Cristina de Vega Martín non si stanca mai della vista dal suo balcone: lunghe macchie di campi verdi e gialli che svaniscono per lasciare spazio alla massa montuosa bluastra dei Pirenei. La vista è uno dei vantaggi di vivere nel villaggio di Banastás, a due chilometri dal centro regionale di Huesca, nel nord-est della Spagna. Tra gli altri vantaggi, De Vega Martín cita la calma, le stanze ampie e le relazioni con i vicini. Ma a volte, quando non può arieggiare la casa a causa dell'odore di liquame, che si attacca ai vestiti e ai mobili, non è così contenta di vivere lì. E poi c'è il problema dell'acqua.
Alla fine di giugno del 2022 un prolungato periodo di siccità, durante il quale le temperature non sono mai scese sotto i 30 °C, ha prosciugato i fiumi del paese e fatto ingiallire la vegetazione. Ma a Banastás, un villaggio di meno di 300 abitanti, la contaminazione dell'acqua potabile da nitrati è un problema ormai da anni. Le autorità locali hanno installato una fontana nel centro del paese, accanto alla piscina comunale.
"Non è affatto comodo. Compriamo l'acqua da bere in bottiglia. Ma se voglio fare un'insalata, devo lavare le verdure. Ho bisogno di acqua per cucinare, il che significa che devo venire qui con le damigiane ogni volta. Finiamo per comprare l'acqua per tutto", racconta. De Vega Martín è un insegnante e un membro dell'organizzazione civica HoyaHuescaViva, che tiene sotto controllo l'inquinamento da nitrati nella regione. Nel 2021, i livelli di nitrati hanno raggiunto i 140 mg/L.
I nitrati sono nutrienti utili utilizzati nei fertilizzanti sia sintetici che organici (letame animale). Tuttavia, l'odierna agricoltura industriale produce un'eccedenza di letame, che viene sparso principalmente nei campi intorno alle fattorie, poiché il trasporto a lunga distanza non è redditizio, e i nutrienti che non vengono assorbiti dalle piante possono finire per contaminare le falde e i corsi d'acqua.
E intorno a Banastás le deiezioni animali non mancano. Il villaggio si trova nella provincia di Aragona, che è in testa al paese per numero di allevamenti di suini, con sei animali per abitante. Secondo i dati del governo regionale dell'Aragona, nel 2021 c’erano a Huesca 5.029.745 suini (e 9.874.722 in Aragona, per una popolazione di 224.264 abitanti), mentre nella valle di Huesca c'erano 488 mega allevamenti di maiali, con una capacità di 1.337.564 suini in un'area dove vivono meno di 70mila persone. La Spagna è oggi uno dei maggiori esportatori di carne suina in Europa, e nel 2020 era il primo esportatore europeo di carne suina in Cina.
Adottata nel 1991, la Direttiva nitrati dell'Ue mira a proteggere la qualità dell'acqua impedendo ai nitrati di origine agricola di inquinare le fonti idriche e promuovendo l'uso di buone pratiche agricole. Nelle cosiddette “Zone Vulnerabili ai Nitrati” (Nitrate Vulnerable Zones), aree designate come a rischio di inquinamento da nitrati da fonti agricole, l'applicazione di fertilizzanti minerali è limitata e la quantità massima consentita di concime animale è limitata a 170 kg di azoto per ettaro all'anno. In Spagna, l'area intorno a Huesca è designata come Zona Vulnerabile ai Nitrati.
Un eccesso di sostanze nutrienti nelle falde e nei corsi d’acqua può provocare una crescita eccessiva delle alghe, portando infine all'eutrofizzazione, una riduzione della quantità di ossigeno nell’acqua dannosa per le specie acquatiche. Se l'inquinamento raggiunge una massa critica definita, fiumi e laghi idrici possono diventare completamente privi di vita, rendendo impossibile la balneazione o il prelievo per l’acqua potabile.
