Nei panni di un eurodeputato

Il giornalista della Bbc Brian Wheeler ha passato diverse settimane nel Parlamento europeo e ha tenuto un diario su internet. Uno strano viaggio attraverso un universo ovattato.

Pubblicato il 22 Maggio 2009 alle 08:46
 | Nel Parlamento europeo di Strasburgo

Seguitemi mentre sorseggio champagne millesimato, ceno nei migliori ristoranti, partecipo a missioni inutili in luoghi esotici. Il tutto a vostre spese“.

Per un inglese, l’Europa e il suo parlamento sono fonte di ogni sorta di ossessione. Così Brian Wheeler, il corrispondente della Bbc a Westminster, ha deciso di andare a Strasburgo per capire come funziona la democrazia comunitaria. Il suo blog si rivolge prima di tutto agli elettori di sua Maestà, pochi dei quali conoscono il nome degli eurodeputati che eleggeranno il 4 giugno (in Gran Bretagna si vota sempre di giovedì). Rotta per la seconda capitale dell’Europa, quindi, per cercare risposte a tre interrogativi principali. Chi sono questi europarlamentari “nuovo stile”? Come passano le loro giornate? E, soprattutto, quanto guadagnano e quali somme astronomiche si fanno rimborsare per bisogni cosiddetti essenziali come alberghi, cibo e, ovviamente, champagne millesimato?

Ciò che ne consegue si inserisce nella tipica tradizione degli umoristi inglesi, come Stephen Clarke, che si avventurano nel Vecchio continente per scoprire con loro grande stupore che altrove le cose funzionano diversamente rispetto a casa loro. Abituato ad assistere ai dibattiti della rumorosa Camera dei comuni, nella quale i deputati laburisti e conservatori si urlano gli uni contro gli altri pur rispettando le abitudini della buona educazione, Wheeler è colpito dai felpati costumi del parlamento di Strasburgo. Qui i 785 eurodeputati, che hanno a disposizione solo un minuto per gli interventi, si esprimono in un rispettoso silenzio sulle questioni più varie: dalla situazione a Gaza ai pesticidi cancerogeni ai maltrattamenti inflitti agli interpreti ungheresi. “A Strasburgo tutto ruota intorno al compromesso“, constata Wheeler.

Il giornalista euroscettico incontra alcuni eurodeputati britannici – Labour e Tories ovviamente, ma anche Verdi e nazionalisti gallesi, questi ultimi uniti nello stesso gruppo , l’Alleanza libera europea “per ragioni non proprio evidenti“. Tutti condividono la stessa critica: dover traslocare ogni mese uffici, segretariato e interpreti da Bruxelles a Strasburgo per poi fare il contrario una settimana dopo. Non c’è da sorprendersi invece che i parlamentari non parlino molto della delicata questione dei famosi 287 euro che ricevono ogni giorno come indennità di trasferimento. Tutti sono d’accordo nel riconoscere che in questo periodo di vacche magre il sistema dovrebbe essere più trasparente.

Piuttosto orgogliosi del loro contribuito alla vita politica dell’Unione, gli eurodeputati sottolineano che la maggior parte delle leggi presentate nei vari parlamenti nazionali sono già passate per Bruxelles. Durante una giornata di votazioni, il giornalista è stupito dalla velocità con cui una risoluzione dopo l’altra lampeggia su un enorme schermo elettronico “come un gioco del bingo gigante“. “Solo fumo negli occhi“, osserva un eurodeputato conservatore. Il vero potere, conclude Wheeler, sembra essere nelle mani dei relatori di Bruxelles. Per i membri dell’Ukip, il partito eurofobo che ha raccolto nove seggi in occasione delle ultime elezioni nel 2004, si tratta di una farsa. Wheeler descrive fino a che punto questi ultimi siano capaci di architettare piani degni dei Monty Python: il 1° gennaio 2009, giorno del decimo anniversario dell’euro, il parlamento ha voluto far suonare “l’inno alla gioia” nell’emiciclo. Questi nazionalisti inglesi, più realisti della regina, hanno replicato intonando quel grande elogio dell’aristocrazia che è la Marsigliese.

Wheeler lascia Strasburgo perplesso di fronte a questo universo ovattato, in cui “ci si sente come sul set di un film di fantascienza degli anni Sessanta“. In questo labirinto di vetro il giornalista inglese trova una metafora del progetto europeo: “Si capisce dove si vuole andare, ma ci vuole un po’ di tempo prima di capire come“. Dopo dieci giorni di spaesamento, Wheeler ammette di essere quasi arrivato al punto di definire l’Inno alla gioia il vero inno nazionale.

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