Analisi Big Tech ed estrema destra

Peter Thiel, il libertario che ha convertito la Silicon Valley all’ebbrezza del monopolio

L'Ue, così come gli Stati Uniti, cercano di regolamentare il web e le aziende che lo dominano: le pratiche monopolistiche hanno pero’ illustri difensori, come l'imprenditore americano Peter Thiel: creatore e cofondatore di PayPal, investitore di Facebook, Airbnb e LinkedIn e sostenitore di Donald Trump, Thiel promuove i monopoli “creativi” delle Big Tech. La sua influenza va dalla Silicon Valley, al cuore del Partito repubblicano.

Pubblicato il 16 Novembre 2022 alle 11:47

I grandi cambiamenti ideologici sono come gli spostamenti delle placche continentali. All'inizio avvengono in modo quasi impercettibile, ma gli aggiustamenti e le scosse che provocano possono far tremare il mondo. 

Peter Thiel ha innescato un terremoto di questo tipo con il suo libro From Zero to One (Da zero a uno. I segreti delle startup, ovvero come si costruisce il futuro, Rizzoli). Il volumetto, pubblicato per la prima volta nel 2014 sostiene di essere un manuale per aspiranti fondatori di startup: il testo descrive un modo di pensare radicale che ha avuto un'influenza massiccia sulla Silicon Valley.

Il testo nasce da un corso che Thiel ha all’Università di Stanford: la sua tesi principale è che i mercati competitivi distruggono i profitti. Pertanto, scrive Thiel, gli aspiranti fondatori di aziende dovrebbero cercare di andare verso una posizione di monopolio ogni volta che è possibile: "La concorrenza è per i perdenti", ha riassunto. 

A dare importanza alle sue affermazioni sono i suoi successi: Thiel ha cofondato PayPal, è diventato miliardario grazie al mercato azionario e ha investito rapidamente in Facebook, Airbnb e LinkedIn. La sua immagine scaltra e spietata è stata rafforzata dalla creazione di Palantir, una società di data mining pensata per servire la polizia e i servizi segreti, coinvolta in continui scandali.

Tra gli ammiratori di Thiel troviamo il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, che ha dichiarato che Thiel ha avuto "un'influenza massiccia sul mio modo di pensare". E Zuckerberg non è l'unico. I discorsi del fondatore di PayPal sono diventati un appuntamento fisso nei think tank di destra e nelle conferenze negli Stati Uniti, generando centinaia di migliaia di visualizzazioni su YouTube. Il suo biografo, Max Chafkin, sostiene che "il Thielismo è l'etica dominante nella Silicon Valley".


Quando la politica, in Europa e negli Stati Uniti, dovrà rispondere di fronte al potere monopolistico delle Big Tech, dovrà fare i conti con il mondo che Peter Thiel ha contribuito a creare


Grazie alla creazione di un personaggio pubblico così “importante” , Thiel è diventato un modello per una generazione di fondatori di startup, per i quali ha agito come il più forte sostenitore del monopolio. Il suo pensiero ha contribuito a creare una giustificazione intellettuale per qualcosa che altrimenti potrebbe apparire come presa di potere del capitale tout court. Quando la politica, in Europa e negli Stati Uniti, dovrà rispondere di fronte al potere monopolistico delle cosidette Big Tech, le grandi imprese tecnologiche, dovrà fare i conti con il mondo che Peter Thiel ha contribuito a creare.

Come abolire la concorrenza? Assorbendola

Come pochi altri in tempi recenti, le idee articolate in From Zero to One hanno contribuito a fornire una logica a l'incessante spinta delle Big Tech ad acquistare e/o schiacciare la concorrenza. Questa spinta è diventata la caratteristica fondamentale di un mondo tecnologico dominato da pochi grandi operatori.

Zuckerberg attribuisce a Thiel, che nel 2004 è entrato a far parte del consiglio di amministrazione di Facebook come uno dei primi investitori, il merito di avergli insegnato un modello di effetti di rete "che credo sia giusto per prendere decisioni". Le e-mail interne emerse durante un'audizione al Congresso degli Stati Uniti hanno rivelato il timore del fondatore di Facebook che l'effetto rete, in base al quale un social network diventa più forte con l'aggiunta di ogni utente, potesse giocare a sfavore di Facebook, una volta che un concorrente fosse diventato più grande.

Di fronte all’emergere di Instagram, social network ancora piccolo ma in rapida crescita, Zuckerberg non ha esitato. Nel 2012, Facebook ha acquistato Instagram per l'allora inaudita somma di 1 miliardo di dollari.  "Una caratteristica delle startup, è che spesso è possibile acquisirle", disse Zuckerberg a un suo dipendente. Neutralizzare un concorrente significava "guadagnare tempo". Qualche anno prima, dopo che Thiel aveva investito in Facebook, Zuckerberg aveva sostenuto che era "meglio comprare che competere".


