La realtà è più nera del noir

Un serial killer si aggira per Atene uccidendo ricchi evasori fiscali. È la trama dell’ultimo romanzo di Petros Markaris, il cui grande successo fa temere casi di emulazione.

Pubblicato su 16 Maggio 2012 alle 10:17

Un serial killer perlustra furtivamente la ricca periferia di Atene alla ricerca di vittime particolari: sono tutti greci molto benestanti che hanno evaso le tasse e i cui cadaveri saranno disseminati tra le rovine della città antica. Sono tutti avvelenati con la cicuta, con cui fu messo a morte Socrate.

La Grecia sta patendo davvero di tutto di questi tempi, compresa una significativa impennata della criminalità. Ma questo horror è frutto di fantasia: è la trama dell’ultimo romanzo di Petros Markaris, scrittore di thriller e commentatore sociale del suo paese, una delle voci più ascoltate e citate nella crisi.

Gli assassinii al centro della storia raccontata nell’ultimo libro di Markaris, che si intitola I Pairaiosi (“La remissione”), stanno avendo un forte impatto sui lettori infuriati con l’élite del paese che ha evaso le tasse, la cui sconsideratezza ha contribuito a mettere in ginocchio la Grecia.

Molti lettori – al pari del protagonista-voce narrante, l’ispettore Costas Haritos – sono raccapricciati e al contempo provano una subdola forma di ammirazione nei confronti dell’assassino, che si fa chiamare l’Esattore Nazionale e che pretende soldi non per sé, ma per le casse dello stato. L’ondata di simpatia nei confronti del killer è stata tale tra la popolazione che Markaris ha ritenuto opportuno pubblicare in quarta di copertina una nota: “Attenzione: le azioni narrate in questo romanzo non devono essere emulate”.

“Volevo raccontare una storia reale su come si è sviluppata la crisi e come colpisce la gente comune”, spiega Markaris nel suo appartamento ateniese. Ai suoi occhi una crime story costituisce la forma migliore di commento sociale e politico, perché buona parte di quanto sta accadendo oggi in Grecia di fatto è un delitto.

“Il titolo nell’antica Grecia alludeva alla fine della vita, a quando si regolano i conti in sospeso”, spiegato il settantacinquenne Markaris. “Ma nell’accezione odierna è un metodo per aumentare il gettito fiscale. In cambio del pagamento di una sanatoria al fisco – un condono, appunto – lo stato concede l’amnistia a chi non ha pagato le tasse”.

Nato a Istanbul da un genitore greco e uno armeno, Markaris si è stabilito ad Atene intorno ai trent’anni, ma scruta con occhio ancora straniero i problemi greci. “Questo è un sistema che si è andato costituendo giorno dopo giorno, sin dall’inizio del secolo, accelerando negli ultimi trent’anni”.

Il sistema in questione è comunemente chiamato clientelismo e riguarda l’élite greca – gli armatori, i medici, gli avvocati e i giornalisti più famosi – che finanzia i due partiti più importanti e ottiene le cariche più alte per i propri figli in cambio di investimenti e di un’esenzione fiscale praticamente a vita. Si tratta di una tacita collusione che è stata mascherata nei conti pubblici della nazione ed è venuta a galla in modo eclatante soltanto quando il paese non è più riuscito a ottenere prestiti sui mercati internazionali per continuare a finanziare le sue abitudini.

Quando il governo uscente ha dato la caccia ai medici ateniesi nel tardivo sforzo di riscuotere una parte delle tasse dovute, ha scoperto che la maggioranza non pagava proprio niente, avendo dichiarato di avere redditi inferiori alla soglia minima di reddito fissata in 12mila euro. Anche se ha automobili di proprietà del valore di molte volte superiore a quella cifra. Nel braccio di ferro tra i riformisti al governo e l’élite hanno perso i riformisti. La crisi di governo ha portato alla convocazione di nuove elezioni.

Un enorme manicomio

Nel frattempo i ricchi continuano a gremire i bar e i ristoranti più eleganti, mentre gli operai e buona parte della piccola borghesia devono far fronte alla povertà. Markaris stesso vive in un modesto appartamento nel centro di Atene che ha palesemente visto giorni migliori. Ormai la rabbia dilaga e compare in tutta la sua violenza sui muri sotto forma di graffiti e di scritte con le quali si minacciano gli immigrati di espulsione o peggio.

Markaris riempie le pagine dei suoi libri con quello che osserva nella realtà che lo circonda. L’incipit del suo ultimo romanzo è una frase dell’ex presidente Konstantinos Karamanlis, che definisce la Grecia un “manicomio enorme”. Nel primo capitolo quattro signore anziane si suicidano lasciando tutte un biglietto col quale comunicano che i tagli alle loro pensioni non permettono più loro di acquistare le medicine e che non vogliono essere più un fardello per la società. Casi simili sono realmente accaduti negli ultimi due anni. Secondo le statistiche ufficiali il tasso dei suicidi è aumentato del 22 per cento, ma probabilmente il dato è ancora inferiore alla realtà. Spesso, infatti, le famiglie ortodosse per la vergogna cercano di mascherare i suicidi.

Quando scopre le reali motivazioni dell’Esattore Nazionale, l’ispettore Haritos osserva asciutto che se tutti gli evasori fiscali del paese fossero stati assassinati la popolazione sarebbe ridotta “a qualche salariato, ai disoccupati e alle casalinghe”. “Il sistema che ha guidato questo paese sin dalla caduta della giunta militare è fallito”, dice Markaris. “L’austerity ha devastato il panorama politico. Resta da capire se la Grecia ce la farà a sopravvivere, e se l’Europa a sua volta riuscirà a sopravvivere alla rovina della Grecia. Non so che risposta dare a queste domande”.

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