Capitolo 5
Nell’isola di Sumatra, in Indonesia, uno degli ultimi habitat dove trovano rifugio specie a rischio di estinzione, come elefanti, tigri e oranghi, è stato oggetto di un disboscamento sfrenato condotta da aziende che sfruttano legname tropicale e gomma e da coltivatori illegali. Per anni Michelin ha svolto operazioni nella regione in collaborazione con il colosso agroindustriale locale per sviluppare piantagioni di alberi da gomma.
👉 Qui tutti i capitoli della nostra inchiesta
Finanziati da cosiddette obbligazioni “verdi”, le piantagioni dovevano contribuire alla riforestazione, alla conservazione degli animali protetti e a ridurre l’impronta di carbonio del gigante dei pneumatici. Nei capitoli precedenti abbiamo rivelato che le obbligazioni sono state emesse dal Tropical Landscapes Finance Facility (Tlff), una piattaforma nata per finanziare progetti legati agli accordi sul clima di Parigi (vedi Capitolo 1 ) co-creata da un consorzio internazionale, di cui facevano parte anche il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) e la banca BNP Paribas.
Abbiamo inoltre rivelato che queste piantagioni di proprietà della società Royal Lestari Utama (Rrlu), una joint venture tra Michelin e Barito Parito Pacific, sono state create su un terreno dove sorgeva una foresta che meritava di essere protetta, ai margini del Parco Nazionale Bukit Tigapuluh (“Trenta Colline” in indonesiano) e la cui vegetazione è stata distrutta in spregio ai criteri della finanza verde.

Questo habitat si è ridotto drasticamente in seguito dell’effetto combinato della deforestazione industriale portata avanti da Rlu e della deforestazione più “artigianale” operata dai coltivatori abusivi. È in questo contesto, in gran parte nascosto agli investitori, che Michelin e Barito Pacific hanno avuto ricorso alle obbligazioni verdi.
Michelin le ha rimborsate agli investitori nell’estate del 2022, dopo aver acquisito la totalità di Rlu, di cui la società francese era fino ad allora azionista di minoranza, con il 49 per cento delle quote. Michelin non è quindi più sottoposto agli impegni in materia ambientale legati a queste obbligazioni. Da allora il Tlff è stato smantellato e Rlu ha smesso di commissionare I suoi rapporti annuali sui progressi compiuti a consulenti indipendenti. L’ultimo rapporto, che copre il periodo 2023-24, e stato redatto direttamente da Rlu e pubblicato il 27 maggio. Oltre a non confermare gli impegni sulla sosteninilita presi con gli investitori, non fa riferimento a obiettivi precisi sulla conservazione degli ecostitemi che, prima, venivano invece quantificati annualmente. Abbiamo interrogato Michelin su alcuni punti del contenuto di questo rapporto, ma ci ha risposto che non è in misura di rispondere a breve.
Attraverso i pareri di diversi esperti e l'analisi dei documenti ufficiali e di tutti i dati disponibili, dimostreremo in questo nuovo capitolo come, nonostante i suoi sforzi, Michelin non sia ancora riuscita a mantenere gli impegni presi con gli investitori, essendo ancora lontana dal raggiungere i suoi obiettivi ambientali.
Comincia malino l’era Michelin
Per costruire la facciata verde del suo progetto commerciale, nel 2015 Royal Lestari Utama ha incaricato l'ong ambientalista WWF di coinvolgere la Società Zoologica di Francoforte (Fzs) e alle stesse ong locali che fino ad allora combattevano per porre fine alle sue operazioni di deforestazione. L’obiettivo ufficiale era quello di riflettere a un modo per preservare quel che restava degli ecosistemi devastati nelle due concessioni di sua proprietà nella provincia di Jambi, a Sumatra.
Come raccomandato dall'audit ordinato da Michelin nel 2014 all'organizzazione ambientalista Earthworm Foundation (all’epoca denominata Tft), Rlu ha deciso di commissionare una valutazione per mappare sia le aree ad alto contenuto di carbonio (Hcs) che quelle ad alto valore di conservazione (Hcv) in tutte le concessioni delle filiali di Rlu situate a Sumatra e nel Borneo. La valutazione è stata compiuta dalla società di consulenza indonesiana Tropenbos. Michelin può quindi vantarsi di essere stata la prima ad applicare norme volontarie per la protezione degli ecosistemi nel settore della gomma (1).

Tuttavia, la produzione di gomma è continuata in alcune parti della concessione gestita a Jambi dalla succursale di Rlu, Lestari Asri Jaya (Laj), dove solitamente passano gli elefanti e che Tropenbos aveva delimitato come Hcv. Questa esenzione è stata concordata con lo stesso WWF, ha affermato la società. Il WWF ha rifiutato di commentare questo punto.
