Idee L'invasione dell'Ucraina, vista dalla Bielorussia

Fratelli ucraini, abbiamo un nemico comune, la dittatura

In questa lettera aperta lo scrittore, traduttore e oppositore politico bielorusso Alhierd Bacharevič si rivolge agli ucraini, chiedendo loro di non punire i cittadini bielorussi per il comportamento criminale di Aleksandr Lukašenko e del suo alleato Vladimir Putin: “Mille bielorussi sono stati arrestati per aver protestato contro la guerra. Spero che queste persone siano altrettante mille ragioni per non guardare alla Bielorussia con odio”.

Pubblicato il 7 Marzo 2022 alle 17:53

Cari ucraini e ucraine, 

Miei eroi, amici miei  cari. Persone per le quali ora soffriamo. 

Non voglio che questa lettera venga letta come una rivendicazione. È troppo tardi per cercare di giustificarmi rispetto all’Ucraina; non ha senso, la macchina della guerra si è già messa in moto, la morte avanza da ogni lato, compresa nella mia patria, e nessun tentativo di difesa, per quanto forte, la fermerà. Non voglio neppure che questa lettera venga presa come un atto di pentimento. Lasciate il pentimento a chi ha le mani sporche di sangue. Siete in guerra, state difendendo il vostro paese, non siamo in chiesa. Siamo tutti quanti insieme di fronte alla Storia, ai lati diversi di un confine tra civiltà che non abbiamo disegnato noi.

Questi sono giorni terribili, prima di tutto per l'Ucraina, ma anche per l'Europa tutta, incastrata di nuovo nella sempiterna trappola della volontà di pace ad ogni costo. È questa l'Europa in cui credo ancora e della quale voi incarnate la speranza. Vorrei tanto che leggesse questa lettera fino alla fine. E a quel punto potrete odiarci, disprezzarci, maledirci ancora e ancora; ma sarete anche costretti a riflettere a chi è contro di voi, se è la mia Bielorussia ad essere contro di voi.

"Noi bielorussi siamo un popolo pacifico...". Così inizia l'inno nazionale della Repubblica di Bielorussia. La musica risale all'epoca sovietica, sono solo le parole ad essere cambiate; all’epoca c'erano le servili "Noi bielorussi, con i nostri fratelli russi...". La mia Bielorussia, la vera Bielorussia, non ha riconosciuto né l'inno della Repubblica socialista Sovietica Bielorussa, né quello nuovo. È un simbolo della dittatura come la bandiera rossa e verde e lo stemma in stile sovietico. Ma ormai al mondo non interessano più queste cose. 

"Noi bielorussi siamo un popolo pacifico". Queste parole per molto tempo hanno soddisfatto molte persone, riprese dalla propaganda di stato e da coloro che si opponevano al regime. “Siamo un popolo pacifico”... sia il potere che l’opposizione potevano facilmente aderire a questa affermazione. Ora sono solamente un mucchio di sciocchezze. La favoletta del popolo pacifico e dei buoni vicini si è trasformata, in un attimo, in una bugia ipocrita e sanguinaria. 

Insieme ai "nostri fratelli russi" la Bielorussia è stata trasformata in una testa di ponte per un attacco all'Ucraina, è diventata un aggressore, a fianco alle nazioni più odiose della storia. L'immagine di "popolo pacifico" è volata in mille pezzi, per sempre, così come l'immagine dei bielorussi come vittime, oppressi per secoli e spinti quasi all'estinzione, ma degni di rispetto in quanto sopravvissuti.


Insieme ai "nostri fratelli russi", anche la Bielorussia è stata trasformata in una testa di ponte per un attacco all'Ucraina, è diventata un aggressore, a fianco alle  nazioni più odiose della storia


Lukašenko ha condotto la Bielorussia e il suo popolo nel vicolo cieco da cui tutti dovremo uscire, compresi i cittadini bielorussi che per tutta la vita si sono vantati di non essere "interessati alla politica". Nessuno di noi può ora stare tranquillo e tacere. Nessuno di noi può ora dire “non mi riguarda”. Nessuno di noi può dire "sono solo una persona normale, nessuno si accorge di me". 

Ma, più terribile ancora, è il ruolo vergognoso che sta giocando la Bielorussia, e che le generazioni future dovranno pagare.  A lungo la parola "Bielorussia" evocherà nelle menti in tutto il mondo immagini di guerra, una guerra nella quale, per la prima volta nella storia la Bielorussia non è né difensore né vittima, ma il fedele servitore del fascismo di Putin.

