Dopo 55 giorni di udienze e oltre 100 testimonianze, il 2 settembre verso le 19:30, la giuria ha assolto dalle accuse di complicità e associazione a delinquere nell’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia, Yorgen Fenech, erede di una delle famiglie più potenti di Malta.
Il verdetto del processo per omicidio più lungo della storia giudiziaria maltese, reso pubblico dopo otto ore di deliberazione, ha turbato il paese. Secondo la narrazione del giornalista Bertrand Borg per il Times of Malta, i familiari dell’accusato hanno urlato di gioia mentre i cari della vittima sono scoppiati in lacrime. Fuori dal tribunale la folla gridava “carogna”, “mafia”, “assassino”.
“In un certo senso è Malta stessa a essere stata giudicata” riassume Herman Grech, direttore del quotidiano. Giornalista da oltre trent’anni, Grech afferma di non aver mai visto un tale livello di attenzione pubblica intorno a un processo. A giugno sono state anticipate le elezioni, e a parer suo, molti sospettano che questo cambiamento sia in parte legato all’imminenza delle udienze. L'evento si è trasformato in un avvenimento mediatico, a cominciare dalla selezione della giuria : “Per 55 giorni, l’attenzione del paese era rivolta esclusivamente a quello che succedeva in quell'aula di tribunale".
Un processo a tre voci e nessuna certezza
Il fascicolo riposa quasi per intero sulla testimonianza di Melvin Theuma, tassista e intermediario graziato dal capo dello stato nel 2019, che afferma di aver ricevuto da Fenech l’ordine e il denaro per ingaggiare i killer. Fenech ha ammesso di essere al corrente dell’assissinio e di aver versato il denaro a Theuma, ma si è difeso sostenendo di voler fermare l’omicidio e non finanziarlo. Fenech ha accusato come mandante l’amico Keith Schembri all’epoca dei fatti capo di gabinetto del primo ministro Joseph Muscat. Schembri, chiamato a testimoniare, ha negato tutto e ritorto l’accusa contro Fenech, affermando che quest’ultimo gli aveva praticamente confessato il delitto.
“Tutte le strade portano a Keith Schembri” ha sostenuto l’avvocato della difesa, nonostante le indagini non abbiano mai confermato l’ipotesi: il telefono e il computer di Schembri non sono mai stati ritrovati, il suo ufficio presso la sede del governo è stato perquisito oltre una settimana dopo il suo arresto e sin dall'inizio, diverse fughe di notizie hanno contaminato l’indagine. Per mancanza di prove della colpevolezza di Fenech al di là di ogni ragionevole dubbio, la giudice Edwina Grima ha ricordato ai giurati che l’onere della prova spetta interamente all’accusa. La giuria ha deciso in favore dell’assoluzione, otto voci contro una, lasciando il dubbio sui chi fosse contrario.
Yorgen Fenech, il riflesso di un sistema
Secondo Herman Grech prima dell’indagine Yorgen Fenech era una “persona relativamente discreta", anche se erede di un impero familiare costruito sin dagli anni Settanta partendo da un semplice negozio di mobili. Il Tumas Group oggi è un punto di riferimento nel settore immobiliare, alberghiero e in quello dei giochi d’azzardo; Fenech stesso è associato e detiene il 10 per cento di Electrogas, il consorzio istituito nel 2013 per fornire l’elettricità dell’isola.
Il processo e la pubblicazione di migliaia di messaggi rivelano la portata dell'accesso di cui dispone ai vertici dello Stato. Herman Grech spiega che “Fenech non è solo un semplice uomo d’affari, è l’incarnazione di domande che Malta si pone da anni ormai sul rapporto tra grandi interessi economici, potere politico e le istituzioni che li dovrebbero regolamentare".
Daphne Caruana Galizia ha incrociato la strada di Yorgen Fenech indagando sul contratto Electrogas e su 17 Black, una società offshore basata a Dubai. La giornalista aveva capito che da febbraio 2017 quella struttura serviva a far transitare importanti somme di denaro legate a personalità politiche, tra cui il ministro Konrad Mizzi e Schembri stesso. Un legame confermato quasi due anni dopo da un'inchiesta svolta da Reuters e dal Times of Malta, di cui OCCRP ha pubblicato una versione dettagliata per il Daphne Project.
Politica e affari: la chiave è l’accesso
Per capire appieno il caso bisogna capire Malta: il più piccolo stato dell'Unione europea, uno dei territori più densamente popolati al mondo, dove “tutti sembrano conoscersi”, secondo Grech. Il legame tra mondo politico, mondo degli affari e vita sociale esiste da sempre. Ma, spiega Grech, questa relazione si è piano piano istituzionalizzata, spingendosi all’estremo durante quest’ultimo decennio, sull'onda del boom economico provocato dal programma di Joseph Muscat.