Quando Rlu ha cominciato le operazioni, nel marzo 2015, Michelin ha imposto una moratoria di sei mesi sui tagli degli alberti fino alla pubblicazione dello studio Tropenbos. Una volta terminata la moratoria, la filiale di Rlu titolare della concessione Laj avrebbe continuato a radere al suolo le aree da piantare con alberi della gomma, tra cui anche foreste in cui vivevano gli elefanti. È quanto indicano le testimonianze di diversi abitanti del posto citate in uno studio condotto da ricercatori dell’Università tedesca di Göttingen.
La valutazione di Tropenbos, che lo stesso WWF ha ritenuto incompleta, e la sua messa in atto lacunosa sembrano costituire una violazione degli impegni assunti dai due azionisti di Royal Lestari Utama – Michelin e Barito Pacific – se non addirittura potenzialmente una violazione delle norme internazionali volontarie sulla protezione degli ecosistemi (vedi il punto A della documentazione).
I green bond abbelliscono la realtà
Nel frattempo, Rlu e altre aziende locali attive a Jambi si sono unite a Michelin nei colloqui con il WWF e la Fzs, che le hanno esortate – invano – a lasciare che gli elefanti attraversassero le loro concessioni per ridurre la pressione sulle terre delle comunità locali, e quindi ridurre il rischio di conflitto tra gli animali e gli abitanti.
Nonostante le ong abbiano denunciato dietro le quinte lo scarso impegno di Michelin e Barito Pacific nella conservazione della biodiversità, e in particolare la protezione degli elefanti, agli investitori viene descritto uno scenario idealizzato. In occasione del collocamento dei green bond sul mercato, il Tlff afferma che “ il progetto prevede la collaborazione con il WWF, che ha lavorato con Michelin e Royal Lestari per preservare le restanti foreste […] nelle concessioni di Rlu ”.
Va notato che il WWF è stato pagato da Michelin nell'ambito della partnership globale siglata nel 2015, pur essendo responsabile del monitoraggio delle prestazioni ambientali di Rlu. “Se è vero, si tratta di un enorme conflitto di interessi! ”, esclama Alex Wijeratna, direttore della campagna della ong ambientalista Mighty Earth. "Non è perché abbiamo diversi accordi di partnership con compensi finanziari che il WWF si è compiaciuto. Abbiamo avuto grossi disaccordi", afferma Herve Deguine, direttore delle relazioni pubbliche della Michelin. Il WWF ha negato qualsiasi tipo di compenso legato al progetto realizzato in Indonesia.”
BNP Paribas, la banca francese che si è incaricata della commercializzazione dei green bond emessi da Tlff, ha preparato con cura il prospetto informativo evidenziando i suoi obiettivi socio-ambientali, ma ignorando la deforestazione precedentemente causata da Royal Lestari Utama (2). Inoltre, sembra che BNP Paribas abbia violato anch’essa la sua politica di sostenibilità, che insiste nel rispettare le aree ad alto valore di conservazione (Hcv), cosa che Royal Lestari Utama non ha fatto. La vetrina di marketing per gli investitori sul sito web della Tlff (ora inaccessibile) indica che 18.370 ettari su un totale di 70.716 ettari nella provincia di Jambi (pari al 25 per cento) sarebbero stati destinati alla conservazione
"La maggior parte delle aree destinate alla conservazione erano già state perse a causa dell'occupazione da parte di coltivatori illegali, quindi non c'è stato alcun vero sacrificio per Rlu, che comunque non avrebbe potuto piantarvi alberi da gomma", dice una fonte anonima dell’ong Conservation International." Questo significa una perdita netta per la conservazione e massimo profitto per l'azienda, che di fatto non ha rinunciato a nulla, anche se le sue mappe ufficiali possono dare questa impressione".
La produzione continua nell’area protetta
Le mappe mostrano in particolare la Wildlife Conservation Area (Wca), che Royal Lestari ha creato all’interno della concessione della sua filiale Lestari Asri Jaya (Laj) nel 2017-18, sulla scia dell’emissione delle obbligazioni verdi. Si tratta di una striscia di 9.700 ettari, che si estende lungo il confine con il Parco nazionale di Bukit Tigapuluh e di altre due concessioni separate, chiamate Abt, gestite dal WWF.
Secondo le stime di Leo Bottrill, direttore della società di tecnologia geospaziale MapHubs. più di un quarto (circa 2.670 ettari) della Wca è piantato con alberi della gomma a scapito della rigenerazione della foresta vergine.
