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La centrale solare di Siviglia, la più grande d'Europa (AFP)

È ora di liberare i brevetti

Invece di dare aiuti ai paesi poveri per lottare contro il riscaldamento globale, sarebbe meglio rendere loro più facile l'accesso alle tecnologie verdi, sostengono due ricercatori olandesi.

Pubblicato il 12 Gennaio 2010 alle 16:10
La centrale solare di Siviglia, la più grande d'Europa (AFP)

Alla conferenza di Copenaghen non si è riusciti ad arrivare a un accordo sul riscaldamento climatico. Ma è altrettanto grave che non ci sia stato alcun progresso neanche sulla liberazione dei brevetti nel settore delle tecnologie climatiche in favore dei paesi poveri. Brevetti che appartengono soprattutto a Stati Uniti, Giappone e Germania.

Sarebbe molto meglio che le tecniche migliori in materia di energia solare, energia eolica, stoccaggio dell'anidride carbonica e biocarburanti di seconda generazione non fossero brevettabili, ma disponibili a tutti liberamente. Non dimentichiamoci che i paesi in via di sviluppo subiscono i danni del cambiamento climatico senza beneficiare dei vantaggi di un'economia sviluppata.

Ma i paesi industrializzati rifiutano di trasferire la loro tecnologia. Per questo in vista della conferenza di Copenaghen è stato varato il piano di azione di Bali, insieme a un gruppo di lavoro che dovrebbe sviluppare delle proposte in merito. Ma l'Ue e gli Stati Uniti non sembrano avere molta premura di aiutare l'India e la Cina a decollare.

La cifra di 100 miliardi di dollari che sarà destinata ai paesi più poveri a partire dal 2020 per lottare contro le conseguenze del cambiamento climatico deve quindi essere vista con una certa diffidenza. Se infatti non saranno accompagnate da un trasferimento di tecnologia, queste misure finiranno per diventare una forma mascherata di sostegno alle nostre industrie: i paesi in via di sviluppo riceveranno del denaro per comprare la tecnologia nei paesi industrializzati.

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Un'obiezione alla liberazione dei brevetti è che in questo modo non ci sarebbe più nulla da guadagnare con la ricerca. Ma la domanda che dobbiamo farci è se il sistema attuale permette veramente di fare della ricerca nel modo più efficace possibile. In molti casi, infatti, le imprese hanno interesse a lasciare da parte i loro ritrovati più recenti quando un'invenzione precedente non è stata ancora completamente sfruttata.

Un fondo climatico che non fornisca aiuti economici ai paesi in via di sviluppo per comprare turbine eoliche e celle solari, ma che versi invece alle imprese di tutto il mondo un bonus legato all'influenza della loro tecnologia sulla lotta contro il cambiamento climatico, è un'idea che merita di essere presa in considerazione. Il valore di questo bonus sarebbe proporzionale all'impatto positivo della tecnologia sul clima. Questa soluzione fornirebbe degli incentivi per affrontare il problema climatico su scala mondiale, e al tempo stesso permetterebbe di continuare a fare profitti con la ricerca. Gli stati hanno la tendenza a pensare in primo luogo a sé stessi, mentre le imprese pensano soprattutto al profitto. Sono cose importanti, ma sull'altro piatto della bilancia c'è un interesse fondamentale: la lotta contro il riscaldamento globale. (adr)

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