Analisi L’Europa dei complotti | Italia

L’intreccio tra complotti e populismo in salsa italiana

Decenni di attentati, scandali ed episodi sanguinosi mai del tutto chiariti hanno reso una parte degli italiani diffidente nei confronti delle autorità e, di recente, anche dell’informazione. Una situazione che ha permesso ai movimenti populisti come i 5 Stelle di raccogliere lo smarrimento e la rabbia dei cittadini e conquistare il potere.

Pubblicato il 1 Luglio 2021 alle 11:30

Il 23 maggio scorso in Piemonte, nel nord Italia, è precipitata una funivia: l’incidente ha causato 14 morti. Il mattino dopo, l’ex direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, parlando alla radio, ha avanzato l’ipotesi di un attentato poiché alcune delle vittime erano di origine israeliana. Il sospetto, come ammetterà lo stesso Mieli, poggiava però sul nulla. 

Questo episodio dimostra quanto sia facile, anche per i più “insospettabili”, scivolare dall’analisi della realtà verso teorie di natura complottistica le quali, in genere, semplificano la complessità del reale, rassicurando chi le ascolta o costruendone l’identità. Non stupisce che questo tipo di riorganizzazione del reale funzioni bene in un’epoca in cui, in Occidente, le grandi ideologie laiche o religiose sono in crisi e i cittadini disorientati. Tuttavia, in Italia sussistono anche ragioni del tutto peculiari che in passato hanno spinto a cercare spiegazioni oltre l’apparenza.


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Il dubbio come arma di fronte allo stato 

Nel secondo Novecento, in Italia, il dubbio è stato infatti lo strumento che ha consentito di superare le versioni di comodo fornite dalle autorità su alcuni gravi fatti della storia del paese. 

Si tratta di un’epoca in cui l’intreccio di potere tra mafia e politica ha permeato a diversi livelli la società; è il periodo, anche,  dei cosiddetti “Anni di piombo”, che hanno visto susseguirsi attentati, stragi di estrema destra, la lotta armata di sinistra, eventi che hanno provocato centinaia di morti e feriti e che ha lasciato diversi casi giudiziari senza risposta.  

Su alcuni di questi avvenimenti si è fatta luce anche grazie al lavoro di controinchiesta di giornalisti, storici, familiari delle vittime e alcuni tra gli inquirenti più coraggiosi. Ma questo lavoro, spesso confermato dalla magistratura, è stato ostacolato e depistato da apparati dello stato non di rado risultati coinvolti in quegli stessi fatti.

Il terreno di coltura per l’attuale proliferazione di teorie del complotto è individuato spesso nel coagularsi, a partire dai primi anni Duemila, di una nebulosa movimentista attorno al comico Beppe Grillo, al suo blog e all’imprenditore Gianroberto Casaleggio.

“Io so i nomi dei responsabili […] ma non ho le prove”, scrisse Pier Paolo Pasolini nel 1974 sul Corriere della Sera. Del lavoro di controinchiesta di quei decenni, l’intervento di Pasolini – il quale, peraltro, pochi mesi dopo aver scritto quelle parole, venne ucciso in circostanze mai del tutto chiarite – è un’astrazione poetica ma resta ancora oggi lo spartiacque tra due epoche. 

La prima, quella in cui il dubbio ha condotto alla verità anche attraverso una ricostruzione dei fatti alternativa a quella ufficiale, ma poggiata su riscontri, e l’epoca attuale in cui ognuno, come ha scritto il politologo Marco Revelli “si fa giudice di tutto”. Delle “Big Pharma” con i loro vaccini, dei virus che sono una truffa per manipolarci, della tecnologia 5G e microchip idem, dei poteri forti Bill Gates e Soros che controllano il tutto, delle migrazioni governate dal piano Kalergi. “Il sospetto” – secondo Revelli – “ha vinto”.

Il terreno di coltura per l’attuale proliferazione di teorie del complotto è individuato spesso nel coagularsi, a partire dai primi anni Duemila, di una nebulosa movimentista attorno al comico Beppe Grillo, al suo blog e all’imprenditore Gianroberto Casaleggio. Da quella nebulosa nascerà il Movimento 5 Stelle (M5S), forza politica schiettamente populista che in breve riesce a conquistare il centro della scena, diventando forza di governo.