Non molto tempo fa eravamo orgogliosi del fatto che avevamo finalmente ottenuto un'immagine bella e potente agli occhi del mondo, quella di centinaia di migliaia di uomini e donne che, disarmati, scendevano in strada nel 2020. Persone che si sono opposte ai criminali che si fanno chiamare  "polizia" ed "esercito" con nient'altro in mano se non parole di protesta e sete di libertà. Quella particolare immagine è stata eliminata, cancellata, proprio come i graffiti rivoluzionari del 2020 vengono ancora cancellati nella mia natìa Minsk e nel resto della Bielorussia.

La differenza è che quei messaggi ora sono scritti con il sangue degli ucraini, e chi è responsabile di questo scempio si considera bielorusso, proprio come me. 

Ma sappiate che c’è una differenza fondamentale: chi sogna un'altra Bielorussia, chi da da anni cerca di far diventare quel sogno una realtà, sa che c’è un legame e un'affinità incommensurabilmente più grande e potente con voi; non con i  nostri generali, né con i soldati che vi stanno invadendo. 

Per questo io, Alhierd Bacharevič, scrittore bielorusso, sono pronto ad assumere la mia parte di responsabilità per quello che sta avvenendo. Sono pronto a prendere su di me la vergogna e la disgrazia della Bielorussia per quello che sta succedendo, proprio come  fecero gli scrittori tedeschi emigrati dalla Germania durante la Seconda guerra mondiale. Questo è uno dei compiti della letteratura di oggi. Ciononostante non riesco ad accettare che tutta la mia Bielorussia debba portare lo stigma della vergogna e dell'odio dinanzi al mondo.

Voi ucraini state difendendo il vostro paese. Il vostro esercito, i vostri territori, ogni uomo e donna in Ucraina si è unito per respingere l’invasore. La vostra è una guerra di difesa e di liberazione. Il vostro cammino verso la libertà ha reso evidente che l'impero di Putin non potrà più imprigionarvi di nuovo. L'Ucraina è già cambiata, per sempre. Nel 2020 noi bielorussi ci siamo resi conto che non abbiamo un esercito che possiamo definire “nostro”. Le formazioni militari che avrebbero dovuto difenderci hanno fatto la guerra contro persone disarmate.

I bielorussi hanno  visto con i loro occhi che chi aveva giurato fedeltà al popolo lo ha tradito senza esitare, partecipando attivamente alla repressione dei loro concittadini. Nessuno considera l'esercito della Bielorussia come bielorusso. Non c'è nessun esercito in Bielorussia. Ci sono i generali di Lukašenko che, come quelli di Putin, sognano di vedersi decorati con le medaglie del padrone. Poi ci sono i gradi inferiori che ne eseguono i comandi criminali. In fondo, la carne da cannone di una guerra criminale.


Sono pronto a prendere su di me la vergogna e la disgrazia della Bielorussia per quello che sta succedendo, proprio come  fecero gli scrittori tedeschi emigrati dalla Germania durante la Seconda guerra mondiale


Mi viene detto e ripetuto che queste sono solo parole, che l'Ucraina si aspetta un'azione decisiva da parte dei bielorussi. Ma le parole sono tutto quello che ho. Parole di cui sono responsabile. 

Credo nelle parole, come ultima arma di ogni essere umano. Vi scrivo dall'emigrazione, da un'Europa dove regna ancora la pace, seppure un po’ traballante. Un'Europa che oggi manifesta una solidarietà senza precedenti, un'Europa che vi difende. E per quanto riguarda le azioni... Centinaia di migliaia di bielorussi sono usciti nel 2020 per manifestare contro il regime che ora attacca l'Ucraina. Ero tra loro, così come i miei amici e colleghi. Decine di migliaia sono stati messi in prigione, dove sono stati torturati e continuano a subire lo stesso trattamento. Uccisi, torturati, violentati. Decine di migliaia hanno lasciato il paese. E migliaia continuano la loro resistenza, nascosti, restando nel loro paese.

Nella mia patria tutto è stato distrutto, anche il poco che è riuscito a crescere nonostante il regime, negli ultimi due decenni. Non è rimasto nemmeno quel tanto di libertà che ci permetteva di pensare criticamente e creare. Non ci sono mezzi d’informazione indipendenti liberi che potrebbero raccontare la verità su quanto avviene in Ucraina e aiutare la persone a vedere la guerra attraverso lo sguardo ucraino e bielorusso. Costoro sono considerati "estremisti" e bloccati, i loro giornalisti sono in prigione o costretti a riferire dall'estero. La Bielorussia è in preda al dolore e all'orrore dal 2020.