Michelin ammette che quando è stata creata la WCA, nonostante fosse compresa nelle zone Hcv indetificate da Tropenbos, si è deciso che una parte di essa sarebbe rimasta una piantagione commerciale “per un ciclo di vita di 25 anni” e dopo questo periodo sarebbe “ritornata a foresta naturale”, ammette Hervé Deguine.
Questa piantagione è stata avviata nel 2013 da Royal Lestari dopo aver disboscato l’area grazie a prestiti bancari, paradossalmente rimborsati in gran parte tramite le obbligazioni verdi, come abbiamo rivelato nel primo capitolo della nostra inchiesta.
Battaglia persa per gli elefanti
"L'azienda ha continuato a ostacolare il movimento degli elefanti, nell'area della Wca tuttora riservata alla produzione di gomma", ha aggiunto la nostra fonte anonima a Conservation International. “Di conseguenza, gli abitanti dei villaggi e la Società zoologica di Francoforte hanno ripetutamente avvertito Royal Lestari, il WWF e l’Agenzia indonesiana per la conservazione della natura (Bksda) del crescente numero di intrusioni di elefanti nei campi adiacenti”.

La stessa fonte anonima mette quindi in guardia contro il “ritardo nell'attuazione delle attività di conservazione” perché “quanto più piccola è l'area in cui possono vivere gli elefanti, tanto più il rischio di conflitto uomo-elefante compromette la sopravvivenza degli dei pachidermi ”.
La nostra fonte sostiene che “la WCA non è un habitat sicuro, poiché gli agricoltori stanno spingendo gli elefanti fuori dall’area, all’interno della quale hanno anche eretto recinzioni elettriche illegali che, insieme alle trappole tese dai bracconieri, sono altrettante minacce per gli elefanti ”. Second i giornali locali diversi elefanti sono stati uccisi in prossimità del parco nazionale Bukit Tigapuluh dal 2014.
Ciononostante, Deguine ribatte che il sistema di rilevamento degli elefanti e le operazioni di sensibilizzazione della popolazione di Michelin hanno “ridotto il numero dei conflitti” e che ci sono addirittura “più elefanti in seno ai branchi” rispetto a quando il progetto è stato lanciato, nel 2015. Una rappresentante locale ha tuttavia aggiunto che si tratta di “giovani elefanti”. Questo non significa necessariamente che la popolazione (attualmente composta da circa 150 individui ) sia in buona salute, secondo gli scienziati, il che è confermato da diverse fonti ( vedere il punto B della documentazione).
Un fallimento dati alla mano
Nel 2022 la società di consulenza Daemeter ha pubblicato una nuova analisi sulle aree ad alto valore di conservazione nella concessione Lestari Asri Jaya, basata su una ricerca effettuata nel 2019. L'analisi raccomanda di liberare ulteriori 15.000 ettari per la conservazione dell'habitat rispetto ai soli 12.150 ettari individuati nella lo studio Tropenbos, ritenuti insufficienti dallo stesso WWF.

Secondo l'analisi di Leo Bottrill, direttore della società di analisi geospaziali MapHubs, tra tutte le aree considerate HCV, oltre un terzo (9.500 ettari) è attualmente ricoperto da monocolture di alberi da gomma, comprese quelle di Royal Lestari Utama e quelle di piccoli coltivatori, spesso clandestini. Alcuni di loro vendono la loro gomma a Michelin nell'ambito della partnership siglata dall'azienda con le comunità locali.
“Non li incoraggiamo a piantare alberi della gomma in queste aree, ma cosa possiamo fare se i contadini li piantano comunque? E come spiegare allora agli abitanti dei villaggi che compriamo la produzione di alcuni e non di altri? ”, spiega Hervé Deguine. Secondo il direttore delle relazioni pubbliche di Michelin, “ci possono essere delle clausole transitorie, comprese alcune che prevedono l’acquisto di alcune produzioni, in cambio di impegni a lungo termine; è l'unico modo per riprendere il controllo di alcune zone ”.

Lo studio Daemeter conferma il disastro ambientale, anche se non dà esplicitamente la colpa all’azienda. Secondo gli autori, “la massiccia distruzione dell’habitat negli ultimi decenni ha spinto gli elefanti sull’orlo dell’estinzione e ha provocato intensi conflitti con gli esseri umani”.

