Ultimi ritocchi prima di Schengen

La Commissione europea ha rinviato l’ingresso della Bulgaria nella zona di libera circolazione dell’Ue a causa del mancato progresso nella lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata. Sofia si vanta di aver soddisfatto tutti i requisiti per l’adesione, ma un’inchiesta dimostra che non è vero.

Pubblicato il 10 Aprile 2012 alle 10:41
 | Il posto di frontiera Kapitan Andreevo, tra Bulgaria e Turchia

“Solo un sottile strato di vernice ci separa ancora da Schengen”: è con queste parole che un anno fa il primo ministro aveva parlato della nostra adesione all’area Schengen per la libera circolazione. Quel giorno Boïko Borissov ha visto rosso quando una giornalista austriaca gli ha chiesto se la Bulgaria fosse veramente pronta a questo grande passo, tenuto conto che il paese è considerato il più corrotto e incancrenito dalla criminalità di tutta l’Unione europea (Ue).

Innervosito, Boïko Borissov aveva risposto che “le nostre frontiere sono quelle sorvegliate meglio rispetto a molti altri paesi dell’Ue”. E a quel punto aveva spiegato che ormai non restava altro che ultimare “qualche ritocco” prima di soddisfare tutti i requisiti necessari, come quando “si rinfresca e si ritinteggia un edificio amministrativo”, con allusione al centro di accoglienza per i clandestini alla frontiera turca. Da allora quel centro d’accoglienza è stato ridipinto ed è regolarmente in funzione.

Ma la decisione sull’ingresso della Bulgaria nell’area Schengen è stata rinviata ancora una volta. Ormai se ne riparlerà il prossimo settembre: nel frattempo, secondo quanto ammettono tutti, compresa la Commissione europea, la Bulgaria ha ottemperato a tutte le richieste “tecniche”, ovvero ha provveduto a creare sistemi di informazione, dotazioni software, ha formato i quadri della polizia di frontiera, ha predisposto strumenti di sorveglianza.

Insomma, tutto ciò che era di pertinenza del ministero degli Interni è stato fatto. Eppure si è lontani dall’aver portato a termine tutto ciò che andava fatto, soprattutto per quel che concerne l’altro aspetto dell’adesione: le infrastrutture e la ristrutturazione dei posti di frontiera. In questo ambito i lavori sono appena all’inizio, come ha potuto constatare un’inchiesta condotta da Troud.

A Vrachka Tchuka e Bregovo, i due posti di frontiera con la Serbia nel nord-ovest del paese, per esempio, si calcola che i lavori di ristrutturazione possano arrivare a costare circa 500mila lev (250mila euro circa). Quando arriviamo a Vrachka, i funzionari ci avvertono che manca l’acqua, perché c’è un guasto alle tubature. Pare che qui accada spesso. A ciò si aggiunge un’illuminazione elettrica obsoleta, sanitari in pessimo stato e locali dalle porte traballanti. “Da fare c’è ancora molto” ammette il prefetto Tzvetan Videnov. Occorre riasfaltare, rifare la segnaletica e, last but not least, costruire una nuova garitta, come si deduce dal cratere scavato nei pressi, che dovrebbe accogliere le nuove fondamenta.

A Bregovo, la situazione è pressoché identica, con la differenza che i lavori non sono nemmeno iniziati. “Da qui a questa estate saranno conclusi!” si impegna il prefetto.

Il posto di frontiera di Malko Tarnovo con la Turchia è stato aperto il 16 maggio 1970 e da allora nessuno ci ha più rimesso mano. Di conseguenza tutto è esattamente come allora: mobili, pareti, quadri…Altre migliorie devono essere apportate a Kapitan Andreevo, il più importante valico per la Turchia. Oggi l’edificio dell’ex duty-free è stato trasformato in magazzino, ma in seguito dovrà accogliere gli uffici del nuovo centro di cooperazione tra Bulgaria, Turchia e Grecia, dove si gestiranno situazioni di crisi, come inondazioni o afflusso massiccio di immigrati. L’inizio dei lavori, che si aggirano nell’ordine del mezzo milione di lev, è previsto per il mese di settembre.

Dall’altra parte della Bulgaria, a Dunav Most, il principale posto di frontiera con la Romania situato sul ponte del Danubio, dovrebbe anch’esso ricevere più finanziamenti. Sul versante romeno sono previsti lavori sul ponte che preoccupano moltissimo i responsabili bulgari. “Vedrete: ci troveremo senz’altro ingorghi pazzeschi e file interminabili di camion”, paventa Vesko Marinov, aiuto prefetto di Roussé.

Nell’ottica di Schengen, tutti questi posti di frontiera dovranno essere adeguati per rispondere alle esigenze del controllo unico tra paesi membri. Le installazioni sono diventate obsolete ed urge la realizzazione di nuove. Questo spiega perché i lavori si stimano nell’ordine di cinque milioni di lev complessivi, di gran lunga la cifra più consistente da spendere per poter beneficiare dello status di “paese membro dell’area Schengen”.

Sei un mezzo d'informazione, un'impresa o un'organizzazione? Scopri le nostre offerte di servizi editoriali su misura e di tradzuzione multilingue.

Sostieni il giornalismo europeo indipendente

La democrazia europea ha bisogno di mezzi d'informazione indipendenti. Voxeurop ha bisogno di te. Unisciti alla nostra comunità!

Sullo stesso argomento