Analisi Patto europeo migrazione e asilo | 3

Il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo non migliora la situazione dei minori migranti

La terza parte della nostra serie dedicata al Patto europeo sulla migrazione e l'asilo affronta la questione dei minori migranti. Nonostante le misure esistenti e le numerose raccomandazioni in loro favore, la loro sorte continua a peggiorare.

Pubblicato il 14 Dicembre 2020 alle 16:54

Nell'elaborare il Patto sulla migrazione e l'asilo la Commissione europea si è trovata di nuovo di fronte a un rompicapo: come conciliare la volontà di ridurre l'immigrazione irregolare e l'obbligo legale di proteggere i minori? Un primo passo è stato quello di inserire nel Patto numerosi riferimento al cosiddetto "interesse superiore del bambino", con il rischio, secondo Elisabeth Schmidt-Hieber, responsabile della comunicazione per Sos Children's Villages International, "che questa nozione venga inserita qua e là senza vere garanzie". 

La Convenzione relativa ai diritti del fanciullo (Crc) definisce fanciullo "ogni essere umano avente un'età inferiore a 18 anni". Questa definizione è stata ripresa dalla Commissione nella sua Comunicazione sulla protezione dei bambini migranti del 2017. Tuttavia il Patto precisa che solo le famiglie con figli sotto i 12 anni saranno esentate dalla nuova procedura di asilo accelerata alla frontiera.

Una distinzione "problematica" per Elisabeth Schmidt-Hieber, che ricorda come anche la Direttiva del 2003 sul ricongiungimento familiare prevedesse un trattamento diverso in funzione dell'età del minore: "Qualora un minore abbia superato i dodici anni e giunga in uno Stato membro indipendentemente dal resto della sua famiglia, quest'ultimo, prima di autorizzarne l'ingresso ed il soggiorno ai sensi della presente direttiva, può esaminare se siano soddisfatte le condizioni per la sua integrazione". Ma su quale base la Commissione distingue i bambini di età inferiore e superiore a 12 anni?

Contattato nel quadro di questo articolo, un portavoce della Commissione sottolinea che la Direttiva Procedure del 2013, dando agli Stati membri la possibilità di applicare delle procedure alla frontiera, non prevede "esenzioni esplicite per i minori accompagnati".  Di conseguenza bisognerebbe considerare l'esenzione prevista dal Patto un progresso che permette di "garantire un appropriato equilibrio tra la protezione dei più vulnerabili e la necessità di mantenere una procedura di frontiera efficiente con una portata sufficientemente ampia".

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In altre parole, poiché un'esenzione di tutte le famiglie con figli minori ridurrebbe la portata della procedura (ormai obbligatoria), l'infanzia è stata divisa in due sottocategorie, utilizzando la soglia dei 12 anni secondo un criterio che rimane da spiegare.

L’interesse superiore del bambino

Anche il concetto di interesse superiore del bambino pone problema. La Crc non offre una definizione precisa, ma l'espressione è generalmente associata alla protezione del benessere fisico e mentale del fanciullo e al suo sviluppo. Secondo la Commissione sarebbe per esempio nell'interesse dei bambini sopra i 6 anni essere registrati, se necessario obbligandoli, nella banca dati biometrici Eurodac. Questo permetterebbe di proteggerli dal traffico di esseri umani, di ritrovarli in caso di scomparsa e di identificare i loro legami familiari.

Criticato come violazione sproporzionata e inutile dei diritti fondamentali del fanciullo, questo punto della proposta di modifica del regolamento Eurodac del 2016 si ritrova tale e quale nella nuova versione contenuta nel Patto. La detenzione e il rimpatrio forzato sono altri esempi di uso legale della coercizione previsti dal Patto, così come dalle Direttive Ritorno e Accoglienza ancora in corso di negoziazione.

Poiché un’esenzione di tutte le famiglie con figli minori ridurrebbe la portata della procedura accelerata alla frontiera, l’infanzia è stata divisa in due sottocategorie, utilizzando la soglia dei 12 anni secondo un criterio che rimane da spiegare.

Mentre tutto questo arsenale giuridico si rafforza a Bruxelles, nel resto dell'Ue e in particolare alle frontiere le violenze contro i bambini migranti si moltiplicano con la complicità delle autorità. 

In seguito all'accordo Ue-Turchia del 2017 migliaia di minori sono rimasti bloccati in Grecia nell'inferno dei "centri di accoglienza". I respingimenti illegali alle frontiere – dalla Croazia verso la Serbie e la Bosnia-Erzegovina, tra l'Austria e la Slovenia e tra la Grecia e la Turchia – sono sempre più numerosi. Fino al 28 ottobre scorso le autorità delle Canarie separavano le famiglie al loro arrivo nell'arcipelago in attesa di un test genetico che provasse i legami di parentela.

