“La credibilità finanziaria della Spagna è vicina allo zero”, scrive Ambrose Evans Pritchard sul Daily Telegraph.

La credibilità fiscale sta a zero. La credibilità politica sta a zero. Il nuovo governo di Mariano Rajoy ha dilapidato i vantaggi della sua maggioranza assoluta nel giro di pochi mesi e ha completamente perso la fiducia delle istituzioni europee.

Il redattore della sezione affari internazionali del Daily Telegraph non risparmia le frecciate, e attacca “l’incompetente élite politica europea” e le sue “politiche monetarie, fiscali e regolatorie improntate alla tattica della terra bruciata”. L’ira di Pritchard si abbatte in particolar modo sulla Banca centrale europea:

È arrivato il momento per la Spagna e per gli stati vittima di prendere l’iniziativa. Non possono costringere Germania, Olanda, Finlandia e Austria a ingoiare la pillola amara degli eurobond e dell’unione fiscale con la condivisione del debito. In realtà non dovrebbero nemmeno provarci, perché altrimenti distruggerebbero le loro democrazie.

Ciò che possono fare è usare i loro voti di maggioranza al consiglio direttivo della Banca centrale europea per forzare un cambiamento nelle politiche monetarie. La Germania ha due voti su 23, e in totale lo zoccolo duro ne ha sette o otto al massimo. Il blocco greco-latino può dunque spingere verso una resa dei conti. Se la Germania dovesse abbandonare l’unione monetaria in segno di protesta, [per i latini] sarebbe un’ottima soluzione.

Conserverebbero l’euro – fino a quando la tempesta non cesserà – e così potrebbero rispettare i loro contratti di debito in euro. Il rischio di una serie di default sarebbe minore, perché questi paesi beneficerebbero di una forte crescita dovuta allo stimolo monetario e alla debolezza dell’euro latino rispetto allo yuan cinese, al nuovo marco tedesco e al fiorino”.

Secondo il capo economista del quotidiano Handelsblattquesta opzione non presenta alcun vantaggio per la Germania. In un articolo intitolato “Come una seconda riunificazione” invita i critici della politica dei bailout portata avanti dal governo a leggere gli ultimi rapporti del Consiglio di esperti economisti tedeschi e dell’agenzia di rating Moody’s

Entrambi mostrano inequivocabilmente che per la Germania la fine dell’euro sarebbe molto più costosa di quanto pensano in molti.

Secondo gli esperti del Consiglio, il credito che la Germania ha concesso ai partner ammonta complessivamente a 2.800 miliardi di euro. In caso di scioglimento della moneta unica si verificherebbe uno “shock di incertezza” che rallenterebbe l’economia del 5 per cento e un calo delle esportazioni a lungo termine seguìto da una rivalutazione di circa il 30 per cento (se non di più) del nuovo marco tedesco.

La stima di Moody’s è inferiore a quella del Consiglio – 1.900 miliardi, il prezzo della riunificazione della Germania – ma spinge comunque Handelsblatt a concludere che Berlino non ha alternative al completamento dell’unione monetaria. Secondo il quotidiano il governo deve spiegare con onestà

quanto costerebbero le diverse vie d’uscita dalla crisi dell’euro rispetto all’abbandono della moneta unica. Dovrebbe spiegare ai cittadini che la solidarietà nei confronti dei nostri partner è necessaria, e che in cambio avremo la possibilità di creare un’Europa competitiva che rispecchia in larga parte le nostre idee.