I risultati dello studio implicano che prima del suo impegno a non portare avanti la deforestazione Royal Lestari Utama era responsabile, sia direttamente che indirettamente, della perdita netta di biodiversità. Questo deterioramento è avvenuto ben prima che Michelin entrasse in gioco, e aveva come scopo quello di sviluppare una produzione sufficiente ad attrarre investimenti, come abbiamo dimostrato nel terzo capitolo della nostra inchiesta. Questo è contrario agli standard dell'International Financial Corporation (Ifc) che Royal Lestari si è impegnata a rispettare nel documento fornito da BNP Paribas agli investitori (3).
Inoltre, quando l’habitat contiene specie a rischio di estinzione, come elefanti, tigri e oranghi, gli standard Ifc che Rlu deve rispettare diventano più rigorosi. Non basta infatti evitare la perdita di biodiversità: un'azienda deve generare un miglioramento netto rispetto alla situazione che precede l’avvio del progetto, espandendo gli habitat e quindi la superficie delle foreste protette all’interno o all’esterno della zona nella quale svolge le sue operazioni. Questo obbligo fa peraltro parte delle raccomandazioni degli autori degli ultimi rapporti che illustrano i progressi socio-ambientali di Rlu (tutti resi inaccessibili dopo l'acquisizione della società da parte di Michelin).

Quel che sta accadendo attualmente nelle concessioni di Jambi è esattamente il contrario, anche se non si tenesse conto del disboscamento compiuto da Rlu in precedenza. Finora infatti la rigenerazione naturale e la piantumazione attiva di alberi locali non si sono dimostrate abbastanza veloci da compensare il continuo disboscamento da parte dei piccoli coltivatori, compreso nel parco Bukit Tigapuluh adiacente alla concessione. Le foto, scattate nel novembre 2022 dal nostro partner indonesiano Tempo mostrano gli alberi tagliati e trasportati su camion nella concessione di Lestari Asri Jaya.
“Non possiamo impedire ai coltivatori clandestini di utilizzare i territori nella nostra concessione nel modo che ritengono opportuno; non ne abbiamo né i mezzi né il diritto ”, si giustifica Deguine, “è lo stato a dover far rispettare la legge ” .
Sulla base dei dati del governo indonesiano, dei rapporti Rlu e dell’analisi di Leo Bottrill appare che la copertura forestale (concentrata quasi interamente nella Wca) sembra essere passata da oltre 3.000 ettari nel 2016 a poco più di 2.000 ettari nel 2022, con una perdita di foreste tra i 400 e i 1.100 ettari da quando è arrivata Michelin (vedi punto C della documentazione).
L’impresa francese contesta questo drammatico declino, ritenendo che le analisi satellitari non siano precise e non permettano, da sole, di valutare l'evoluzione della superficie forestale nel tempo. Il gruppo sostiene di aver realizzato uno studio molto attendibile (che non ha reso pubblico) combinando immagini satellitari e verifiche sul campo. “Possiamo affermare che le dimensioni attuali della foresta è di 2.831 ettari”, dichiara Deguine.
Questa misurazione puntuale, tuttavia, non dimostra una sostanziale inversione della tendenza generale.
Michelin è ancora ottimista, nonostante tutto
L’ ultimo rapporto sullo stato di avanzamento , datato 2021, indica che Rlu non soddisfaceva ancora gli standard Ifc. I revisori della società Ramboll, dal canto loro, sottolineano “la mancanza di impegno” e di “motivazione” da parte del gruppo per raggiungere questo obiettivo.
“La strada è più lunga di quanto avessimo pensato”, si giustifica Hervé Deguine: “nove anni sono davvero pochi in un ambiente così difficile”. Il gruppo afferma che ha sempre in mente di rispettare le norme Ifc e che ha accellerato gli sforzi da quando, nel 2022, è diventato l’unico azionista delle piantagioni, dopo che ha acquistato le quote di Barito Pacific.
Il gruppo ha quindi rinviato di una quindicina di anni la promessa fatta ai suoi investitori nel Piano di protezione del paesaggio del 2019 che annunciava un’estensione della superficie forestale all’interno della concessione di Lestari Asri Jaya fino a 4.480 ettari entro il 2033.
Questi, peraltro, rappresentano quasi solo la metà degli 8.468 ettari che – secondo l'analisi di Leo Bottrill – Rlu avrebbe disboscato nelle sue concessioni prima del 2015 nella stessa provincia di Jambi. In fin dei conti Rlu “ha distrutto la foresta per far posto alle sue piantagioni di alberi da gomma, poi ha cercato il riconoscimento pubblico – e gli investimenti – per un progetto volto a ripristinarne la metà ”, osserva Alex Wijeratna, di Mighty Earth. “Fissare una scadenza per ripristinare la foresta allo scopo di qualificare un progetto come sostenibile quando la tabella di marcia non viene rispettata è greenwashing”, gli fa eco Bottrill.
