Analisi Tensioni nei Balcani
Milorad Dodik (au centre), le président serbe Alexandre Vucić et le fantôme de l’ancien leader nationaliste serbe Slobodan Milosević.

Lo spettro della guerra aleggia di nuovo sulla Bosnia

Mai dalla sua creazione nel 1995 la Bosnia Erzegovina è stata così vicina alla rottura, dopo la recente minaccia di secessione del capo della presidenza a rotazione, il nazionalista serbo Milorad Dodik. Una strategia volta a raggiungere gli obiettivi dei nazionalisti serbi durante la guerra di Bosnia, avverte lo scrittore bosniaco Faruk Šehić da Sarajevo.

Pubblicato il 27 Novembre 2021 alle 17:25
Corax  | Milorad Dodik (au centre), le président serbe Alexandre Vucić et le fantôme de l’ancien leader nationaliste serbe Slobodan Milosević.

L’attuale situazione in Bosnia ricorda gli eventi dei primi anni Novanta, poco prima della guerra. I paralleli con quell'epoca di disordini politici, di pseudo-politici, paure e speranze collettive sono pienamente giustificati.

Il muro di Berlino è stato abbattuto, ma i suoi mattoni sono caduti sulle nostre spalle. La Jugoslavia è scomparsa in un sanguinoso smantellamento.Quel che sta causando il caos oggi sono le minacce di secessione di una parte della Bosnia Erzegovina chiamata Repubblica serba di Bosnia o Republika Srpska (RS). Questa entità, nata formalmente con l'accordo di Dayton del 1995, rappresentava all'epoca il territorio etnicamente purificato sotto il controllo delle forze serbe.


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  1. Kosovo, il fallimento della “vita migliore”
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  3. In Slovenia sognavamo la democrazia e ci siamo svegliati con il capitalismo
  4. Bosnia Erzegovina, l’ora dell’apocalisse
  5. Scrivo di guerra non perché voglio, ma perché non ho scelta (Croazia)
  6. La “Fratellanza e Unità” in ex Jugoslavia: un fantasma crollato con la guerra (Macedonia)

Radovan Karadžić, il leader di questa entità insurrezionale della Bosnia Erzegovina durante la guerra, aveva costruito la sua politica sull'islamofobia, e sul mito della minaccia che i bosniaci musulmani avrebbero rappresentato per il popolo serbo. I serbi erano minacciati dai musulmani tanto quanto i tedeschi lo erano dagli ebrei negli anni Trenta. 

L'attuale leader serbo-bosniaco non sta facendo diversamente, realizzando gli obiettivi di guerra di Karadžić con mezzi politici. Ciliegina sulla torta: la sua islamofobia gli assicura un importante sostegno da parte dei leader e dei partiti europei anti-liberali.

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Dalla fine ufficiale della guerra (perché la guerra è soltanto stata interrotta, non è finita), non c'è mai stata come oggi una tale psicosi, una tale paura che cominci una nuova guerra


Pochi prestano infatti attenzione alle invettive quotidiane di Milorad Dodik e alle palesi menzogne con cui riempie i mezzi d’informazione. Alcuni analisti cercano di giustificare questa crisi politica con il cliché secondo il quale i politici usano la retorica bellicosa per scopi elettorali, al fine di distogliere l'attenzione dalle proprie malefatte. Ma la propaganda di guerra è quello che è, non ha un significato nascosto.

Milorad Dodik pensa davvero quello che dice. Le sue parole sono esplosive e i suoi discorsi hanno superato da tempo la linea rossa; la gente è abituata ai suoi panegerici ultranazionalisti. Ed è proprio quello che vuole Dodik. Vuole che i cittadini della Bosnia Erzegovina e i partiti filobosniaci si stanchino di questa messinscena e comincino ad accettare a malincuore una nuova realtà. In questa nuova realtà, la Repubblica Srpska è integrata alla Serbia, cosa che Milorad Dodik sa che non può essere ottenuta con mezzi pacifici.

Rana nel calderone

Per questo adotta la tattica della rana nel calderone: la favola secondo la quale se si immerge una rana in acqua fredda e si porta la temperatura ad ebollizione molto gradualmente, la rana finisce bollita senza rendersene conto. Siamo noi nel calderone, noi cittadini della Bosnia Erzegovina, e lo stesso stato della Bosnia Erzegovina.

Se l'Assemblea Nazionale della Repubblica serba di Bosnia vota il ritiro dalle Forze armate della Bo…

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