Idee Lobby e Ue

Rilanciare l’Europa in trasparenza

L’influenza delle lobby in Europa è in aumento costante, anche durante la crisi attuale, ma le regole con le quali questi gruppi si muovono e agiscono sono chiaramente insufficienti. La costruzione di un Network europeo di trasparenza potrebbe essere il progetto ideale per creare una nuova politica comune, capace di rafforzare la fiducia dei cittadini nell’Europa.

Pubblicato su 15 Giugno 2020 alle 17:48

Prendiamo in esame qualche cifra che mostri la portata di questa influenza: oggi ci sono più o meno 25mila lobbisti a Bruxelles, (di cui 11mila sono registrati ufficialmente): ogni anno questo settore smuove circa  1,5 miliardi di euro. Il Consiglio europeo dell’industria chimica, ad esempio, spende 11 milioni di euro all’anno. Alcune lobby (Fleishman-Hillard, FTI Consulting, Burson-Masteller…) risultano anch’esse tra le società che spendono di più. Molti sono gli attori che criticano eccessiva rappresentazione, ritenuta eccessiva. Inoltre, un sondaggio del 2013 realizzato da cittadini dell’Ue ha mostrato che “il 78% dei francesi trova che le lobby esercitino un’influenza eccessiva sulle istituzioni europee”. 

Regole europee incomplete e squilibrate 

Di fronte al potere dei rappresentanti di interessi, le istituzioni europee hanno progressivamente adottato norme specifiche nella regolamentazione delle lobby. Ad esempio, il primo provvedimento politico risale soltanto al 1992, quando il Parlamento europeo ha adottato il Registro per la trasparenza. Nel 2014, un altro grande passo è stato compiuto con la nuova Commissione Juncker: venne adottata una lista di norme che favoriva la trasparenza. Oggi tutti i commissari, i loro membri di gabinetto e tutti i Direttori generali sono tenuti a rendere pubbliche le informazioni relative ai i loro incontri con i lobbysti.  In più, tutti i commissari devono rispettare un nuovo Codice di condotta, adottato a febbraio 2018. 

Infine, nel 2019, il Parlamento europeo si è distinto per aver introdotto una “tracciabilità legislativa” per i reporter, permettendo ai cittadini di vedere chi influenza la legislazione europea. 

Tuttavia, alcuni problemi permangono:

In primo luogo, le istituzioni europee mancano di coordinazione e centralizzazione. Se il Parlamento e la Commissione europea forniscono garanzie di trasparenza piuttosto solide, il Consiglio e il Comitato europeo economico e sociale non sono nella stessa condizione. Inoltre, il Mediatore europeo ha aperto un’inchiesta di recente sulla mancanza di trasparenza del Consiglio, evidenziando un caso di “cattiva amministrazione” nella procedura legislativa.

I negoziati per rendere obbligatorio il Registro per la trasparenza sono ferme al momento, mentre le sanzioni non sono abbastanza salate

In secondo luogo, sebbene il registro europeo tracci le influenze dirette (contatti tra lobbisti e legislatori, registrazione dei rappresentanti di interessi…), quelle indirette restano più difficili da reperire. Di conseguenza, molte aziende sottovalutano le loro spese nel registro europeo escludendo quelle che rientrano nelle influenze indirette. È il caso, ad esempio, dell’organizzazione di seminari accademici o campagne pubblicitarie. Il Comitato etico indipendente, che può esprimere opinioni, rimane parte della Commissione europea e non ha nessun potere reale di sanzione. 

Infine, il potenziale di miglioramento è reale: solo un terzo dei membri dell’OCSE ha stabilito delle restrizioni che vietino la“revolving-doors practices”, ovvero la pratica dei funzionari pubblici o degli impiegati che lasciano il servizio per passare al lobbyinge due Paesi su cinque hanno introdotto norme che regolino l’attività delle lobby. Un approccio europeo potrebbe risultare rilevante nel trattare queste disparità. Le regole europee sembrano più avanzate di quelle di molti Paesi e dovrebbero essere rafforzate in un contesto europeo più trasparente. 

Una rete e un’authority europee per la trasparenza

Oltre ad un’armonizzazione europea delle regole sulla trasparenza, si dovrebbe incoraggiare una migliore cooperazione con gli stati membri, così da unire informazioni nazionali ed europee. Se si trovasse un accordo comune tra i Paesi e le istituzioni europee, sarebbe essenziale inserire le regole sulla trasparenza nel Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e interessante lavorare sulla costruzione di un network europeo di trasparenza. Riteniamo essenziale incoraggiare l’influenza e il potere delle sanzioni per far fronte alle grandi compagnie. 

In ogni caso, riteniamo che un migliore coordinazione europea sarebbe rilevante in questo caso. Ecco perché l’attuale “movimento della trasparenza” europeo dovrebbe essere più centralizzato e armonico, pur tenendo conto delle particolarità nazionali, come mostrato nel 2012 da un rapporto dell’OCSE.

La priorità dovrebbe essere quella di armonizzare le politiche di trasparenza tra le istituzioni europee e tra i Paesi membri. Crediamo nella grande importanza di un’autorità di trasparenza europea per l’armonizzazione e il controllo di ogni iniziativa portata avanti dalle istituzioni europee. Questa nuova istituzione potrebbe valutare i risultati del regolamento, potrebbe proporre nuove misure e, non da ultimo, godere di un potere sanzionatorio. In particolare, essa potrebbe adottare una comune definizione di lobbista e stabilire delle procedure di registrazione comuni a tutte le istituzioni europee. 

In più, l’interesse di condividere le esperienze, incrociare le informazioni e promuovere la cultura della trasparenza è già stato dimostrato dal “Network per la trasparenza“. In questo modo sarebbe più facile stabilire dei principi comuni tra i Paesi europei e imporre loro una sorta di  “sorella maggiore”, come funziona già, per esempio, per il Sistema europeo delle banche centrali o l’Europol. 

La nuova istituzione incorporerà l’Autorità per i partiti politici europei, le Fondazioni politiche europee e alcune delle prerogative del Mediatore europeo. 

Per concludere, l’Ue racchiude nel suo Trattato di funzionamento diverse norme severe, ispirate principalmente dalle 10 raccomandazioni dell’OCSE. Ad ogni modo, tutte queste idee richiederanno un consenso europeo per essere sviluppate efficacemente: scommettiamo, per queesto sulla capacità della Commissione europea. . Una conferenza che riunisca i rappresentanti delle lobby e quelli del governo potrebbe essere un primo passo per ascoltare le loro proposte di auto-regolazione. 

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