Una mappa dello stato delle cose l’ha disegnata il quotidiano La Repubblica. Rispetto a qualche tempo fa, si legge, “cambiano le argomentazioni e le fasi politiche, ma il frame rimane lo stesso che in questi anni ha portato acqua al mulino del populismo nostrano, dal sovranismo leghista ai 5 Stelle: il richiamo continuo alla libertà di pensiero e all’essere controcorrente per legittimare l’attacco alla scienza e alle competenze, l’odio verso le istituzioni e i ‘media mainstream’, la fascinazione per l’uomo forte”. 

Tra i protagonisti di questo mondo, secondo La Repubblica, ci sono alcuni cattolici integralisti, i cosiddetti rossobruni, figure spesso sovraniste, contrarie all’Europa e/o all’euro e affascinate dalla Russia, come “Diego Fusaro, studioso di Karl Marx ma sempre più legato all’estrema destra”, esponenti della Lega di Matteo Salvini e  “la galassia negazionista a 5 stelle”.

“L’ideologia no vax e complottista (dalla Trilateral a “Big Pharma”) è stata a lungo promossa da Grillo e Casaleggio attraverso il blog”, sostiene ancora La Repubblica che poi ricorda il lavoro di alcuni esponenti di quella galassia, a partire da Claudio Messora. “Messora – scrive il quotidiano – è stato il primo responsabile della comunicazione M5S al Senato, per lui lavorava Rocco Casalino: era lì per diretta emanazione di Casaleggio ed è ora il più acceso tra i negazionisti del web”. Quanto a Casalino, è arrivato ad essere l’ascoltato portavoce del presidente del consiglio Giuseppe Conte.

Non è però col M5S che questo processo comincia. Si deve anzi tornare indietro agli anni Novanta del Novecento, quando il sistema politico venne travolto dalle inchieste sulla corruzione che spazzarono via la Democrazia cristiana e Partito socialista. Il Partito comunista invece dovette fare i conti con il crollo delle ideologie che portò al cambiamento del nome e a diverse scissioni. In breve, tutti i grandi partiti popolari sparirono dalla scena. La politica perse ogni tratto ideologico e le nuove forze politiche si identificarono sempre più con la figura del proprio capo. Si aprì così la porta al populismo. Ed è il tycoon televisivo Silvio Berlusconi ad aprirla, anticipando processi che poi verrano replicati in altri paesi.

È Berlusconi che, approdato alla politica, proclama per primo – e persino nelle aule parlamentari – il proprio ruolo di presidente del consiglio come direttamente legittimato dal popolo e non più dal voto di fiducia del Parlamento, sebbene l’Italia sia una Repubblica parlamentare. In seguito, i suoi avversari faranno lo stesso. Le conseguenze sono enormi. Il Parlamento quasi sparisce dalla scena. La funzione legislativa viene esercitata sempre più dall’esecutivo per mezzo di decreti, accentuando un processo già in atto. Mutano i rapporti tra i poteri dello stato. La repubblica viene presidenzializzata di fatto mentre il sistema politico, fattosi bipolare, attinge apertamente ai toni del populismo.

Informazione e potere

Per di più, negli stessi anni si fa sempre più stretto il rapporto tra informazione e potere e, molti italiani, per informarsi si rivolgono altrove scoprendo Internet ben prima dell’avvento dei social network, come dimostra il successo del blog di Grillo. Di fronte alla crisi di equilibri consolidati, i media e il sistema politico finiscono per irrigidirsi su posizioni di chiusura, anche di fronte a idee e opinioni  legittimamente critiche. Questo atteggiamento in una parte della società acuisce un sentimento di frustrazione e distacco che a quel punto attende solo di essere raccolto. 

È proprio quello che faranno formazioni come il  M5S e la Lega, in grado di parlare alla pancia di un paese sempre più smarrito e arrabbiato.

Il complottismo, insomma, inizia a prosperare quasi come effetto collaterale della propaganda populista, ma che non il risultato esclusivo di formazioni come la Lega e il M5S. Al contrario, tutte le forze politiche – di ispirazione europeista e sovranista, e quindi anche Forza Italia, il partito che fondò Berlusconi, Partito democratico (che arriva dalla storia del Partito comunista) e Fratelli d’Italia (formazione di estrema destra) – in quanto  organizzazioni carismatiche  hanno contribuito a quel genere di propaganda. Quei toni sono serviti a tutti per ricostruire la propria identità. E, arrivati a questo punto, il ritorno alla realtà non sembra più possibile senza che si ritorni a una  politica in grado di riassorbire la propaganda populista.

In associazione con la Fondazione Heinrich Böll – Parigi

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