L'ex premier laburista (2013-2020) che voleva fare dell’isola la nuova “Singapore Mediterranea”: aumento vertiginoso dei prezzi immobiliari, boom dell'edilizia, allentamento dei vincoli urbanistici, ma soprattutto è esploso il valore d'accesso ai responsabili politici.
“Fenech non è solo un semplice uomo d’affari, è l’incarnazione di domande che Malta si pone da anni ormai sul rapporto tra grandi interessi economici, potere politico e le istituzioni che li dovrebbero regolare” – Herman Grech
A tutto questo, spiega Grech, si aggiunge un sistema politico bipartitico quasi tribale: laburisti e nazionalisti si dividono il potere dall’indipendenza (1960) e l’affiliazione politica si trasmette spesso come eredità familiare. Una delle conseguenze dirette è “la lettura attraverso un prisma partigiano di una qualsiasi accusa di irregolarità: è un'accusa contro il mio campo o contro l’altro?”, il che complica notevolmente le responsabilità istituzionali. “Non dico che ogni legame tra affari e politica sia corrotto. In un paese così piccolo la prossimità è inevitabile. La questione principale è capire se la prossimità si trasforma in accesso al potere, l’accesso in influenza e l’influenza in favoreggiamento” conclude Grech.
Le inchieste di IrpiMedia documentano questa prossimità: tra i soci dei fratelli Agius, membri della gang "Tal-Maksar", condannati nel 2025 all’ergastolo per l’esplosione che ha ucciso Daphne Caruana Galizia, c’è il cugino di Keith Schembri, indagato per frode e riciclaggio di denaro. Gli stessi nomi si ritrovano quindi in diversi casi giudiziari.
Rebecca Bonello Ghio, policy officer alla Federazione europea dei giornalisti, a Bruxelles, spiega che le alleanze politiche si ripercuotono anche nei media: “Malta è l’unico paese europeo in cui i principali partiti possiedono e operano direttamente le televisioni, trasmettendo programmi 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Il Partito laburista gestisce ONE mentre il Partito nazionalista NET, i cui consigli di amimnistrazione “vengono eletti secondo procedure opache”, continua l’esperta ricordando che le redazioni indipendenti sono soggette all’influenza degli inserzionisti.
Dalla rabbia del 2019 alla rassegnazione del 2026
Nel 2017 lo shock dell’omicidio non suscita immediatamente la reazione dei cittadini. Malta ha infatti già vissuto attentati con autombombe spesso legati al crimine organizzato. Herman Grech ricorda che quella volta “era diverso: una giornalista era stata assassinata per il suo lavoro”. Tutto cambia quando, verso la fine del 2019, emergono le prove che coinvolgono la cerchia del potere. Migliaia di abitanti scendono in piazza provocando le dimissioni di Joseph Muscat, l’allora primo ministro.
L'assoluzione di Fenech riapre questa ferita in un contesto diverso. “Nel 2019 c’era rabbia, ma anche la sensazione che la verità sarebbe venuta fuori. Questa volta, alla rabbia sento che c'è rassegnazione e sconcerto”, osserva Grech, che racconta di aver consolato dei giornalisti in lacrime in redazione dopo la pubblicazione del verdetto, senza poter offrire loro nessuna speranza: “Ai loro occhi è come se fossimo stati rimandati al 2017, con la stessa domanda senza risposta: chi è il mandante dell’omicidio di Daphne?”
Detto questo, Grech non mette in dubbio il verdetto della giuria: “In quanto giornalista, devo rispettare il verdetto. I giurati non sono stati convinti della colpevolezza di Fenech oltre ogni ragionevole dubbio; la giustizia funziona così”.
Ma rispettare il verdetto non risponde alle domande essenziali: “L’indagine è stata abbastanza rigorosa? La difesa ha messo più dubbi di quanti l’accusa non abbia saputo risolverne? È giusto ignorare i sospetti di manipolazione della giuria? Se Fenech non è né complice né mandante, chi ha dato l’ordine ai cinque uomini già condannati per omicidio?”
“Il verdetto della giuria non può ridurre tutti al silenzio”
In un'opinione uscita sul Times of Malta Alessandra Dee Crespo, militante dei diritti civili maltese, va oltre alla semplice preoccupazione: teme che l’assoluzione di Fenech sia strumentalizzata per riabilitare un’intera classe politica, mentre le conclusioni della commissione parlamentare d’inchiesta istituita nel 2019 non sono mai state smentite. Nel 2021 aveva concluso che lo stato avesse una parte di responsabilità nell’omicidio avendo permesso che al livello più alto del governo si fosse sviluppato un “clima di impunità”.
