Attualità Eruzione dell'Eyjafjöll

Nelle mani del computer

Il blocco del traffico aereo nei cieli d'Europa non è stato deciso in base all'osservazione empirica della nube vulcanica, ma da una simulazione al computer. Di fronte all'incertezza della natura, sempre più spesso l'uomo abbandona le sue responsabilità in favore della tecnica. 

Pubblicato il 19 Aprile 2010 alle 15:43
I voli cancellati all'aeroporto Charles de Gaulle di Parigi, 17 aprile 2010

Klaus Walher, portavoce della compagnia aerea Lufthansa, è un uomo che crede nella scienza. Eppure, osservando il cielo europeo desolato e sgombro, lamenta la mancanza d'intuizione e di buon senso. Walher vuole solo volare. La sua opposizione al blocco aereo è un passo importante nella storia della "critica della tecnologia", una pietra miliare nella storia della società moderna che si priva del potere dei modelli matematici da essa stessa creati.

Le compagnie aeree, naturalmente, difendono prima di tutto i loro interessi. Però Walher non è uno che sacrifica la sicurezza sull'altare del profitto. Anche chi non ha confidenza con i voli aerei, in questi giorni, ha la sensazione che la nube invisibile che paralizza il traffico non sia fatta di cenere e polvere, ma da un mucchio infinito di dati. Le conseguenze scaturite oggi da un'esplosione vulcanica domani potrebbero innescarsi per qualsiasi altro imprevisto, geologico, economico o sociale che sia. Una simulazione informatica paralizza la circolazione aerea, con perdite di centinaia di milioni di euro al giorno. Cosa potrà accadere domani? Quale sarà il prezzo da pagare?

[…] **Questo articolo è stato ritirato su richiesta del titolare del copyright.**

Opinioni

Natura contro modernità

"Nella regione caraibica si usa dare un nome alle tempeste, come Katrina. La nube islandese meriterebbe il nome di Ubris", scrive Jean d'Ormesson su Le Figaro. "Gli antichi greci definivano così l'orgoglio che accecava gli uomini ebbri della propria potenza", ricorda lo scrittore francese, che sottolinea come i recenti avvenimenti "una della principali maglie della rete tecnologica che riveste il mondo contemporaneo: i trasporti aerei". Secondo d'Ormesson, "la nube Ubris ci ha ricordato quello che avevamo dimenticato: la natura è violenta e niente è dovuto agli uomini, nonostante si credano i padroni del mondo. S'illudono di averlo vinto e asservito, ma la natura li ha smentiti con ironia, colpendoli al cuore delle loro ambizioni". "Dobbiamo riconoscere che questo male non ci ha colti senza motivo, ma a causa di fattori che non controlliamo più", sostiene lo scrittore romeno Adrian Paunescu su Jurnalul National. "I tremori e le inquietudini della terra ci cadono addosso ovunque, da Haiti alla Cina alla Grecia, alimentando la sensazione crescente che qualcuno non voglia che si scopra la tremenda verità: abbiamo raggiunto un alto grado di rischio planetario (...). Siamo così fieri della nostra condizione umana, così arroganti! Capitalismo, socialismo, futurismo, tutto è divenuto obsoleto".

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