Strategia che perde non si cambia

Riuniti a Bruxelles per parlare di crescita, i capi di stato e di governo non hanno preso alcuna decisione che possa ridare slancio a un’Europa stremata dalla crisi e dall’austerità, commenta la stampa.

Pubblicato su 15 Marzo 2013 alle 15:25

Il Consiglio europeo del 14 marzo dedicato alla crescita è stato l’ennesimo “vertice prevedibile”, scrive Il Sole-24 Ore. Fuori dal vertice la scena è dominata dai pessimi dati sulla disoccupazione e la produzione e dalla manifestazione anti-austerity dei lavoratori arrivati a Bruxelles da tutta Europa.

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Dentro il Palazzo, invece, business as usual, calma quasi olimpica. Le conclusioni sono pre-confezionate: un po’ di flessibilità nelle regole anti-deficit, compresa qualche tolleranza per gli investimenti produttivi (però tutti da definire) e poi avanti tutta con la lotta alla disoccupazione giovanile, il mantra del momento. […] Niente guizzi né belle sorprese. Come se l’Europa non boccheggiasse nella recessione per il secondo anno consecutivo […] Ci vorrebbe un po’ di geniale imprevedibilità, di inconsueta volontà collettiva per portare l’Europa fuori dal tunnel della crisi con meno chiacchiere e un pugno di serie misure concrete.

“L’Europa è condannata a proseguire sul cammino dell’austerity voluto da Berlino per portare l’Unione europea fuori dalla crisi”, scrive Ziarul Financiar. “Era prevedibile, considerando che la Germania ha presentato un budget esemplare che promette il deficit più basso degli ultimi quarant’anni”, aggiunge il quotidiano romeno.

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Il prezzo da pagare è enorme per tutta l’Ue: aumento della disoccupazione giovanile un po’ ovunque, recessioni durissime in tutti i paesi colpiti dalla crisi. Eppure Berlino prosegue per la sua strada, e chiede che l’espressione ‘risanamento di bilancio’ (ovvero l’austerity orientata alla crescita) sia menzionata non meno di 4 volte nelle conclusioni del vertice.

Dopo la firma del patto di crescita a giugno “non sono stati fatti molti passi avanti” si rammarica Les Echos. Il quotidiano economico ricorda che i “project bonds”, “finanziamenti obbligatori creati per sostenere i grandi progetti infrastrutturali, restano ancora nel limbo nonostante la prima fase fosse prevista per lo scorso ottobre”. Tuttavia Les Echos vede una speranza alla fine di questo Consiglio europeo dai toni sommessi, soprattutto perché “Francia e Italia hanno ottenuto dai loro partner un po’ di clemenza” sul deficit pubblico:

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Alcune delle loro richieste [sono state] riprese nelle conclusioni del vertice. Parigi ha visto di buon occhio la menzione nel testo finale della “necessità di un risanamento di bilanco differenziato e improntato alla crescita”, che apre la strada a un ammorbidimento nell’imposizione della soglia del 3 per cento per il deficit. […] L’Italia ha invece spinto affinché nelle conclusioni fosse riconosciuto lo status particolare degli investimenti pubblici con prospettive future nel calcolo del deficit.

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