| Nutrienti: fosforo e azoto L'azoto e il fosforo sono nutrienti essenziali per la crescita delle piante e ingredienti chiave dei fertilizzanti prodotti dall'uomo. Un eccesso di azoto può provocare inquinamento atmosferico (attraverso il protossido di azoto o l'ammoniaca) e l'inquinamento delle acque sotterranee con i nitrati. Il fosforo può inquinare le acque e accelerare l'eutrofizzazione di fiumi e laghi. L'erosione del suolo è uno dei principali responsabili della presenza di fosforo nei corsi d'acqua, perché aderisce alle particelle del terreno; pertanto, fermare l'erosione contribuirebbe a diminuire la contaminazione delle acque da parte del fosforo. L'azoto, invece, è altamente mobile e può facilmente percolare con l'acqua, entrando così nelle falde acquifere. |
Il consumo di acqua potabile contaminata da nitrati può avere effetti negativi sulla salute come la cianosi, una condizione cutanea bluastra particolarmente pericolosa per i neonati e le donne in gravidanza. Uno studio realizzato in Danimarca ha riscontrato un aumento statisticamente significativo del rischio di cancro colorettale associato a livelli di nitrati superiori a 3,87 mg/L nell'acqua potabile, ben al di sotto dell'attuale standard (Ue) per l'acqua potabile di 50 mg/L. Un altro studio danese ha osservato un'associazione tra nitrati e tumori del sistema nervoso infantile.
Il giornale spagnolo Datadista, che ha analizzato l'impatto dell'agricoltura intensiva del paese sulla qualità e sulla quantità delle falde acquifere, ha rivelato che il 70 per cento dei comuni spagnoli che hanno registrato una contaminazione da nitrati nell'acqua di rubinetto si trova in aree vulnerabili ai nitrati di origine agricola.
Secondo il Sistema nazionale spagnolo di informazione sull'acqua potabile (SINAC), che raccoglie i dati relativi all'analisi dell'acqua destinata al consumo umano e alle sostanze in essa contenute, nel 2021 oltre 700 dei campioni analizzati in tutto il paese hanno superato la soglia legale di nitrati nell'acqua (50 mg/L) stabilita dalla Direttiva europea sull'acqua potabile.
"Per quanto riguarda le procedure per gli incidenti (controllo, misure correttive e/o immediate) in ogni Comunità Autonoma, è il Ministero Regionale, nel suo compito di sorveglianza sanitaria come autorità competente, a definire come devono essere gestiti", ha detto il Ministero della Salute spagnolo in una e-mail.
Una volta che l'acqua è contaminata dai nitrati, diventa costoso trattarla. Per rimuovere i nitrati dall'acqua potabile si possono lo scambio ionico, l’osmosi inversa o la distillazione. Alcuni fornitori di acqua scelgono anche di miscelare l'acqua potabile inquinata con una parte di acqua non trattata meno inquinata, o di spostare i pozzi. A Banastás, le autorità hanno promesso un progetto che prevede l'arrivo di acqua da Huesca. "L'acqua pulita [doveva essere portata] a Banastás e ai villaggi circostanti che hanno lo stesso problema. Il progetto è stato annunciato nel 2018 e non è ancora stato fatto nulla; sono ancora alla fase dell’esproprio dei terreni per le condutture", dice de Vega Martín. La donna teme che finiranno per pagare l'acqua molto più cara.
"I costi di rimozione dei nitrati sono piuttosto elevati e potrebbe essere meno costoso sovvenzionare gli agricoltori affinché utilizzino meno concime azotato", spiega Daniel Petry, esperto di inquinamento agricolo di EurEau. Uno studio del 2017 condotto dall'Agenzia per l'ambiente tedesca, dove circa il 18 per cento di tutti i siti di acque sotterranee monitorati presenta superamenti dei livelli di nitrati consentiti, ha analizzato diversi modelli di rimozione dei nitrati dall'acqua e modelli di collaborazione tra fornitori di acqua e operatori agricoli.
Lo studio ha rilevato che il costo della rimozione dei nitrati dall'acqua supera quello della rimozione dei pesticidi. Inoltre ha concluso che, con misure volte a ridurre l'immissione di fertilizzanti in Germania, "il costo per la comunità sarebbe di circa 111,7 milioni di euro all'anno, il che significa che l'onere della messa in conformità è significativamente inferiore al costo sostenuto dai fornitori di acqua" (che ammonta a 580 milioni di euro o più).