Le violenze contro i minori

Ma è soprattutto la sorte dei minori stranieri non accompagnati (Msna) che mette in evidenza i limiti dell'impegno dell'Ue in favore di questo “interesse superiore dei bambini". Infatti, se si esclude l'esenzione dalla procedura di asilo accelerata alla frontiera, il Patto propone misure poco vincolanti.

Dal 2003 questi minori hanno diritto a un rappresentante non appena arrivano sul territorio europeo. Di fatto la presenza di questi rappresentanti (spesso dei volontari), il loro ruolo e il loro potere variano molto da uno Stato membro all'altro. Il Patto propone di aumentare le risorse a loro disposizione e di rafforzare la Rete europea in materia di tutela avviata nel 2018. Bisogna però vedere quali mezzi saranno effettivamente adottati in questo settore e da quali Stati membri.

Il Belgio ha creato un Servizio di tutela fin dal 2002. "Posso seguire fino a 25 minori in un anno, ma finora il mio massimo è stato 17", spiega Ann, tutrice dal 2016. "Creare un rapporto di fiducia richiede una disponibilità assoluta". Retribuita come lavoratrice autonoma, Ann accompagna i minori nelle loro procedure e li aiuta per le questioni riguardanti il loro alloggio, la scuola, la salute. E tutto ciò "è fatto in modo autonomo rispetto alle istituzioni". Se un minore non desidera avviare una procedura, "rispettiamo la sua volontà", dice Ann. Se per il tutore questa volontà va contro l'interesse del giovane, "siamo presenti per discutere con lui e per cercare di convincerlo". Ma un ritorno nel paese di origine può essere nell'interesse di questi minori? "Non ho mai sentito parlare di un ragazzo seguito dai Servizi di tutela che abbia accettato un ritorno volontario", dice Ann.

Qualunque legame ufficiale cessa il giorno del compimento del diciottesimo compleanno di questi ragazzi. Tuttavia è difficile disinteressarsi alla loro sorte, soprattutto se le loro richieste per risiedere legalmente nell'Ue non hanno avuto successo. In questo momento Ann per esempio ospita un ex Msna la cui domanda di protezione è stata respinta. "E non ero neanche la sua tutrice!". Impossibile per questa donna rimanere indifferente alla violenza di un sistema che accompagna i giovani finché la legge li obbliga, per poi abbandonarli a loro stessi o cercare di espellerli.

“Per agire nell’interesse dei bambini migranti bisognerebbe estendere il limite di età invece di ridurlo, e sostenere i ragazzi anche dopo i 18 anni.”

Elisabeth Schmidt-Hieber

In altri paesi i servizi di tutela sono più recenti. È il caso dell'Italia, che nel 2017 ha approvato la legge Zampa sulla protezione dei Mena, definita "esemplare" da molte Ong. Ma nel resto dell'Ue pochi governi sembrano disposti a seguire l'esempio del Belgio o dell'Italia. In Ungheria solo i minori fino a 14 anni si vedono assegnare un tutore (in seguito hanno diritto a un rappresentante nel quadro delle loro procedure). La Francia, sebbene abbia una legislazione paragonabile a quella italiana, è diventata "una macchina per distruggere i bambini e i loro sogni", titolo di una terribile inchiesta sulla criminalizzazione di questi minori.

In questo contesto è difficile immaginare come le poche raccomandazioni della Commissione possano cambiare la situazione. "Per agire nell'interesse dei bambini migranti", conclude Elisabeth Schmidt-Hieber, "bisognerebbe estendere il limite di età invece di ridurlo, e sostenere i ragazzi anche dopo i 18 anni". Si va invece nella direzione opposta, rafforzando l'idea che i bambini migranti sono prima di tutto dei migranti e poi dei bambini.

Questo articolo è dedicato a Mawda Shawri, nata nel 2016 in Germania da genitori curdi iracheni e uccisa nel 2018 da un poliziotto belga mentre cercava di andare con la sua famiglia nel Regno Unito. L'agente è accusato di omicidio colposo. La sentenza della Corte d'Assise di Mons è attesa per il 12 febbraio 2021.

👉 Gli altri articoli della serie sul Patto europeo immigrazione e asilo.

👉 Leggi la nostra serie sui Dreamers d’Europa”, giovani senza documenti, visto e nazionalità in diversi Paesi membri ai tempi del Coronavirus, realizzata con Lighthouse Reports e il Guardian.

In associazione con la Fondazione Heinrich Böll – Parigi

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