EU Chronicle

Non si deve confondere EU Chronicle con il blog EU-Chronicle.eu. Quest’ultimo esiste dal 2009 e risulta in testa ai risultati su un motore di ricerca. Non è escluso che la scelta del nome sia stata fatta per confondere le piste.  Il conto Twitter di EU Chronicle è stato sospeso dopo queste rivelazioni.

Jamal Khashoggi

Giornalista saudita e collaboratore per il Washington Post, è stato torturato e assassinato il 2 ottobre 2018 all’interno del consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul. Le autorità saudite, che inizialmente aveva negato il fatto, alla fine l’hanno ammesso. Il delitto ha provocato una grave crisi diplomatica e ha screditato l’immagine del principe ereditario Mohammed bin Salman.

La discussa visita in Kashmir

Il soggiorno degli eurodeputati – prevalentemente di estrema destra – è stato coordinato dalle autorità indiane. il Primo ministro Narendra Modi ha incontrato i partecipanti prima che si recassero nella regione tagliata fuori dal mondo dal potere. Sono stati i primi stranieri a potervi accedere.

New Delhi Times

Settimanale nato nel 1995, è diffuso soprattutto nella regione di Delhi ed è poco conosciuto in India. Appartiene al gruppo Srivastava.

Ryszard Czarnecki

Eurodeputato polacco. Deputato europeo dal 2004, il polacco Ryszard Czarnecki è membro del partito conservatore e euroscettico Diritto e Giustizia (PIS). Ex- giornalista, accede alla funzione di vicepresidente del Parlamento europeo nel 2004. Mandato che non porterà a termine, perché viene rimosso con uno schiacciante voto dei colleghi nel 2018 (477 voti a favore e 196 contrari) a seguito degli insulti rivolti ad un’eurodeputata polacca, da lui paragonata a una collaboratrice nazista. L’anno scorso ridiventa eurodeputato ed è membro della commissione per il controllo dei bilanci del Pe. Nel 2020 è oggetto di un’inchiesta su presunte irregolarità dei rimborsi spese di viaggio e del pagamentDeo delle indennità  per diem. Collabora con i media creati per facilitare l’influenza indiana e ha fatto parte della delegazione degli eurodeputati inviati nel Kashmir.  È uno dei personaggi centrali dell’inchiesta “Indian Chronicles”.

Henri Malosse

Ex-presidente (2013-2015) del Comitato economico e sociale europeo, Henri Malosse è ancora membro di questo organo consultivo, incaricato di rappresentare il dialogo sociale presso le istituzioni europee. Il 15 ottobre 2014 riceve a Bruxelles l’ordine nazionale della Legione d’onore dall’ ex-Presidente della Repubblica francese Valéry Giscard d’Estaing. Nel 2019 si trova al quinto posto nella lista “Urgence écologie” delle elezioni europee. Oggi è presidente del think tank Vocal Europe. Vicino alla lobbista brittanica Madi Sharma, fornisce contributi ai media creati di tutto punto per servire gli interessi dell’India e ha fatto parte della delegazione degli eurodeputati inviati nel Kashmir.

👉 Leggi le altre puntate:

1 | Nel cuore dell’Europa c’è una rete di disinformazione influente e segreta al servizio dell’India

2 | Come la macchina di disinformazione indiana a Bruxelles ha trasformato il conflitto nel Kashmir in guerra al fondamentalismo

👉 L'articolo sul sito di Les Jours


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