In Catalogna, il secondo polo produttivo di carne suina del paese, il problema della contaminazione da nitrati ha portato la provincia a imporre una moratoria sulla costruzione di nuovi allevamenti e sull'ampliamento della capacità degli allevamenti esistenti situati in comuni con un alto indice di densità di bestiame. La moratoria è un buon passo avanti, ma non serve alle comunità in cui il numero di suini è già estremamente elevato", afferma Ginesta Mary, attivista ambientale e presidente dell'associazione Defensa del Ter.
I volontari di Defensa del Ter eseguono regolarmente l'analisi dei campioni d'acqua. "Dobbiamo ridurre il numero dei suini", affermaGinesta, che ha studiato ingegneria chimica, ha conseguito un dottorato in inquinamento atmosferico e lavora presso il Comune su questioni ambientali. Vive in campagna, a sei chilometri da Vic, un'incantevole cittadina a circa 60 chilometri da Barcellona, dove, davanti alla sede del governo locale, troneggia la statua di un uomo che trasporta un maiale.
Quando si parla di inquinamento con le autorità, Ginesta dice che la tecnologia viene solitamente presentata come soluzione al problema. Si parla di impianti per la produzione di elettricità dai liquami, o dell'uso di mangimi diversi per far sì che gli animali defechino meno. "Diffido delle soluzioni tecnologiche da sole. Il capitalismo in sé non risolverà il problema che sta generando", afferma. A suo avviso, la Spagna dovrebbe cambiare la propria agricoltura: "Quando la produzione industriale di carne suina troverà un luogo più redditizio in cui operare, ci rimarrà il territorio contaminato e la gente disoccupata. Abbiamo ipotecato la terra, l'acqua, il suolo e le persone" spiega Ginestra.
Lotta all'eutrofizzazione
La Spagna non è l'unico paese dell'Unione europea a lottare contro l'inquinamento da nitrati causato dall'agricoltura; l'eccesso di nutrienti nelle acque di superficie ha portato all'eutrofizzazione dei laghi europei già nel 1960 e di grandi bacini fluviali europei come il Reno, l'Elba, il Po e il Danubio negli anni Settanta e Ottanta. I sintomi negativi dell'eutrofizzazione sono stati riconosciuti nel 1970 e da allora l'Ue ha adottato una serie di normative volte a ridurre l'apporto di nutrienti.
Mentre la Direttiva Nitrati mira a ridurre la penetrazione dei nitrati dall'agricoltura alle falde attraverso diverse misure, la Direttiva quadro sulle acque e la Direttiva sulle Acque sotterranee chiedono agli stati membri di mettere in atto misure di monitoraggio e di fissare valori soglia per i livelli di nutrienti.
Anne Lyche Solheim, ricercatrice presso l'Istituto norvegese per la ricerca sulle acque, ha lavorato alla definizione degli indicatori che misurano l'impatto di un eccesso di nitrati agli albori della Direttiva quadro sulle acque. "Abbiamo potuto constatare che gli organismi non venivano colpiti in modo lineare, ma che si verificava un cambiamento molto brusco a un certo livello di concentrazioni di nutrienti", spiega.
Gli standard per i nitrati nelle acque di superficie per prevenire l'eutrofizzazione dipendono dalle caratteristiche del corpo idrico, quindi i paesi con tipi simili di corpi idrici hanno dovuto trovare un accordo sui valori. Oggi questi valori sono molto più severi (4-5 volte) rispetto agli standard fissati per l'acqua potabile.

Ma nonostante le concentrazioni di nitrati siano diminuite sia nelle acque superficiali che in quelle sotterranee rispetto alla situazione precedente all'adozione della Direttiva Nitrati nel 1991, una relazione della Commissione del 2019 sull'attuazione della Direttiva ha rivelato che "nell'ultimo decennio sono stati fatti pochi progressi e l'inquinamento da nutrienti provenienti dall'agricoltura è ancora una seria preoccupazione per molti stati membri".
Se le misure per la protezione delle zone vulnerabili ai nitrati sembrano buone sulla carta, la loro attuazione è frammentaria. Per esempio, nella Zona Vulnerabile ai Nitrati della Lombardia alcuni comuni hanno un carico di azoto di 600 kg/ha o più, ben oltre il limite di 170 kg/h, nonostante le misure annunciate dalle autorità regionali.
