Analisi I giovani europei e la pandemia | 2/2

I giovani e il Covid19: aumenta l’ansia e la preoccupazione tra gli studenti europei

Scuole chiuse, corsi a distanza, esami rinviati, stage e tirocini rimandati e lavori persi. Come vivono questa crisi i giovani europei?

Pubblicato il 28 Dicembre 2020 alle 14:46

Da quasi un anno, la maggior parte dei paesi europei è impantanato nella crisi sanitaria dovuta al Covid19. I governi nazionali hanno cercato di adattarsi, cambiando sovente ritmo di marcia e regole, cercando soluzioni per tenere a galla l’economia e le vite dei cittadini. Tanta retorica ha accompagnato queste serie di regolamenti, rimodellati all’infinito: una in particolare ha individuato il capro espiatorio ideale della crisi nei giovani, colpevoli di non essere abbastanza responsabili. Ma come vivono questa crisi senza precedenti i giovani, tra scuole chiuse, corsi a distanza, esami rinviati, stage e tirocini rimandati e lavori persi? 

Francia: gli studenti in difficoltà

Un'indagine condotta dall'Osservatorio nazionale della vita studentesca, realizzata su 45mila studenti, racconta che il 31 per cento delle persone intervistate ha mostrato segni di disagio psicologico durante il primo lockdown in Francia (10 marzo, 11 maggio 2020). Tra gli intervistati, l'11,7 per cento ha dichiarato di aver avuto pensieri suicidi, contro il 7,6% del resto della popolazione.

Ne abbiamo discusso con Florian Tirana, presidente di Nightline France, l'associazione che nel 2017 ha aperto una hotline di assistenza per studenti gestita da volontari, anch’essi studenti. Florian Tirana racconta che l'annuncio dei due lockdown ha portato ad un significativo aumento delle chiamate per Nightline: "Abbiamo raggiunto rapidamente la saturazione". Tra i temi affrontati durante queste discussioni telefoniche, la solitudine, i problemi relazionali e le paure legate al futuro professionale sono in cima alla lista. Si tratta di questioni specifiche alla generazione Covid? “Non proprio", dice Florian: "Il disagio psicologico degli studenti è sempre esistito. Se guardiamo le cifre di 20 o 30 anni fa, 1/3 degli studenti segnalava una sofferenza psicologica”. 

L’ansia quindi sembra una caratteristica della condizione studentesca in Francia, ma con il lockdown le cose sono peggiorate: "Quando, da adulto, ti ritrovi rinchiuso per settimane con i genitori in un appartamento, l'attrito è dietro l’angolo", ricorda Florian Tirana. 

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“Una laurea ottenuta su Zoom ha lo stesso valore di una ‘ordinaria’?”

Peter

Le preoccupazioni per il “dopo” sono al secondo posto tra i motivi delle telefonate: "Che futuro dopo la laurea? Come farò a trovare uno stage?”. Per rispondere a questo contesto ansiogeno generato dalla pandemia, l'associazione ha recentemente lanciato una piattaforma on line che elenca tutti i servizi disponibili per gli studenti in difficoltà.

Germania: tirocinanti precari

Marion, 24 anni, è al terzo semestre di formazione aziendale internazionale a Berlino. Il corso punta sulle lingue straniere e ha lo scopo di facilitare l’accesso nel settore del business internazionale dopo la laurea: le competenze linguistiche acquisite durante il percorso di formazione vengono consolidate con un tirocinio all'estero di tre mesi. 

La crisi sanitaria ha però obbligato a ridimensionare le ambizioni internazionali di tanti corsi di formazione e delle facoltà universitarie. Se Marion è riuscita a trovare un stage, così come la maggior parte dei suoi colleghi, al momento tante delle formazioni che hanno una vocazione internazionale non possono assolvere questo compito: gli stage spesso si svolgono a distanza o su materie che poco hanno a che fare con quelle sulle quali gli studenti si sono formati o dove la dimensione internazionale è completamente assente. 

Austria e Italia: l’online è stato un cambiamento violento

Peter (22 anni) e Heidi (19 anni) studiano composizione musicale alla KUG, l'Università di Musica e Arti a Graz. La facoltà è chiusa da novembre e i corsi vengono portati avanti a distanza. Peter, oggi al terzo anno, dice che il passaggio al digitale è stato un “cambiamento violento”. Tra le complicazioni che il giovane rileva, la fatica a mantenere la concentrazione: “Dopo due ore di lezione online, la mia concentrazione comincia diminuire”. Stessa cosa per Heidi: nonostante l’autodisciplina che si impone, fatica a concentrarsi. I dubbi, per entrambi, sono gli stessi: “Una laurea ottenuta su Zoom ha lo stesso valore di una ‘ordinaria’?”, si chiede Peter. “Sto veramente usufruendo al massimo di tutto quello che questa formazione potrebbe darmi?”, si domanda Heidi. 

Per chi studia materie artistiche c’è anche la questione dello scambio e della condivisione, fatti di momenti insieme: “Queste discipline richiedono creatività: l’ispirazione si nutre di scambi”, dice Peter. Questa frustrazione si sente anche nelle parole di Marcella, 25 anni, studentessa di Architettura a Napoli, città nella quale l’università è chiusa da marzo 2020. 

Con biblioteche e sale di lavoro comune chiuse gli studenti hanno perso la possibilità di realizzare progetti di gruppo, che sono invece necessari, per esempio in architettura, per la concorrere ai risultati finali.  

👉 Il primo articolo della serie : I giovani europei sono colpevoli dei contagi o vittime della pandemia di Covid-19?


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