Un paese a rotoli

Il governo di Atene sembra orientato verso la ristrutturazione del debito pubblico, nonostante la reazione di Ue e Fmi potrebbe essere molto dura. Intanto la coesione sociale diminuisce a vista d’occhio.

Pubblicato il 18 Aprile 2011 alle 14:05

I segnali che la situazione del paese sta precipitando si moltiplicano ovunque. A Corinto, dove venti pirati della strada hanno assaltato un commissariato senza incontrare resistenza per cancellare ogni prova delle loro multe. A Pérama, dove alcuni sindacalisti hanno ribaltato una macchina della polizia con tanto di poliziotti dentro. A Kératéa, dove da mesi è in corso una sorta di guerriglia contro le forze dell’ordine, e dove lo stato si sta dimostrando incapace di reagire [gli abitanti si oppongono alla costruzione di una discarica per lo smaltimento dei rifiuti]. Ai caselli e in piazza della Costituzione nel centro di Atene, dove il collettivo “Io non pago” agisce impunemente e prende in ostaggio chi non si presta a violare la legge. A Patrasso, dove alcune persone con indosso il passamontagna se la sono presa con un illustre signore di 80 anni, James D. Watson, premio Nobel per la medicina nel 1962.

Non si tratta semplicemente di sporadici episodi di violenza e di anarchia. I sindacati sono insorti quando hanno scoperto che la società elettrica Dei ha letteralmente regalato alcuni milioni di euro a una filiale. I professori universitari hanno minacciato di sospendere l’insegnamento e chiudere gli atenei quando hanno ricevuto la notifica di un “comitato di esperti”, secondo i quali la spesa media per ogni studente è più alta che in ogni altro paese d’Europa. Nella sanità, dove è risultato che spendiamo quanto gli Stati Uniti, i medici hanno chiuso gli ospedali col pretesto che mancano posti letto e medicine. Per fortuna, almeno in questo caso, il ministro ha immediatamente avviato una procedura disciplinare.

Quanto al settore pubblico, i dipendenti meglio pagati stanno effettuando scioperi a singhiozzo. La troika Fmi-Bce-Ue ha rilevato che il meccanismo di riscossione delle imposte è peggiore di quello che c’era ai tempi delle elezioni del 2009. Tutto ciò in un clima di confusione incredibile, in buona parte creato dai ministri. Per esempio quello della protezione civile, che dopo qualche successo contro le organizzazioni terroristiche ha deciso di seguire il metodo del suo predecessore e si rifiuta di assumersi le proprie responsabilità. E quello dell’ambiente, che finora non ha avuto nulla da dire sull’assenza di una discarica pubblica a Kératéa.

Indietro non si torna

La stessa confusione regna in ambito economico, dove i quadri del Partito socialista fanno l’occhiolino alla ristrutturazione del debito e dimostrano così di non comprendere il nostro problema di fronte all’Europa e ai mercati. Perché, naturalmente, i tecnocrati della troika minacciano di dare parere negativo sul versamento della quarta tranche del prestito da 110 miliardi di euro. Se ciò dovesse accadere, la questione della ristrutturazione non avrebbe più senso alcuno.

Il 15 aprile il primo ministro George Papandreou ha illustrato nuovamente questo dilemma nel suo discorso al Consiglio dei ministri, quando ha annunciato nuove misure di austerity. In questi ultimi giorni ci sono stati prospettati gli scenari che ci attendono qualora scegliessimo la ristrutturazione: le amministrazioni non avrebbero soldi per pagare i dipendenti pubblici e gli ospedali chiuderebbero i battenti per mancanza di farmaci e altro materiale.

Un sondaggio di To Vima rivela che buona parte dell’opinione pubblica – malgrado i problemi e l’insoddisfazione verso il governo – continua a condividere queste preoccupazioni. È ora che il Pasok, i ministri e i deputati capiscano una volta per tutte che non è possibile tornare indietro, ma solo andare avanti. (traduzione di Anna Bissanti)

Ristrutturazione

Negare fino all’ultimo

Il governo di Atene ha “chiesto al Fmi e all’Ue la ristrutturazione del debito pubblico greco”, scrive Eleftherotypia: “La procedura dovrebbe essere discussa a giugno e applicata nel 2012”. La richiesta sarebbe stata formulata dal ministro delle finanze Giorgos Papakonstantinou durante la riunione informale dei ministri della finanze dell’Unione europea tenutasi all’inizio di aprile e in occasione della visita degli esperti di Fmi, Bce e Ue nello stesso periodo. “Le smentite sulla ristrutturazione del debito sono giustificate”, spiega Eleftherotypia, “dato che decisioni di questo genere non si annunciano in anticipo”. Un alto rappresentante del Fondo monetario internazionale ha dichiarato al quotidiano che le smentite continueranno fino all’ultimo momento.

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