L’Iran imbarazza l’Europa

Dopo una settimana di proteste contro la vittoria del presidente in carica Ahmadinejad alle elezioni in Iran, l’Unione europea indugia ancora su un basso profilo diplomatico. Secondo molti giornali, il motivo potrebbero essere gli interessi economici europei nella repubblica islamica.

Pubblicato il 18 Giugno 2009 alle 16:10
Manifestazione in favore del candidato dell'opposizione Mir Hossein Moussavi a Francoforte, 16 giugno 2009 (AFP)

Gli eventi iraniani hanno provocato reazioni differenti in Europa, dalla “speranza di una svolta storica” alla “preoccupazione per il mantenimento delle recenti iniziative diplomatiche che hanno aperto nuove possibilità d’intesa con Teheran”, scrive Le Monde. In linea di massima le risposte ufficiali hanno mantenuto un tono cauto, a eccezione di Nicolas Sarkozy che ha dichiarato che “le elezioni sono state un disastro”, una frase che secondo il quotidiano francese equivale all’interruzione di “ogni rapporto con Ahmadinejad”.

Il governo italiano si è invece limitato a criticare quella che ha definito una “violenza inaccettabile”, senza fare riferimento ai sospetti di brogli elettorali. La Gran Bretagna si è rivelata addirittura più circospetta. Sottolineando che “le elezioni riguardano solo il popolo iraniano”, Gordon Brown sembra voler invitare i suoi partner occidentali alla moderazione. Per Le Monde, è una “differenza importante, dato che Londra aveva assunto come la Francia una linea dura sul nucleare iraniano.”

A Vienna, Kurier esorta “l’Unione europea a essere più chiara, risoluta e credibile nella condanna della situazione a Teheran”, e ricorda che “i giovani avversari di Ahmadinejad contano sul supporto morale del resto del mondo”.

Al contrario, il quotidiano romeno Ziua afferma che la reazione dell’Unione è stata “più netta” che in occasione della situazione analoga presentatasi alle elezioni dello scorso aprile in Moldavia. La risposta avrebbe dovuto essere la stessa nei due casi, dato che entrambi i paesi sono in mano a “regimi dittatoriali” e le manifestazioni erano finite nel sangue a Chisinau come a Teheran. Ziua suggerisce che la differenza sta nel fatto che l’Iran è “un partner economico di prim’ordine per le sue risorse petrolifere, mentre la Moldavia è uno dei paesi più poveri del mondo”.

La questione degli interessi economici è stata sollevata anche da Der Tagesspiegel, che sottolinea che l’Iran è il secondo partner commerciale della Germania dopo la Cina. Secondo un uomo d’affari tedesco intervistato dal quotidiano berlinese, è questo il motivo principale della riluttanza della Germania a criticare apertamente Teheran. Aggiunge inoltre che la Germania “sarebbe danneggiata da eventuali sanzioni” imposte dalle Nazioni unite. Non è d’accordo l’edizione tedesca del Financial Times Deutschland, che ha chiesto alle aziende tedesche di prendersi le proprie responsabilità e tagliare i legami con l’economia iraniana. Secondo il FT, “il 75 per cento delle compagnie iraniane dipendono dalle forniture tedesche”, e Berlino gioca anche “un ruolo chiave nel programma nucleare iraniano”.

Un altro quotidiano economico, Handelsblatt, si concentra sulle possibili conseguenze per le compagnie energetiche europee, notando che una delle poste in gioco è il progetto petrolifero più grande del mondo, il giacimento di Pars nel Golfo persico, del valore di 4,7 miliardi di dollari. La francese Total, la spagnola Repsol e l’anglo-olandese Shell sono tutte coinvolte. Di fronte alla minaccia di sanzioni da parte degli Stati Uniti, compagnie europee come le tedesche Rwe e Eon hanno preso le distanze dall’Iran. “Ma Teheran le ha messe sotto pressione, e il ministero del petrolio minaccia di distribuire i contratti ai ben più compiacenti concorrenti russi e cinesi”.

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