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Quando l'anno scorso una deputata del Congresso ha chiesto quanti concorrenti Facebook abbia copiato nel corso degli anni, per poi estrometterli dal mercato: Mark Zuckerberg ha risposto: "Non lo so". In seguito alla sua testimonianza, un rapporto della camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha rivelato che Facebook ha acquistato quasi 100 aziende, molte delle quali rivali e con tecnologie promettenti. Quasi tutte le acquisizioni non sono state contestate dalle autorità. 

Contro la concorrenza: l’approccio di Facebook

In alcuni casi, l'approccio di Facebook sembra uscito direttamente dal libro di Thiel. Noncurante delle opinioni convenzionali sull'economia, Thiel celebra i monopoli come motori del progresso. I mercati hanno la tendenza intrinseca a ridurre i profitti mettendo le aziende l'una contro l'altra, osserva Thiel. A suo avviso, questa è una carenza piuttosto che una caratteristica necessaria di un'economia funzionante. A suo avviso, "l'ecosistema competitivo spinge le persone verso la spietatezza o la morte".

Nella visione degli economisti convenzionali, invece, la mano invisibile del mercato è considerata una forza che produce il bene pubblico. In una strana eco del pensiero anticapitalista, Thiel parla di "ideologia della concorrenza" che "pervade la nostra società e distorce il nostro pensiero".

Sebbene tenga in scarsa considerazione l'impatto dei monopoli sull'economia in generale, Thiel giustifica i "monopoli creativi" delle aziende innovative. Le separa dai "prepotenti illegali o dai favoriti del governo", che non meritano rendite monopolistiche.

Thiel approva apertamente le evasioni e le falsità dalle aziende Big Tech per nascondere la loro presa sul mercato: "I monopolisti mentono per proteggersi", scrive. 

Evadere il controllo, secondo Thiel, non è null’altro che una caratteristica necessaria per andare avanti. "Dal momento che non deve preoccuparsi di competere con nessuno, [Google] ha un margine di manovra più ampio per preoccuparsi dei suoi lavoratori, dei suoi prodotti e del suo impatto sul mondo intero".

Zuckerberg ha descritto la sua ambizione in una frase riportata dalla sua ex speech-writer Kate Loss, alla quale ha detto di mettere "le aziende al di sopra dei paesi".

In altri punti del libro, Thiel fa eco a un paradigma introdotto dallo studioso di diritto conservatore Robert Bork, che negli anni Settanta affermò per la prima volta che alcune pratiche anticoncorrenziali non hanno un impatto negativo sul benessere dei consumatori e non dovrebbero quindi essere vietate. Riprendendo questo tema, Thiel ha sostenuto, in un dibattito con l'allora amministratore delegato di Google Eric Schmidt, che è "del tutto legale" per le aziende innovative avere un "monopolio di livello mondiale come quello di Google nel settore della ricerca (web)", a patto che queste aziende non abusino del loro potere.

L’Ue e gli Usa contro le Big Tech?

Negli Stati Uniti, il presidente Joe Biden ha nominato la 32enne esperta di antitrust Lina Khan a capo della Federal Trade Commission (FTC). Nel suo lavoro Amazon's Antitrust Paradox, Khan ha delineato una visione del monopolio che è quasi l'opposto di quella di Thiel, e una chiara confutazione della dottrina Bork.

Non è possibile capire i potenziali danni alla concorrenza posti dalle Big Tech, scrive Khan nel suo saggio, "se misuriamo la concorrenza principalmente attraverso il prezzo e la produzione". A suo avviso, l'integrazione di diversi servizi in piattaforme come quelle costruite da Google, Amazon o Facebook ha permesso alle aziende di controllare infrastrutture vitali dalle quali dipendono i loro rivali. Questo le ha aiutate "a sfruttare le informazioni raccolte sulle aziende che utilizzano i suoi servizi per indebolirle in quanto concorrenti". Non sorprende che Amazon e Facebook abbiano chiesto a Khan di ricusarsi dal suo ruolo alla FTC.


“Non penso più che libertà e democrazia siano compatibili” - Peter Thiel


Anche il Digital Markets Act – DMA, la legge sui mercati digitali dell'Unione europea – cerca di affrontare la questione vietando pratiche come  “self-preferencing”, in cui una società utilizza un servizio che possiede per avvantaggiare altri suoi prodotti. Sebbene i dettagli della legge siano ancora in fase di negoziazione, i responsabili politici sperano di utilizzare la nuova legge per affrontare il potere di mercato dei "gatekeeper" e limitare radicalmente le pratiche anticoncorrenziali.

La legge mira a regolare la velocità con cui le imprese digitali possono conquistare i mercati. Mentre la DMA è ancora in fase di elaborazione, è probabile che nascano norme contro i monopoli delle Big Tech, dato che altri paesi dell'Ue, come la Francia o la Germania, sono favorevoli a una maggiore severità nei confronti dei gatekeeper di Internet. 

