
I rapporti d'intelligence che hanno innescato lo stato d'allerta devono senza dubbio essere presi sul serio. È inevitabile che le capitali europee siano potenzialmente vulnerabili ad attacchi simili a quello che due anni fa ha colpito la capitale commerciale dell'India. Il numero delle vittime degli attacchi di Mumbai – 173 vittime in tutto – fece impressione, soprattutto considerando il numero relativamente basso di terroristi coinvolti.

Allarmismi di questo tipo danneggiano l'Europa, perché danno l'impressione che sia un luogo poco sicuro. L'implicazione di fondo è che il vecchio continente sia formato da stati deboli come il Pakistan o lo Yemen, incapaci di sventare gli attacchi e di proteggere adeguatamente la popolazione. L'intervento del ministro degli esteri britannico, poi, è stato ancora più incauto. Evidentemente la Gran Bretagna è un obiettivo tanto quanto lo sono Francia e Germania.
L'aspetto più spiacevole dell'avviso statunitense, comunque, è che implica una totale assenza di solidarietà. L'America si ritrova a dover combattere contro gravi minacce terroristiche sul proprio territorio, come ha dimostrato l'attentato fallito nel maggio scorso a Time Square.

Le minacce terroristiche sono una triste realtà quotidiana nel mondo occidentale. I governi dovrebbero condividere le informazioni e avvertire di conseguenza i cittadini. Un'allerta vaga, invece, può soltanto esacerbare il clima di terrore. Che è precisamente quello che vogliono i terroristi. (traduzione di Andrea Sparacino)
Opinione
Tra l'incudine e il martello
Gli allarmi sul rischio di attentati mostrano prima di tutto "la nostra duplice vulnerabilità",osserva Die Presse. Quella dei cittadini, stretti fra la minaccia terroristica e quella di veder limitate le proprie libertà civili. "Ancora una volta non si capisce se siamo già nel mirino o è solo una proiezione di remote lotte di potere in Afghanistan o in Pakistan", osserva il quotidiano viennese. In ogni modo gli allarmi arrivano al momento giusto per gli organi di sicurezza statunitensi, che chiedono in modo sempre più insistente l'accesso ai dati personali dei cittadini europei. "Di fronte a un pericolo contingente, tutti sono più disposti a rivelare i propri segreti. […] Così ci spogliamo, e tutti nudi siamo ancora più vulnerabili. Non solo alle azioni terroristiche, ma anche agli abusi dello stato".
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