La Bielorussia è una grande ferita aperta. Non so se ci sono famiglie rimaste indenni alle repressioni. La Bielorussia non ha avuto la possibilità di riprendere fiato dopo la repressione delle  proteste, è stata trascinata  nella guerra. 


Nessuno considera l'esercito della Bielorussia come bielorusso. Non c'è nessun esercito in Bielorussia. Ci sono i generali di Lukašenko che, come quelli di Putin, sognano di essere decorati con le medaglie del padrone


Se dovessi descrivere la situazione con una metafora direi che un uomo ferito viene raccolto da terra e immediatamente viene usato come testa d’ariete per sfondare la porta del vicino. Di chi è la colpa? Dell'uomo ferito! Dopo tutto, è la sua testa che viene usata per sfondare la porta.

Nel 2020 gli ucraini ci hanno sostenuto nella nostra lotta, ci hanno offerto il loro appoggio, soprattutto con le parole, parole molto importanti che non dimenticheremo. Nessuno vi ha risposto: “Ma sono solo parole". È colpa dei bielorussi se non siamo stati in grado di abbattere il muro? O che abbiamo permesso a Putin di occupare il nostro paese? O che abbiamo permesso che il nostro paese venisse usato per il fascismo russo? Secondo una prospettiva storica, sì, forse. Ma noi viviamo qui e ora. Migliaia di bielorussi hanno vissuto sulla loro pelle la repressione e ora sono in prigione. Non potrò mai accettare che meritino odio e disprezzo. Quello che hanno fatto non è invano. La Bielorussia si stava – molto lentamente – svegliando dal sonno imposto da Lukašenko. La storia non si fa in un giorno. Quelli che hanno lottato  per la libertà forse non vivranno per vederla. Ma questo significa forse che tutti i loro sforzi sono stati vani?

È davvero possibile che tutto ciò che è stato scritto dai mezzi d’informazione ucraini due anni fa sia stato dimenticato? È stato scritto così tanto tempo prima dell'inizio della guerra? Non posso credere ai miei occhi quando leggo ciò che viene scritto oggi nei giornali ucraini sul cosiddetto "referendum" che si è tenuto in Bielorussia il 27 febbraio. L'ennesima farsa, organizzata da un dittatore per ottenere il controllo totale sul paese e consegnarlo ai russi una volta per tutte, viene presentata come una "libera espressione della volontà" antiucraina dei bielorussi. Mi rendo conto che c'è una guerra d'informazione in corso. Instillare l'odio per il nemico è giustificato e opportuno. In questo caso però non c'è stata alcuna "libera espressione della volontà" dei bielorussi. È stato uno degli spettacoli drammatici della routine di Lukašenko, un'altra delle sue "eleganti vittorie".

La Bielorussia sta oggi vivendo una situazione che può essere descritta solamente in termini di una guerra civile sotto occupazione straniera. La Bielorussia non è l'Ucraina. Non c'è un governo bielorusso in Bielorussia, nessun esercito bielorusso, nessuna polizia bielorussa, nessuna politica bielorussa, nessun giornale bielorusso libero. La Bielorussia è gravemente amputata, la Bielorussia è divisa. La Bielorussia non sa cosa fare di se stessa o come sopravvivere, o come bloccare la sua scomparsa dalla mappa del mondo o dal territorio della moralità umana.

La mia Bielorussia esiste oggi – all'interno del paese e oltre i suoi confini – come una serie di isole di resistenza. Il compito di queste isole è quello di rimanere in vita e di raccogliere le forze. Non conterei sul fatto che oggi possano unirsi, prendere il potere e fermare la guerra. Penso però che queste isole di resistenza siano la base per un futuro stato pacifico, un vicino libero di un'Ucraina libera. In questi giorni di guerra si uniscono a sostegno dell'Ucraina e fanno tutto il possibile. Si possono ignorare i loro sforzi, se sono fatti per l'Ucraina e per la futura Bielorussia?

Nel lontano 1968 sette dissidenti sovietici uscirono sulla Piazza Rossa di Mosca per protestare contro l'invasione della Cecoslovacchia. I cechi scrissero questo su di loro: queste sette persone ci danno almeno sette ragioni per non odiare la Russia. Mille bielorussi sono stati arrestati per aver protestato contro la guerra in Ucraina. Vorrei poter sperare che queste persone rappresentino altrettante mille ragioni per non guardare alla Bielorussia con odio.