"Abbiamo bisogno di alternative e di scelte nel mercato tecnologico, e non dobbiamo affidarci a pochi grandi operatori, chiunque essi siano", ha twittato Margrethe Vestager, che ha preparato il Digital Markets Act: "Questo è l'obiettivo della DMA".

Queste misure non mancheranno di suscitare reazioni. Mentre la pressione normativa sulle Big Tech aumenta negli Stati Uniti e nell'Ue, le aziende hanno costruito una vasta rete di gruppi di pressione e di think tank allineati con la loro visione. 

Le spese dirette delle lobby delle aziende tecnologiche hanno raggiunto decine di milioni all'anno a Bruxelles e Washington, mentre Google da sola finanzia oltre 200 associazioni di categoria e ong per promuovere i suoi interessi. Il gigante della ricerca vuole che i suoi "alleati accademici" sollevino questioni a Bruxelles sulle nuove regole dell'Ue per regolamentare le Big Tech, come ha rivelato una nota della lobby trapelata di recente: offuscare la propria posizione di monopolio è una delle massime priorità delle aziende tecnologiche.

Il libertarismo secondo Peter Thiel

In un contesto di crescente attenzione per il settore tecnologico, Thiel si è dato alla  politica. Tra i magnati della Silicon Valley, per lo più elettori e donatori del Partito Democratico, Thiel si distingue come uno dei pochi repubblicani e sostenitori di Trump. Negli ultimi anni ha fatto apparizioni di alto profilo, come il suo discorso alla Convention nazionale repubblicana del 2016, contribuendo con milioni di dollari alla campagna elettorale di candidati repubblicani e cause conservatrici.

Come altre figure chiave dell'élite della Silicon Valley, Thiel ha descritto le sue idee politiche come libertarie. Secondo quanto lui stesso ha raccontato, già negli anni Novanta Thiel ha rotto con una convinzione chiave dell'ortodossia liberale, che esalta il potere del libero mercato. "Più alto è il quoziente intellettivo di una persona, più questa diventa pessimista riguardo all’idea di libero mercato", ha scritto Thiel nel suo saggio del 2009, The Education of a Libertarian, pubblicato dal libertario Cato Institute.

Il capitalismo semplicemente "non era così popolare tra le masse", ha osservato Thiel. Dopo aver analizzato il panorama politico all'indomani della crisi, ritiene impossibile immaginare un mondo non dominato da forze politiche che desiderano limitare i liberi mercati. Thiel afferma di aver dovuto trarre nuove conclusioni sui limiti dei suoi obiettivi politici libertari: "Soprattutto, non penso più che libertà e democrazia siano compatibili".

Non è chiaro se Thiel abbia ancora opinioni apertamente antidemocratiche, e se così fosse, non gli hanno impedito di usare il suo denaro per influenzare la politica. 

All'inizio del 2021, Thiel ha donato 10 milioni di dollari alle campagne per il senato degli Stati Uniti di due ex protetti, diventati candidati repubblicani. Uno è Blake Masters, un ex studente di Thiel in corsa per un seggio in Arizona (Masters è poi stato sconfitto dal candidato democratico Mark Kelly). Gli appunti di Masters sulla lezione di Thiel a Stanford hanno costituito la base di From Zero to One. Prima di presentarsi come senatore il suo giovane accolito è diventato presidente della filantropica Thiel Foundation

Nelle sue recenti dichiarazioni pubbliche, Thiel ha attenuato il suo amore per il monopolio, ma ha espresso una forma bellicosa di nazionalismo. Mentre  da un lato giustifica l'aumento delle spese militari con l'affermazione che "le nostre basi nucleari usano ancora i floppy disk e i nostri jet da combattimento più recenti non riescono nemmeno a volare sotto la pioggia", ha attaccato Google per il suo rifiuto di accettare alcuni contratti di difesa.

Le apparizioni pubbliche di Thiel gli hanno conferito una certa notorietà, che però ha oscurato l'impatto più ampio delle sue idee. Più di recente, la sua crescente influenza negli ambienti conservatori e il sostegno finanziario ai suoi accoliti hanno portato alcuni commentatori a prevedere l'"ascesa dei thielisti" nelle file del Partito repubblicano. 

Non è ancora chiaro se questa nuova schiera abbraccerà l'intera gamma di convinzioni donchisciottesche di Thiel, le sue opinioni pro-monopolio, il suo libertarianismo antidemocratico o il suo fervente nazionalismo. Ma nella totale confusione ideologica della destra americana, non è improbabile  che l'eco di Thiel tra le file dei Repubblicani si farà sempre più forte in futuro. 

👉 L’articolo originale su Netzpolitik

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