Oberhausen, la Grecia della Ruhr

Già centro minerario e protagonista del miracolo economico tedesco, oggi la città è soffocata dai debiti. E gli abitanti sono stanchi di pagare il contributo di solidarietà all’ex Germania est.

Pubblicato il 3 Aprile 2012 alle 14:21

Il lussuoso centro commerciale Centro alla periferia di Oberhausen non dà un’impressione di povertà, ma se si deve credere a Gabriele Daume, un’elegante cliente con una collana di perle, tutto il denaro va nell’ex Ddr mentre l’ovest diventa sempre più povero.

Secondo la donna il Centro di Oberhausen cerca di mascherare la miseria. La città ha chiuso cinque piscine su sette e l’auditorium per i concerti, il bibliobus è stato cancellato, i posti di lavoro scompaiono e i giovani vanno via. “E a ovest è così ovunque”.

All’improvviso il tema della separazione fra Germania est e ovest è di nuovo attuale. Ma questa volta in senso inverso. Se si pone la domanda a Oberhausen, 22 anni dopo la caduta del muro, si avrà una risposta inattesa: il bacino della Ruhr, che è stato il cuore del miracolo economico della Germania occidentale, è diventato il nuovo est, povero e bisognoso di assistenza.

In Renania settentrionale-Westafalia, in piena campagna elettorale, la classe politica ha contribuito a questa esplosione di rabbia. Quattro sindaci socialdemocratici della Ruhr hanno chiesto la soppressione del “Solidarpakt II”, il patto di solidarietà concepito venti anni fa dal governo per obbligare i tedeschi occidentali ad aiutare i fratelli orientali dopo la caduta del muro. Il patto è stato prolungato fino al 2019.

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A quanto pare i sindaci sembrano aver toccato un nervo scoperto. Anche Joachim Gauck, il nuovo presidente e primo cittadino dell’ex Germania est a occupare la più alta carica dello stato, mostra comprensione per la rabbia dei tedeschi occidentali.

Nella Ruhr continua ci sono ancora regioni ricche, ma in città come Duisburg e Dortmund ci sono posti che secondo Gauck assomigliano “alla Ddr dopo la caduta del muro”. Le strade sono piene di buche e le case sono abbandonate.

Soprannominata la “Grecia della Germania”, Oberhausen è la città più indebitata del paese. Con un fardello di due miliardi di euro distribuiti su una popolazione di 211mila abitanti, si arriva a una cifra di 8mila euro pro capite. La città ha dovuto accettare una drastica politica di rigore. Qui la disoccupazione, con il 12 per cento, corrisponde alla media dei Länder dell’ex Germania est. Ma la città ha dato un contributo di 270 milioni di euro all’est e ha addirittura dovuto indebitarsi per poter pagare questa cifra.

Gabriele Daum e la sua amica dicono di sapere come si è arrivati a questa situazione. A partire dagli anni ottanta il bacino della Ruhr ha avuto sempre più difficoltà a causa della progressiva chiusura delle miniere di carbone e di ferro, e la regione non ha saputo convertirsi a un’economia moderna.

Oggi questa vecchia città mineraria ci prova con dei progetti costosi. Fuori dal centro si costruisce a ritmo serrato: il Centro, un edificio industriale trasformato in centro commerciale di lusso, un casinò, il Sea Life Center, dove il polpo Paul dava i suoi famosi pronostici durante i mondiali di calcio del 2010.

Ma a testimoniare la situazione è soprattutto il centro storico, con i suoi quartieri operai vecchi e degradati. Nella città il tasso di disoccupazione è elevato, i negozi chiudono uno dopo l’altro e migliaia di posti di lavoro nei servizi pubblici sono stati soppressi.

Christian Barth, 26 anni, è uno degli ultimi rappresentanti della lunga tradizione della Ruhr. Questo minatore che lavora in una miniera di sale pensa di pagare “tra 25 e 50 euro al mese” di contributo per l’est ed è stufo. Per lui questo denaro è sprecato in progetti di lusso e “se qui va male loro non ci aiuteranno di certo”. Non si sente legato all’est: “Che cosa me ne importa di quello che hanno fatto i miei antenati?”

Denaro per tutti

Il solo posto dove si sente parlare di “solidarietà reciproca” è un container nel centro della città. Qui il collettivo Geheimagentur ha creato un progetto per trovare delle soluzioni al problema della povertà. Viene distribuito il “Kohle für alle (denaro per tutti), una moneta fittizia con la quale i cittadini possono fare acquisti in una quarantina di negozi in cambio di un’idea “solidale”. Secondo loro la rabbia dell’ovest nei confronti dell’est è una forma di gelosia alimentata dalle lotte elettorali.

Per Hannelore, 72 anni, che si è appena iscritta al “Kohle für alle”, il patto di solidarietà “non deve più funzionare solo nel senso ovest-est. Adesso le necessità maggiori sono qui. Da noi le strade sono in rovina, mentre laggiù sono tutte nuove”.

In effetti in alcune città della Germania est le infrastrutture sono state rinnovate con le centinaia di miliardi arrivati da ovest. Ormai Dresda ha un aspetto migliore di Duisburg; Jena ha una disoccupazione del 7,3 per cento, nettamente inferiore a quella del bacino della Ruhr. Ma per quanto riguarda la potenza economica l’est è ancora molto indietro: la disoccupazione è al 12 per cento rispetto al 7 dell'ovest.

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