Se oggi Mar Menor soffre di periodiche morie di massa di pesci a causa dell'esaurimento dell'ossigeno e le spiagge della Bretagna, in Francia, sono ricoperte ogni estate da strati su strati di alghe verdi tossiche, Solheim ritiene che sia dovuto al fatto che gli obiettivi di concentrazione di nitrati nell’acque sono fissati a livelli troppo alti.
"Credo che ci siano state molte pressioni da parte di diversi operatori agricoli per minare il processo scientifico e dire che non potremo mai raggiungere i limiti che sono in linea con il buono stato biologico. Questo significa che i nostri limiti sono più alti e le misure di mitigazione sono adattate ad essi. Lo stato biologico delle acque sarà moderato o peggiore perché le misure non sono abbastanza severe".
Solheim spiega che la Direttiva Quadro sulle Acque consente ai paesi di designare corpi idrici che non raggiungeranno mai un buono stato, ad esempio nelle aree ad agricoltura intensiva. "Per loro vengono fissati obiettivi meno severi. È necessario dimostrare che i costi sono sproporzionati o che qualcosa non è tecnicamente fattibile", spiega la Solheim.
A questo si aggiunge il fatto che i paesi possono chiedere diverse deroghe: nel settembre 2022, la commissione europea ha concesso una deroga ai Paesi Bassi per "consentire l'applicazione di effluenti di allevamento al pascolo fino a un limite di 230 kg di azoto per ettaro all'anno" nelle zone vulnerabili ai nitrati (la quantità massima di azoto che può essere applicata annualmente è di 170 kg di azoto per ettaro). Si tratta della sesta deroga di questo tipo concessa dal 2005, nonostante il fatto che nel periodo dal 2016 al 2019, "il 58 per cento delle acque dolci è risultato eutrofico e il 10 per centopotrebbe diventarlo in assenza di misure". Deroghe simili sono in vigore in Irlanda, Danimarca o Belgio.
Infine, anche se le direttive sono giuridicamente vincolanti e la Commissione è (teoricamente) in grado di farle rispettare, la procedura per farlo è lunga, macchinosa e, a quanto pare, sempre meno frequente.
Chi multa gli inquinatori
Nel suo ruolo di "custode dei trattati", la commissione europea ha la responsabilità di garantire che gli stati membri applichino le leggi dell'Ue e ha il potere di avviare procedure di infrazione, un'azione legale che può portare i casi alla Corte di giustizia dell'Unione. Se uno stato membro non si adegua alla sentenza della Corte, la procedura di infrazione può comportare sanzioni pecuniarie. Le denunce da parte di singoli o organizzazioni possono essere presentate direttamente alla Commissione, attraverso il Mediatore europeo, o tramite petizione al parlamento europeo; sulla base delle informazioni ricevute, la Commissione può decidere se portare avanti il caso o meno.
"Le procedure di infrazione sono un elemento che distingue l'Ue da altre organizzazioni internazionali: consentono non solo di approvare leggi, ma anche di rafforzarle", spiega Andreas Hoffman, ricercatore presso la Freie Universität di Berlino, che ha studiato i modi in cui la Commissione può raggiungere gli obiettivi politici attraverso le controversie. Secondo i dati della commissione europea, a partire dagli anni Novanta sono state avviate procedure d'infrazione contro ogni paese dell'Ue nel campo della legislazione in materia di acque, la maggior parte delle quali per garantire il (corretto) recepimento della legislazione comunitaria in materia di acque nelle leggi nazionali. Inoltre, sono state avviate venti procedure d'infrazione per la mancata conformità alla direttiva sui nitrati.