“Secondo la nostra valutazione, dal 2015 Rlu è stata efficace nella lotta alla deforestazione e, in una prospettiva futura, salverà più foreste di quelle che essa stessa ha abbattuto in passato”, afferma Johannes Kieft, ex capo della segretaria del Tlff in quanto rappresentante dell'UNEP, dove è il responsabile tecnico specializzato nella pianificazione territoriale e nella green economy.
Il declino delle foreste mette in discussione anche gli obiettivi climatici del progetto, poiché l'assorbimento della CO2 da parte degli alberi annunciato da Rlu sarà necessariamente inferiore (vedi punto D della documentazione).
In ogni caso, Michelin tiene a mettere in risalto i propri meriti. "Abbiamo scelto di provrci comunque, a costo di essere criticati, per dimostrare che possiamo riuscire a produrre gomma in modo sostenibile, anche in alcune delle condizioni più difficili al mondo", dice Deguine.
“Ovviamente il progetto non è riuscito al 100%! Ma cosa sarebbe successo [...] se Michelin non si fosse impegnata nella realizzazione del progetto Rlu? La situazione oggi sarebbe migliore o peggiore? ”, chiede, retoricamente l’uomo della Michelin.
Note
(1) La metodologia per identificare e proteggere le aree densamente boscose che presentano un elevato potenziale di sequestro di CO2 (High Carbon Stocks (HCS)) è stata creata da Earthworm e Greenpeace ed è supervisionata dall'organizzazione High Carbon Stock Approach (HCSA). La metodologia che copre aree che, sebbene caratterizzate spesso da poca o nessuna vegetazione, sono cruciali per la fauna selvatica e le popolazioni indigene (High Conservation Value – HCV) è stata invece creata ed è supervisionata dall'organizzazione High Conservation Value Resource Network (HCVRN). In teoria, qualsiasi progetto di sfruttamento del territorio dovrebbe essere preceduto da uno studio HCS-HCV. Tuttavia, poiché la deforestazione fa parte del passato della maggior parte delle aziende, l’implementazione delle due metodologie HCSA e HCVRN si applica, in pratica, solo a partire dalla data definita dall’azienda stessa, attraverso l’impegno a non deforestare per il futuro.
(2) Il documento di BNP Paribas contiene frasi allettanti come “i beneficiari delle obbligazioni propongono di collocare la metà delle aree in concessione in aree riservate ai mezzi di sussistenza locali” , la “ conservazione della fauna selvatica ” et la “ protezione/ripristino/terreni delle foreste” al fine di crare dei “ corridoi per i tanti specie iconiche” e “ formare una zona cuscinetto contigua che protegge il Parco Nazionale Bukit Tigapuluh da ulteriori invasioni ”.
(3) Il documento di BNP Paribas fa riferimento ai requisiti contenuti nello studio di due diligence che Rlu ha commissionato alla società Daemeter Consulting nel 2007. Si tratta dell'unico documento ufficiale che Rlu ha presentato all'agenzia di rating sociale e ambientale Vigeo Eiris affidandole il compito di valutare e certificare le obbligazioni verdi prima della loro emissione. " Il rapporto [...] del consorzio Daemeter non menziona la deforestazione illegale su scala industriale effettuata da Rlu ", conferma in uno scambio di e-mail con Mighty Earth (consultato da Voxeurop) Emilie Beral, responsabile della metodologia per il finanza sostenibile prima da Vigeo Eiris e oggi da Moody's (che ha acquisito Vigeo).
👉 Glossario e metodologia
👉 Capitolo 1: La finanza verde “made in Europe” che premia la deforestazione in Indonesia: il caso Michelin
👉 Capitolo 2: Come un progetto controverso è diventato il fiore all’occhiello della finanza verde europea
👉 Capitolo 3: Come Michelin e il suo partner indonesiano fanno greenwashing aggirando le regole sui green bond
👉 Capitolo 4: Come Michelin ha chiuso un occhio su un disastro ambientale in Indonesia
Il lavoro sul campo in Indonesia del nostro media partner Tempo è stato sostenuto da una sovvenzione della Global Initiative Against Transnational Organized Crime. L'inchiesta ha anche ottenuto il sostegno di Environmental Reporting Collective, Journalismfund.eu, Mediabridge, Environmental Reporting Collective e Grid Arendal.

Con il sostegno di Investigative Journalism for Europe
Ti piace quello che facciamo?
Contribuisci a far vivere un giornalismo europeo e multilingue, in accesso libero e senza pubblicità. La tua donazione, puntuale o regolare, garantisce l’indipendenza della nostra redazione. Grazie!