Non voglio certo che questo testo venga letto come un tentativo patetico, come se piangessi e mi prosternassi davanti a voi. Quando io, come altri bielorussi, faccio delle donazioni all'esercito ucraino o a delle ong non voglio che questo venga visto come un tentativo di redimersi. Lo faccio come un pari vostro, come essere umano e come bielorusso che non è in grado di aiutare in un altro modo l'Ucraina in questo momento difficile. Ogni volta che mia moglie e io partecipiamo alle manifestazioni a sostegno dell'Ucraina, non lo facciamo mossi dal senso di colpa, ma perché vogliamo avere una qualche influenza sui politici occidentali che ancora ascoltano quello che la gente dice loro.


Le parole sono tutto quello che ho. Parole di cui sono responsabile


Quando io, come emigrante con il minimo dei diritti, scrivo questa lettera in bielorusso da Graz in Austria agli ucraini e ai miei connazionali, lo faccio non certo per cercare il vostro perdono, ma perché non posso e non voglio tacere. Quando scrivevo libri e saggi, quando nel mio romanzo The Dogs of Europe mettevo in guardia dai pericoli dell'impero di Putin, la maggior parte dei miei lettori lo considerava solo una distopia. Bene, ora ci siamo dentro, voi e noi. Ho fatto tutto quello che potevo? Questa non è una domanda per voi. È una domanda per me, e devo trovare la risposta da solo. Come fanno tutti i bielorussi.

Ma non posso guardare con calma e comprensione quello che si dice nei social media: "Ok, continuate a leccare il culo di Putin!". Non sono i fan di Putin che lo scrivono, ma dei bielorussi che hanno combattuto contro il fascismo di Putin in ogni modo e non hanno permesso che la Bielorussia diventasse la vergogna dell'Europa. Non posso senza orrore e rabbia leggere di come i bielorussi vedono i finestrini delle loro auto rotte quando cercano di aiutare i rifugiati ucraini, solo perché  le loro auto hanno targhe bielorusse. Trovo doloroso leggere come gli amici bielorussi dell'Ucraina, che hanno subìto e pagato le repressioni del regime, sentirsi dire: "Feccia, vai a sbaciucchiare Lukašenko". Ci sono bielorussi che sono stati cacciati dalle loro case in Ucraina, dove sono venuti per salvarsi dal lukašismo.

A cosa vi porta questo odio? Se siete convinti che vi aiuterà a sconfiggere gli occupanti, scriveteci e ditecelo. Noi capiremo. Continueremo a sostenervi in silenzio, tenendo la bocca ben chiusa per rendere più facile sopportare l'insulto. Scriveteci e distruggete gli occupanti, da qualunque parte provengano, dalla Russia o dalla Bielorussia, dalla Cecenia o da qualunque altro posto. Saremo felici di tutte le perdite che causerete ai vostri nemici. 

Ma questo odio sconsiderato verso tutto ciò che porta il nome bielorusso non vi porterà alcun alleato nel campo nemico. E la maggior parte di noi non vive nel campo nemico. Siamo da qualche parte nel vuoto, tra la luce e l'oscurità. Ci vergogniamo, veniamo coperti di insulti e abbiamo paura, ma combattiamo dalla vostra parte. Alcuni di noi con le parole, alcuni con il pensiero, alcuni con i fatti, alcuni con le armi perché si, ci sono bielorussi che hanno preso le armi per combattere per voi. E ci sono alcuni che semplicemente seguono le notizie, che non riescono a dormire, soffocati dall’impotenza e dalla disperazione, che maledicono coloro che hanno scatenato questa guerra.


Mille bielorussi sono stati arrestati per aver protestato contro la guerra. Spero che queste persone siano altrettante mille ragioni per non guardare alla Bielorussia con odio


Non abbiamo scelto dove nascere. Nemmeno voi.

Parte del piano terribile di Mosca è di ingigantire l'odio. Ovunque. E hanno iniziato a mettere in atto questo piano tanto tempo fa. Per il Cremlino è fondamentale instillare l'odio tra i suoi vicini, farlo crescere perché diventi impossibile tornare indietro. Il classico "divide et impera".

Cari amici ucraini, abbiamo un nemico comune, un nemico che gioisce ogni volta che nasce un conflitto tra noi, ogni volta che vede crescere l'odio tra persone che ieri erano amiche. Putin e Lukašenko sorridono compiaciuti, di fronte ai i loro piani che vedono funzionare. Davvero è quello che vogliamo?

Abbiamo un nemico comune. Lo dico sia ai bielorussi che agli ucraini. Abbiamo un nemico comune. Non dimentichiamolo.

Anche se forse è già troppo tardi.

👉 Leggi la versione originale su Tyzhden


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