Dee Crespo chiede un riesame indipendente delle indagini svolte dalla polizia, e si interroga sulla relativa deferenza degli inquirenti verso alcune figure politiche ed economiche di primo piano durante l'inchiesta. “Il verdetto della giuria non può voler dire che non è più possibile parlare del caso”, scrive. Il vero pericolo, aggiunge, è la rassegnazione collettiva. La commissione europea, nel rapporto del 2024 sullo stato di diritto, sottolinea nuovamente l’assenza di misure concrete per proteggere i giornalisti a Malta.
In un comunicato la famiglia della giornalista denuncia un “diniego di giustizia”, ricordando che la responsabilità di tutti quelli che hanno permesso, facilitato o protetto gli assassini di Daphne Caruana Galizia rimane in sospeso. Suo figlio Matthew denuncia “una campagna orchestrata dal governo, che mira all’estrema disumanizzazione di mia madre. L’obiettivo è di far accettare alla gente senza battere ciglio che l’assassino fosse rimesso in libertà”.
Dopo il processo?
La procura ha annunciato la sua intenzione di fare appello, ma il diritto maltese fissa una soglia molto alta per i ricorsi: non basta sostenere che la giuria si sia sbagliata sui fatti, bisogna dimostrare una seria irregolarità formale o un errore manifesto nell'applicazione della legge. I giuristi interrogati da Herman Grech si sono rivelati piuttosto scettici riguardo alle possibilità di ottenere un nuovo processo. Rebecca Bonello Ghio sostiene che “sicuramente ci vorrà tempo perché i tribunali maltesi sono molto lenti e l’appello dovrà affrontare le sfide strutturali, amministrative e procedurali”.
Negli ultimi giorni il caso si è intricato: quattro membri della giuria e il marito di una di loro sono stati arrestati, alimentando i sospetti di manipolazione già evocati da Herman Grech. “Durante il processo abbiamo capito a che punto le persone ricche e potenti a Malta siano legate fra loro e quanto abusino dell’accesso al potere”, osserva Bonello Ghio. “Ho la sensazione che la situazione sia senza speranza, che un cambiamento in un paese così corrotto sia impossibile. Certo, è incoraggiante vedere che numerose persone hanno manifestato il 16 settembre a Malta, Bruxelles, Parigi, Londra, Berlino, Düsseldorf e Dublino, cerco di aggrapparmi a questa speranza”.
Herman Grech descrive “un sentimento di impotenza e disperazione”. Molti, secondo lui, paragonano già l’esito di questo caso a quello di O. J. Simpson negli Stati Uniti: un processo fuori dagli schemi seguito da un paese intero; un’assoluzione pubblica e delle ferite aperte che, questa volta, potrebbero non chiudersi mai. Per Malta, la domanda che pone il verdetto va oltre le sorti di un uomo solo: la prossimità tra denaro, potere e giustizia, su un’isola dove tutti si conoscono, cesserà un giorno di essere un sistema?
La stampa, ostaggio della polarizzazione
Rebecca Bonello Ghio sostiene che la sentenza del 2 settembre “conferma che a Malta si può uccidere una giornalista e cavarsela, e questo ha chiare conseguenze sulla sicurezza dei giornalisti”. L’esperta sottolinea che il processo ha comunque avuto un impatto positivo sul paesaggio mediatico dell’isola: “I media si sono resi conto di quanto sia importante il loro ruolo nella società. Man mano che le redazioni prendevano sul serio il dovere di raccontare il processo e le reazioni che suscitava ho notato un progresso della professione e del settore in quanto tale”.
Eppure, per quanto riguarda la situazione globale della libertà di stampa a Malta, Bonello Ghio ha alcune riserve: “Penso anche che ci sia una mancanza di fiducia nella stampa perché la questione è estremamente polarizzata e la gente riceve informazioni diverse a seconda della loro bolla nella quale si trovano. “La libertà di stampa ne risente in particolare ora”, conclude: “c'è infatti un intero settore della società che guarda ai giornalisti e a chi sostiene la famiglia di Daphne come al nemico”.
Malta a Ferrara
Herman Grech sarà presente al festival di Internazionale a Ferrara (2-4 ottobre 2026) nella veste di autore e regista dello spettacolo Press Mute, che andrà in scena venerdì 2 ottobre alle 21 al Teatro Comunale. Si parla di uno scandalo che coinvolge un ministro mette alla prova due giornalisti, in un sistema dell’informazione dove il confine tra opinione pubblica e manipolazione mediatica si fa sempre più sottile. Al pubblico il compito di decidere chi merita davvero fiducia.
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