Eppure le procedure di infrazione che sfociano in rinvii a giudizio e ammende sono rare. "Le procedure che possono sfociare in ammende sono quelle [...] in cui uno stato membro non ha recepito una direttiva in tempo o [...] in cui uno stato membro non si è conformato a una precedente sentenza della Corte. Quest'ultimo caso è più importante, poiché di solito si tratta di casi che comportano un grave contenzioso", spiega Hoffman. Secondo il database delle infrazioni dell'Ue, solo dieci procedure di infrazione relative alla politica idrica hanno portato al pagamento di sanzioni da parte dei paesi condannati. "Mentre la costruzione di una stazione di depurazione può essere una questione tecnica, l'inquinamento da nitrati ha un peso politico maggiore", osserva Hoffman.
| L'Ue più lassista Circa cinque anni fa, Daniel Kelemen, professore di scienze politiche e diritto alla Rutgers University, ha iniziato a notare le notizie sul calo del numero di procedure di infrazione. Insieme al suo collega Tommaso Pavone, assistente di diritto e politica all'Università dell'Arizona, ha analizzato i dati sulle procedure d'infrazione nell'UE e ha parlato con alcuni funzionari della commissione europea. La loro analisi ha evidenziato un forte calo del numero di procedure: tra il 2004 e il 2018, il numero di procedure di infrazione aperte dalla Commissione è diminuito del 67 per cento e il numero di casi deferiti alla Corte è diminuito dell'87 per cento in tutti i settori politici e in tutti i paesi. Oggi la Commissione deferisce alla Corte solo due o tre casi all'anno per paese, il tasso più basso dal 1970. Secondo Kelemen e Pavone, il calo non è dovuto a una maggiore conformità, ma si spiega piuttosto con la tolleranza, "una scelta politica di non applicare la legge". In un contesto di crescente euroscetticismo a metà degli anni 2000, la Commissione ha deciso di dare priorità al dialogo politico con gli Stati membri rispetto alle procedure di infrazione. Oggi i funzionari pubblici potrebbero essere dissuasi dal preparare un caso di procedura d'infrazione, perché sanno che potrebbero non ottenere alcun risultato. "Non si può avere una Commissione politica al mattino e una Commissione tecnocratica al pomeriggio", afferma Kelemen. "La Commissione ha bisogno del sostegno degli stati membri per attuare le [sue] politiche, ma è anche l'organo che dovrebbe rafforzare tali politiche. C'è una contraddizione tra questi ruoli", sottolinea. |
Inoltre le procedure di infrazione sono solitamente lunghe e complesse e non è possibile ricorrere a misure cautelari. "Non si può impedire che l'inquinamento avvenga prima che la procedura di infrazione raggiunga il suo corso completo".
Nel 2018, ad esempio, la commissione europea ha inviato una notifica formale all'Italia per non aver designato le zone vulnerabili ai nitrati, non aver monitorato le acque e non aver adottato misure aggiuntive in una serie di regioni che destano preoccupazione per l'inquinamento da nitrati. Nel 2020, la Commissione europea ha inviato all'Italia un'ulteriore diffida formale. Ma la questione non è ancora stata risolta.
Negli ultimi anni, il numero di procedure d'infrazione avviate dalla CE è diminuito. Sebbene la Commissione ritenga che il miglioramento del rispetto delle norme da parte degli Stati sia una delle ragioni di questo fenomeno, questa teoria è stata sfatata.
"Ma se una ong o un individuo vuole risolvere un problema locale concreto, è meglio che faccia causa al proprio tribunale nazionale, il processo dovrebbe essere più rapido. Anche perché c'è un elemento politico nel modo in cui vengono percepite le procedure di infrazione: il governo può sempre dire che la decisione proviene dalla Corte di giustizia dell'Ue, che gli sta imponendo cosa fare", afferma Hoffman.
A proposito di questa inchiesta
Dalle spiagge della Bretagna, in Francia, alle falde acquifere dell'Aragona, Spagna; dalle fertili pianure dei Paesi Bassi alle colline del prosecco in Italia: abbiamo esplorato le carenze delle politiche di protezione dell’acqua nell’Unione europea. Le norme europee, benché molto avanzate, sono difficili da applicare a causa delle lacune nel monitoraggio e della limitata disponibilità di dati; per parte sua l'industria è riuscita a bloccare testi di legge importanti sfruttando le lacune della scienza, a fronte di un impatto reale dell’inquinamento sulla vita delle comunità e sugli ambienti acquatici di tutta Europa.
Questa inchiesta è pubblicata nell'ambito di una ricerca sull'inquinamento idrico in agricoltura sostenuta da una 2022 Bertha Challenge Fellowship. Puoi consultare il sito web del progetto qui: Troubled Waters
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